Autore: Federico Serra

  • Temu che abbiamo un problema

    Temu che abbiamo un problema

    No, non è un errore di battitura, sto proprio parlando dell’e-commerce del momento, ovvero Temu. E purtroppo abbiamo un problema, non di poco conto quando si parla di privacy e di dati. Già perchè l’app in se non sarebbe neanche male ma quei prezzi così bassi in realtà hanno un costo elevato.

    L’app di Temu è stata in grado di scalzare dalle classifiche delle app più scaricate colossi come Facebook, Instagram e TikTok.

    Ci si interroga se sia affidabile o meno e se gli acquisti siano sicuri o sia una bufala. In questo articolo cercherò di fare chiarezza e vi darò qualche suggerimento per fare acquisti online in modo sicuro.

    temu

    Ecco quindi l’idea di Temu che dopo il successo avuto negli Stati Uniti sbarca in Europa risquotendo un grande successo. Questo anche grazie alla sua linea di marketing aggressivo specialmente sulle più popolari piattaforme social. Ma non solo, avendo fatto la sua apparizione in uno degli eventi più popolari in America ovvero il Super Bowl.

    Per chi non ha ancora buttato un occhio sul marketplace cinese, Temu ha dei prezzi molto bassi. Questo perchè al contrario, ad esempio di Amazon non usa intermediari con magazzini dislocati in più parti del globo. Bensì si affida ad una linea diretta con i produttori cinesi per poi distribuirli direttamente al cliente.

    Infatti Temu ha solamente tre sedi Shangai, la sede principale, a Boston per il mercato USA e una in Irlanda per il mercato Europeo. Inoltre in base alle ricerche effettuate e alle preferenze, l’e-commerce userà queste informazioni per sapere quale fornitore è più adatto all’esigenza dell’acquirente

    Ovviamente tutto questo si traduce in tempi più lunghi per la consegna, c’è da dire però che nel caso di consegna troppo tardiva sanno farsi perdonare con dei piccoli bonus. Oltre a questi bonus, in particolare nelle app mobile ci sono dei mini-giochi che consentono di guadagnare dei punti che si tramutano in una specie di moneta da usare per abbassare ancora di più i prezzi.

    Come sempre accade quando si parla di ecommerce, anche qui ci sono i classici codici sconto e l’ancora più classico “invita un amico” tutte cose che contribuiscono ad abbassare i prezzi ancora di più.

    Come tutti gli ecommerce semi sconosciuti il dubbio viene ed è normale e giusto che sia così. Dalla mia esperienza con gli ecommerce in generale e con questo in particolare posso affermare che è assolutamente affidabile. Certo abituati ad avere consegne rapidissime con questo ecommerce dobbiamo avere molta pazienza ma i prodotti arrivano e sono anche di buona fattura.

    Dietro la produzione infatti ci sono dei rigidi controlli da parte di Temu che ha tutto l’interesse a fidelizzare i propri clienti. Garantendo così una qualità non solo dei prodotti ma anche a livello di esperienza sul proprio e-shop. Quindi abbiamo visto che sul lato dell’affidabilità come ecommerce possiamo stare tranquilli, non si può dire lo stesso per le app mobile però. Infatti l’app tende a prendersi troppi permessi non autorizzati. Ed è proprio su questo che si basano le recenti voci di un possibile virus che ruba i nostri dati.

    Il discorso privacy riguarda il mondo dell’ecommerce in generale, per questo qui sotto vi elenco degli accorgimenti generali da adottare:

    • Digitare l’url direttamente: Nel caso di link mandati per mail o chat è sempre meglio non cliccarci direttamente perchè potrebbero contenere virus o reindirizzare a pagine create ad hoc per rubare i dati.
    • Contatti: Verificare se lo shop ha un recapito telefonico o una mail di riferimento per assistenza.
    • Metodo di pagamento: Usare un metodo di pagamento diverso da quello che usate di solito nel caso di carte di credito, usare una prepagata oppure usando PayPal.
    • Mail dedicata: Usare anche un indirizzo mail dedicato è una buona norma per non essere invasi da spam o incorrere meno nel rischio di link truffaldini.
    • Password solide: Questo non vale solo per lo shopping online ma in questo caso è ancora più utile. Scegliere password difficili da indovinare, se avete bisogno di aiuto per ricordarle tutte potete affidarvi ad un password manager. In questo articolo ve ne consiglio uno.
    • Usare una VPN: Una VPN ha il compito di rendere cifrata la connessione e quindi avrete un maggior grado di protezione. Qui per leggere più in dettaglio come funziona.
    • Fare sempre log out: ricordatevi dopo ogni sezione di shopping (ma vale anche per i social) di fare log out, specialmente se il pc è condiviso o usate un pc pubblico.
    • WiFi pubblici: Evitate di usarli per shopping o accesso ad account privati anche se con una VPN il rischio è molto più limitato. Però si sa prevenire è meglio che curare.
    • Antivirus: Ultimo ma non per importanza usare un buon antivirus. Qui potete approfondire di più.

    Conclusioni

    Come mi piace spesso sottolineare il buonsenso e la nostra testa rimangono le migliori armi di difesa, come avrete capito Temu non è il male assoluto, la sua app è un po’ troppo permissiva senza il nostro consenso ma abbiamo visto che ci sono le contromisure da adottare per stare più sereni e continuare ad usufruire dei vantaggi dello shop online e nessuno ci vieta poi di fare i nostri acquisti direttamente dal browser invece che sfruttare la sua app.

  • internet satellitare: come funziona?

    internet satellitare: come funziona?

    Ormai internet è entrato nell’uso comune, ogni dispositivo ha la possibilità di essere collegato alla rete, ma nel caso questa possibilità non ci fosse? Ecco che viene in nostro soccorso una particolare tipologia di connettività: internet satellitare. Non sai di cosa parlo? Non c’è problema, con questo articolo ne saprai di più e scoprirai anche cos’è il digital divide e forse almeno tu non dirai più “era meglio quando non c’era internet” . Dai allora, partiamo!

    Cos’è il Digital divide?

    Per digital divide (divario digitale) si intende la differenza tra chi ha accesso alla rete e chi invece non ne ha la possibilità o volontà. Tralasciando gli ultimi, sono in molti ancora oggi che non hanno la possibilità di usufruire della rete per svariati motivi. Secondo l’ ONU infatti 3,7 miliardi di persone non ha ancora accesso alla rete, praticamente la metà della popolazione del pianeta. Questo dato è importante non tanto perchè si tratta di una risorsa come internet, ma perchè la mancanza della stessa diverrebbe un ulteriore simbolo della disuguaglianza sociale. Il digital devide si divide in tre macro aree:

    • Globale: Ovvero focalizzato sulle differenze di accesso e utilizzo di internet tra Paesi più o meno sviluppati economicamente;
    • Sociale: Quando ci riferiamo alle disuguaglianze di accesso e utilizzo all’ interno di un singolo Paese, in base alle caratteristiche demografiche della popolazione;
    • Democratico: In riferimento alla partecipazione alla vita politica e sociale grazie all’uso o meno delle nuove tecnologie.
    internet satellitare

    Le cause del digital divide

    Dopo aver capito cosa si intende per digital divide e visto le tre macro aree coinvolte, è ora giunto il momento di capirne le cause. Sostanzialmente le cause principali sono due. Quando mancano ad esempio gli strumenti necessari alla navigazione come computer o linee internet si parla di una carenza di tipo strutturale. Ovvero mancano totalmente le infrastrutture e gli strumenti che consentirebbero la fruizione dei contenuti sul web. Un altra causa del digital divide è la scarsa conoscenza informatica. Cioè quando gli strumenti in realtà ci sono ma a mancare è una corretta istruzione in ambito informatico. Ovvero le conoscenze necessarie che consentono anche solo le più basilari operazioni informatiche che consentono di usare il computer o lo smartphone in modo corretto.

    L’accesso alla rete e, più in generale a tutte le tecnologie della comunicazione e dell’informazione (ITC) non è legato soltanto a fattori di tipo geografico e geopolitico. Ma anche a fattori “umani” come l’età, il sesso, il titolo di studio e il reddito. In questo senso, si può dire che il digital divide riproduce disuguaglianze sociali già presenti offline, talvolta rafforzandole. Alcuni studi hanno infatti dimostrato che le persone con un reddito alto e un grado d’istruzione elevato hanno maggiore facilità di accesso alla rete. Lo stesso si può dire di coloro che abitano in città sviluppate e all’avanguardia rispetto a zone più rurali.

    Anche queste disuguaglianze non rendono possibile quell’inclusività e quel senso di libertà che invece dovrebbe essere alla base di ogni civiltà. Rendendo di fatto chi ha i mezzi sempre più colto e socialmente integrato e lasciando ai margini chi non può permettersi un bene come quello di internet.

    Le conseguenze del digital divide

    Chi è escluso dal mondo digitale subisce due tipi di danno, il primo di tipo socio-economico e il secondo di tipo culturale. Analizzare in modo efficace le conseguenze di tale mancanza è complesso, visto che il digital divide impatta sia sulla sfera relazionale e comunitaria delle persone, sia sul godimento di diritti inalienabili come la libertà di espressione e l’accesso facilitato alle informazioni. Nel tempo poi molte attività sono state digitalizzate e sono inarrivabili per chi non sa o non può usare gli strumenti digitali (pagare le bollette, rapporti con la PA, i fascicoli sanitari e tanti altri). Questa è a tutti gli effetti una nuova forma di disuguaglianza e un grave fattore di discriminazione culturale e di esclusione sociale.

    Sul versante economico, numerosi studi, hanno dimostrato come in paesi con un ridotto divario digitale (Svezia e Svizzera su tutte), i cittadini possono godere di maggiori opportunità lavorative, vantaggi che si riperquotono anche sul PIL e reddito nazionale.

    Internet satellitare: l’ancora di salvezza

    In uno scenario del genere e considerando che le categorie più a rischio sono poi sempre le stesse, ovvero:

    • Le persone anziane
    • Le donne
    • Le persone con disabilità
    • Gli immigrati
    • Le persone con un ceto sociale più svantaggiato

    L’ancora di salvezza è rappresentata dalla connettività offerta da internet satellitare, ovvero un particolare tipo di connettività che sfrutta i satelliti. Infatti a circa 550 km di distanza dal nostro pianeta ruotano dei satelliti che hanno il compito di trasmettere il segnale internet. Tale segnale poi viene captato da una serie di stazioni terrestri dette NOC (Centri per le Operazioni di Rete) che trasmettono le richieste dai satelliti alle dorsali che instradano il messaggio ai server di rete internet e poi fanno l’inverso, cioè mandano le risposte dai server di rete internet ai satelliti.

    Lato utente, per usufruire della connessione internet via satellite, occorre installare un apposito kit composto da una parabola e da un modem, che serve ad interagire con i NOC usando i segnali in transito sui satelliti. Il costo del kit ovviamente varia in base all’operatore scelto come vedremo successivamente, così come sono variabili i costi dell’installazione che solitamente viene effettuata da un tecnico mandato dalla stessa società fornitrice del servizio.

    Internet satellitare: Vantaggi e svantaggi

    Internet satellitare

    I vantaggi non sono ovviamente difficili da intuire, è pur sempre una soluzione per combattere il digital divide, quindi uno di essi è che nelle zone non raggiunte da ADSL o fibra permette una buona velocità di connessione. L’altro vantaggio è che il segnale di questa tecnologia non è terrestre ma bensì proveniente dai satelliti in orbita e quindi teoricamente permette di avere un segnale più pulito e senza interferenze.

    Quale offerta di internet satellitare scegliere?

    In questo paragrafo dopo che abbiamo visto quali sono i vantaggi e gli svantaggi e cos’è il digital divide è arrivato il momento di conoscere anche le offerte dedicate a questa soluzione:

    TIM

    TIM tra le sue offerte a listino ne ha una adatta a questo tipo di connettività per chi non è raggiunto da ADSL o fibra, denominata Premium Sat.

    Premium Sat ha un costo di 49,90 euro/mese e mette sul piatto quanto segue: internet con traffico illimitato fino a 100 Mega, kit satellitare (parabola e modem) ed installazione del kit inclusa.

    BigBlu (OpenSky)

    OpenSky è un azienda nata nel 2001 poi acquisita da BigBlue Broadband operatore europeo esperto di tecnologie alternative alla connettività via cavo terrestre.

    La sua offerta Air30 è così composta: Internet illimitato 30 Mbps in dowload e 3 Mps in upload, costo di attivazione 49,00 Euro e noleggio del kit AIR 5,50 Euro.

    Tooway

    Tooway è un brand di Eurobroadband, una joint venture nata dalla partnership nata tra Eutelsat e Viasat, due aziende che operano nel campo delle telecomunicazioni satellitari.

    Offre diverse offerte per i propri clienti in grado di soddisfare qualsiasi esigenza:

    • Home 10: Standard (10 GB/Mese con velocità fino a 15 Mbps), GigaX2 (20 GB/Mese e velocità fino a 15 Mbps), VelocitàX2 (10 GB/Mese, velocità 30 Mbps), All in (20 GB/ Mese, velocità 30 Mbps)
    • Home 30: Standard (30 GB/ Mese fino a 15 Mbps) Giga X2 (60 GB/ Mese, 15 Mbps) Velocità X2 (30 GB/Mese, velocità 30 Mbps), All in (60 GB/Mese, velocità 30 Mbps).
    • Home 75: Standard (75 GB/Mese, velocità fino 15 Mbps), Giga X2 (150 GB/Mese, velocità fino a 15 Mbps) Velocità X2 (75 GB/Mese, Velocità fino a 30 Mbps), All in (150 GB/Mese, velocità 30 Mbps).

    Noitel

    Azienda che nasce nel 2011 come fornitore di servizi internet per la rete fissa, ma negli anni si estende anche a rete mobile e, sopratutto, nelle connesioni satellitari.

    In particolare tra le offerte con l’antenna troviamo le tariffe denominate Konnect, tariffe che sono le seguenti:

    • Noi Konnect 10: Attivazione 99, 00 euro, 10GB/Mese con velocità fino a 15 Mbps, Noleggio kit satellitare 10,00 Euro/Mese, installazione inclusa. Prezzo 21, 90 Euro/Mese.
    • Noi Konnect 30: Attivazione 99,00 euro, 30 GB/Mese con velocità fino a 15 Mbps, Noleggio kit satellitare 10,00 Euro al mese, installazione inclusa. Prezzo 39,90 euro/Mese.
    • Noi Konnect 75: Attivazione 99,00 euro, 70 GB/Mese con velocità fino a 15 Mbps, noleggio kit satellitare 10,00 euro, installazione inclusa. Prezzo 84,90 Euro.

    SkyDSL

    L’azienda SkyDSL nasce nel 1999 e offre un servizio di internet a banda larga con tecnologia satellitare e parabola e modem SkyDSL+.

    Le offerte al momento disponibili sono le seguernti:

    • SkyDSL2+ a casa S: 15 GB di internet incluso, velocità di 12 Mbps in download e 2 Mbps in upload, attivazione 49,90 Euro, senza durata contrattuale. Prezzo 16,90 Euro/Mese.
    • SkyDSL2+ a casa M: Internet illimitato, 24 Mbps in download e 1 Mbps in upload, costo di attivazione 49,90 €, senza durata contrattuale. Prezzo 26,90 €/Mese.
    • SkyDSL2+ a casa L: Internet illimitato, 40 Mbps in download e 2 Mbps in upload costo di attivazione 29,90 senza durata contrattuale, garanzia “soddisfatti o rimborsati”, opzione per avere velocità in download a 50 Mbps e 6 Mbps a costo zero. Prezzo 29,90 €/Mese.
    internet satellitare

    Infine come non parlare di lui, Elon Musk, che tra i suoi mille progetti ha anche SpaceX e proprio da qui nasce l’idea di Starlink. Starlink offre una vera e propria “costellazione di satelliti” in grado di avere una copertura maggiore e a differenza di altri provider rende questo possibile anche con smartphone.

    Le offerte poi sono destinate sia a privati che al mondo buisness e sono così articocolate:

    • Internet Starlink: 450 € kit hardware con router WiFi, cavi e base inclusi, 30 giorni di prova con rimborso totale in caso di disdetta. Prezzo 50€/Mese.
    • Starlink Buisness: 2.355 € con router WiFi, cavi e baase inclusi, assistenza prioritaria, indirizzo IPv4 instradabile pubblicamente. Prezzo 180 €/Mese.
    • Starlink Roam: 450 € kit hardware, parabola piatta da installare sui veicoli da trasporto. Prezzo 85 €/Mese.

    Conclusioni

    Come avete capito dalla lettura di questo articolo anche l’impossibilità di accedere ad internet rappresenta un ostacolo alla crescita sociale di un paese e anche personale. Tanto più che ormai internet può essere considerato un bene necessario e di importanza rilevante per l’attuale evoluzione tecnologica. Come abbiamo visto poi in caso di mancanza di una linea ADSL o Fibra la soluzione c’è e si chiama internet satellitare, non sempre a buon mercato e con svantaggi che vanno ben analizzati me ne rendo conto ma rimane comunque uno strumento utile per combattere un altro simbolo di disuguaglianza. Sarebbe molto più semplice se tutti noi potessimo usufruire della connessione più performante possibile ma anche sapere le alternative è pur sempre utile.

  • I pieghevoli hanno davvero senso?

    I pieghevoli hanno davvero senso?

    Pochi giorni fa si è tenuto l’evento annuale di presentazione di Samsung denominato Unpacked. Ovviamente da grande appassionato di tecnologia non me lo sono perso, affamato come sono di novità dal mondo tech. Però mi è venuto un dubbio: ma i pieghevoli hanno davvero senso? In questo articolo vi dirò cosa ne penso analizzando anche i prodotti presentati all’evento. Pronti? si parte!

    Il flip 5 ha aperto le danze visto e considerato che ha beneficiato di un aggiunte succose rispetto al flip 4. La prima novità è sicuramente il display esterno molto più ampio. Quindi pronto per essere usato per rispondere a messaggi e chiamate, scattare selfie e controllare i widget facendo uno swipe a sinistra o le notifiche se lo swipe lo si fa a destra proprio come si farebbe su uno smartwach. Tutto questo che a molti potrebbe sembrare inutile invece ha molto senso per chi ama l’immediatezza. L’ altra novità è l’introduzione dell’ AI nelle fotocamere per foto e video in modo da regolare la luminosità nel modo giusto o per intensificare l’effetto bokeh nei ritratti restituendo quindi immagini di eccellente qualità.

    pieghevoli

    Dopo il Flip 5 è toccato al Fold 5, smartphone che in realtà ha goduto di poche novità come ad esempio il nuovo processore. Lo snapdragon 8 gen 2 (lo stesso che si trova anche nel Flip5) e che garantisce prestazioni di alto livello per multitasking, grafica e foto. Già perchè per chi ancora non la conoscesse la particolarità della serie Fold è di avere uno smartphone “classico” quando è chiuso ma che una volta aperto diventa di fatto un tablet.

    Particolare enfasi ha ricevuto la Flex Mode modalità che permette di avere ad esempio i controlli multimediali a portata di mano mentre nell’altra metà si guarda un video.Non si segnalano però altre novità di rilievo, oltre una cerniera studiata in modo da non lasciare anti estetici spazi quando il fold è chiuso, la stessa è presente anche sul Flip5.

    crop sportswoman checking information on tracker

    Dopo aver dato ampio spazio ai nuovi pieghevoli è stato il turno di smartwatch e tablet. Partiamo dal primo, ovvero il galaxy Watch6. Uno smartwatch esteticamente che non si discosta dal predecessore ma in ogni caso migliorato con un display ancora più ampio. Il focus principale è stato dato al monitoraggio del sonno migliorato rispetto a prima. Con la possibilità di usare una watchface che ti aiuta a tenerne traccia e rilasciare messaggi utili al tuo riposo. In pratica un coach al polso, da vedere sotto quest’ottica anche il calcolo della variazione cardiaca con tanto di notifica se ci fosse qualche anomalia. Smartwatch che avrà in esclusiva Wear OS 4 e nuove app oltre al già disponibile WhatsApp come Gmail e Audible. Questo aggiornamento sarà successivamente reso disponibile anche ai possessori dei precedenti modelli a partire da Galaxy Watch 4.

    Arriva poi il turno del tablet, il Galaxy Tab S9. Un tablet votato alla produttività ma anche alla creatività, dotato di S pen (come il Fold5). Dotato di un display eccellente e dove Samsung di certo non è seconda a nessuno e con una serie di applicazioni ideate appositamente per creators e studenti, insomma un pc (se abbinerete anche la tastiera) in tutto e per tutto, il processore anche in questo caso è lo stesso che equipaggia i foldable. Disponibile in tre versioni S9, S9+ e S9 Ultra.

    Torniamo alla domanda del titolo, hanno davvero senso i foldable? Nel piattume del mondo mobile l’avvento dei pieghevoli sicuramente ha portato aria nuova non c’è che dire, Samsung ha fatto da apri pista in questo settore ma i dispositivi in commercio sono già tanti e di case differenti. Sicuramente l’effetto meraviglia quando si vedono questi dispositivi è tanta ma le funzioni o le app che girano su questi dispositivi tranne qualche eccezione sono le stesse che girano anche su altri smartphone. Non sempre poi i programmatori delle app sono celeri ad aggiornarle per renderli compatibili con questo form factor. Poi c’è la questione prezzo, vale veramente la pena spendere mille o più euro per avere un prodotto del genere? Al contrario di quello che dicono i numeri io rimango molto scettico nei confronti dei pieghevoli.

    pieghevoli

    Per quanto appassionato di tecnologia questo tipo di prodotti ancora non riescono a fare breccia nel mio cuore. Li vedo più oggetti per una nicchia ristretta o per professionisti sempre in giro per qualche meeting, ecco per loro si che un dispositivo del genere ha veramente senso ma gli altri credo che si “accontenteranno” di un normale smartphone che farà le stesse cose con un display non pieghevole.

  • Proxy vs VPN : cosa è meglio?

    Proxy vs VPN : cosa è meglio?

    Abbiamo già visto in altri articoli quali sono i principali strumenti per difendersi in rete e perché sarebbe un idea saggia usare una VPN. Ma esiste un altro strumento, il server proxy. In questo articolo vediamo di cosa si tratta e lo confrontiamo con la VPN.

    qui potete trovare un articolo più approfondito sulle VPN.

    proxy

    COS’É?

    Partiamo come sempre dalle basi. Cos’è un proxy. Sostanzialmente è un computer che fa da intermediario tra l’utente e internet. In pratica esso ha il compito di smistare le nostre richieste al sito che stiamo cercando di visitare sostituendosi di fatto al nostro modem rendendoci anonimi. Generalmente sono usati di più nelle strutture pubbliche perché necessitano di instradare grandi quantità di dati e di bloccare alcuni siti come ad esempio l’accesso ai social network.

    Ora che abbiamo visto brevemente cos’è un proxy, vediamo quali tipologie sono disponibili, in cosa si differenzia da una VPN e perché si dovrebbe scegliere una invece di un altra.

    DIFFERENZE TRA PROXY PUBBLICI E PRIVATI

    La prima distinzione che va fatta è che possono essere di due tipi, ovvero pubblici o privati:

    • Pubblici: i server proxy pubblici possono essere usati da chiunque per instradare il proprio traffico in rete. Possono gestire migliaia di connessioni contemporanee e di solito sono gratuiti. Il problema è che un proxy pubblico spesso può diventare instabile se troppe persone si connettono nello stesso momento, con il conseguente rischio che smetta di funzionare all’improvviso. Un altro problema è che i gestori di questi proxy non sempre sono identificabili e i vostri dati potrebbero cadere in mani indesiderate. In ogni caso i server proxy pubblici sono molto semplici da utilizzare e quasi sempre gratuiti.
    • Privati: Al contrario di quelli pubblici questi non sono accessibili da tutti e non sono gratuiti. Sono dei server che bisogna acquistare e sono l’ideale per salvaguardare i nostri dati. Al contrario di quelli pubblici questi sono gestiti da società affidabili e individuabili. Sono ovviamente più veloci ed affidabili dei proxy pubblici.
    proxy

    ALTRE TIPOLOGIE DI PROXY

    • Proxy trasparenti: É un particolare tipo di proxy che non può essere visto dagli utenti che vi accedono, ma è conosciuto solo dal fornitore del servizio. Essendo esso invisibile non necessità neanche di alcuna configurazione sul browser web. Il funzionamento è molto semplice. Quando fate la richiesta di connessione ad una rete pubblica verrà caricato un sito presente direttamente sul server proxy e non sul server vero e proprio, dove dovrete accettare i termini di servizio e accedere, solo una volta fatto questo passaggio ed esservi autenticati potete accedere al server vero e proprio.
    • Proxy Web: É un servizio offerto, spesso in modo gratuito, che consente di stabilire una connessione con un server HTTP pubblico. Sostanzialmente esso ha il compito di rendere il nostro computer anonimo in rete. Nella maggior parte dei casi non si ha bisogno di installare nulla e sono completamente gratuiti. Il rovescio della medaglia è che sono estremamente lenti e poco sicuri per la privacy dell’utente.
    • Proxy Anonimo: Un proxy anonimo serve appunto a farti rimanere anonimo su internet nascondendo il tuo indirizzo IP navigando così senza che la rete conosca questo importante dato ma solo quello del proxy utilizzato. Anche qui però il problema di fondo è che non è affidabile al 100%.
    • Proxy SOCKS: I proxy SOCKS si possono applicare ai siti web ma possono essere utilizzati per accedere ai siti di condivisione file, streaming di video o giochi online. Tuttavia la connessione attraverso questo particolare protocollo è più lenta e può inficiare le prestazioni dello streaming

    SICUREZZA

    La prima cosa che viene in mente quando ci si affida a questi servizi, che sia un proxy o una VPN, è il grado di sicurezza offerto. Come abbiamo visto in precedenza un proxy nasconde l’indirizzo IP. Anche una VPN nasconde l’indirizzo IP ma ha anche il compito di cifrare i dati e renderli più sicuri nascondendo la navigazione allo stesso ISP (il gestore che abbiamo scelto per la nostra connessione).

    SEMPLICITÀ D’USO

    I proxy operano solo a livello di applicazione e quindi sono in grado di indirizzare il traffico solo all’interno di essa. Quindi se si decidesse di usare, ad esempio, un browser diverso si dovrebbe configurare un altro proxy inoltre non tutte le applicazioni supportano i proxy.

    Una VPN invece opera generalmente a livello di sistema operativo ed una volta installata sul proprio dispositivo, intercettano tutto il traffico sia in entrata che in uscita, tutto questo indipendentemente dall’ applicazione usata (es. browser). Addirittura se configurata direttamente sul proprio router (se lo consente) la VPN sarà in grado di proteggere tutti i dispositivi connessi alla stessa rete e non più solo il singolo dispositivo.

    VELOCITÀ

    Se consideriamo il solo dato della velocità qui l’ago della bilancia pende ovviamente dal lato del proxy, essendo solo un intermediario. Quindi le VPN come facilmente intuibile sono più lente ma in questo caso non lo considererei proprio una cosa negativa visto che è studiata per eseguire più operazioni contemporaneamente, la crittografia dei dati è la più importante di esse. Ma può essere vero anche il contrario, ovvero affidarsi ad un proxy di bassa qualità renderebbe più lenta e macchinosa la navigazione, come affidarsi ad una buona VPN renderebbe migliore l’esperienza in rete. Insomma la parola d’ordine qui è qualità.

    COSTO

    Abbiamo detto che sia le vpn che i proxy possono essere sia a pagamento che gratuite, per quanto riguarda i questi ultimi essendo solo un intermediario non c’è molta differenza tra gratuito e a pagamento per quanto riguarda il livello di sicurezza. Per quanto riguarda invece le VPN scegliere tra gratuita o a pagamento diventa fondamentale per la propria sicurezza e per quella dei nostri dati.

    AFFIDABILITÀ

    Questo aspetto è strettamente legato al punto precedente, infatti nella maggioranza dei casi i servizi gratuiti sono quelli più scadenti e anche l’affidabilità ne risente ovviamente. C’è da dire però che a soffrire maggiormente qui sono i proxy con frequenti disconnessioni se la scelta ricade su una soluzione gratuita. Discorso leggermente diverso per le VPN che in ogni caso offrono maggior sicurezza ma anche qui l’ago della bilancia va in direzione delle soluzioni a pagamento.

    CONCLUSIONI: MEGLIO PROXY O VPN?

    Siamo arrivati al momento di tirare le somme. Meglio un proxy o una VPN? Come avrete intuito l’ago della bilancia vira in favore delle VPN. Sono senza dubbio più complete e la funzione principale, quella cioè di nascondere l’indirizzo IP, lo fanno entrambe in modo identico. A vantaggio di una VPN c’è anche un grado di sicurezza maggiore data dalla crittografia prima di tutto ma anche da altre funzioni integrate in una VPN. Il costo di una soluzione a pagamento poi non è proibitivo e il consiglio è investire qualche euro per la propria sicurezza piuttosto che pagare un prezzo salato in termini di privazione della privacy e vedere i propri dati, anche quelli bancari nel dark web o comunque nelle mani sbagliate.

  • VPN: Come funziona e perché usarla

    VPN: Come funziona e perché usarla

    In un precedente articolo vi ho parlato delle principali precauzioni da utilizzare su internet. Tra i tanti modi di difendersi ci sono le VPN. In questo articolo andremo ancora più nel dettaglio di questo strumento e vedremo quali sono i servizi migliori da utilizzare.

    VPN

    COS’É UNA VPN?

    Una VPN acronimo di Virtual Private Network (rete privata virtuale) altro non è che un instradatore che ha il compito di veicolare il traffico tramite un server remoto, crittografandolo durante il percorso. Di solito infatti tutto ciò che noi cerchiamo e facciamo su internet viene richiesto al nostro ISP (internet service provider).

    Tutto questo però ha un prezzo, non in denaro, la nostra privacy. Ora chi sta scrivendo non è un fanatico della privacy a tutti i costi. Sicuramente però l’idea che qualcuno possa sapere cosa faccio su internet non mi piace poi molto.

    Quindi innanzi tutto una VPN nasconde i tuoi dati. Questo è possibile grazie al camuffamento del proprio indirizzo IP, ovvero di un codice identificativo del computer assegnato in maniera automatica (tramite DHCP) o tramite configurazione manuale se si hanno esigenze particolari.

    COS’É IL TUNNELING?

    Il tunneling non è altro che una membrana protettiva. Nel senso non letterale del termine ovviamente, ma immaginate una VPN come se lo fosse, visto che hacker, ISP etc. non possono in nessun modo spiarci.

    I dati che viaggiano su internet infatti sono generalmente divisi in pacchetti dati che a loro volta sono collocati in altri pacchetti. Questo processo prende il nome di incapsulamento.

    Arrivati a questo punto entra in gioco la crittografia, ovvero quel sistema in grado di nascondere un messaggio (o dati in questo caso) a chi non ha i mezzi necessari per codificarlo.

    VPN: MEGLIO SERVIZI O SERVER LOCALI

    le VPN possono essere sfruttate in due modi, ovvero come servizi o server locali. Per quanto riguarda i servizi si intendono software da installare sul dispositivo, ovvero computer o smartphone, mentre per server locali si intende l’installazione, la configurazione e l’attivazione su un router o nas.

    Qui di seguito elencherò i vantaggi di una o dell’altra soluzione. per quanto riguarda i servizi sono i seguenti:

    • Proteggere la connessione di rete
    • Superare i blocchi imposti localmente o dal proprio ISP
    • Superare i geoblocking imposti da siti che accettano connessioni solo da determinati paesi (es. piattaforme di streaming video)
    • Superare i problemi di Routing che influiscono temporaneamente sulla corretta raggiungibilità di un sito o di una piattaforma streaming

    Per quanto riguarda i server VPN i vantaggi sono:

    • Collegarsi alla rete locale domestica ovunque ci si trovi
    • il server VPN non espone porte di comunicazione sull’indirizzo IP pubblico
    • Proteggere la connessione di rete e i dati scambiati
    • Usare l’indirizzo IP pubblico dell’ operatore di telecomunicazioni per navigare sul web e utilizzare i vari servizi

    Come abbiamo visto i vantaggi sono diversi a seconda della scelta ma anche delle esigenze del singolo utente.

    TIPI DI PROTOCOLLO

    Le VPN non sono tutte uguali o meglio ad essere diversi sono i differenti protocolli usati, in questo paragrafo vediamo quali sono i principali e le loro differenti caratteristiche:

    • PPTP: il più vecchio tra i protocolli, sviluppato da Microsoft e uno dei più diffusi e usati per proteggere le connessioni VPN. Dopo aver rilevato molte vulnerabilità la stessa Microsoft dal 2012 ne sconsiglia l’utilizzo.
    • SSTP: Il successore di PPTP, progettato da Microsoft e ad oggi considerato sicuro. Usato principalmente su VPN basate su Windows.
    • IPsec: Un protocollo che si occupa della cifratura dei dati su internet. Implementato nella maggior parte dei sistemi operativi ed è considerato sicuro. Per quanto riguarda le connessioni VPN, IPsec lavora congiuntamente al protocollo L2TP che ha il compito di creare il tunnel vero e proprio.
    • IKEv2: Nato dalla collaborazione tra Cisco e Microsoft è simile a IPsec ma considerato più sicuro. Implementato in molti client VPN e i suoi principali punti di forza sono velocità e flessibilità.
    • OpenVPN: La soluzione ad oggi più utilizzata nel campo delle VPN: supporta molti algoritmi di cifratura, è open source e si adatta a numerosi scenari di impiego.

    COME SCEGLIERE AL MEGLIO?

    Ora che abbiamo visto come funziona, cos’è il tunneling ed i vari protocolli a disposizione è interessante sapere di quali criteri tenere conto nella scelta:

    • Costo: esistono VPN gratuite o a pagamento. Per quanto riguarda le prime il collo di bottiglia principale è la limitazione del traffico internet mensile. Per le seconde ovviamente il consiglio è di fare attenzione al rapporto qualità/prezzo.
    • Raccolta informazioni: Alcune VPN, in particolare quelle gratuite possono raccogliere dati anonimi sulle operazioni svolte dall’utente a fini pubblicitari e/o di proliferazione. Se usi una VPN direi che non vuoi questo. Giusto?
    • Numero dei server: più sono i server, più la VPN garantisce velocità e buone prestazioni di connessione.
    • Posizione dei server: molte VPN offrono server dislocati in molte parti del mondo per fare in modo che l’indirizzo IP visualizzato dall’esterno possa essere modificato all’occorrenza. Se cerchi un servizio che possa bypassare i blocchi regionali, fai molta attenzione a questo aspetto.
    • Protocollo di cifratura: Come abbiamo visto sopra ne esistono diversi e per ogni esigenza
    close up photography of wet padlock

    MA QUALE SCEGLIERE?

    Ora che abbiamo visto nel dettaglio cos’è una VPN non ci rimane che scoprire quali sono i servizi migliori ai quali affidarsi.

    NordVPN
    Video concesso da NordVPN

    il primo che mi sento di consigliare e che uso personalmente sia su pc che su smartphone è NordVPN uno dei più apprezzati e famosi e con server affidabili e dislocati in tutto il mondo.

    Questo garantisce una navigazione super-sicura, caratterizzata da una crittografia molto avanzata, anche se si naviga da reti Wi-Fi pubbliche (neanche gli stessi gestori di NordVPN possono risalire ai dati di navigazione), di superare tutte le restrizioni regionali e di accedere ai cataloghi esteri dei servizi streaming. Con la possibilità di avere server dedicati per il P2P, alla navigazione con protocollo Onion (Tor) e alla navigazione con IP dedicato.

    Vai su questo link per approfittare dell’offerta in corso ed ottenere uno sconto. Non perdere questa occasione.

    SURFSHARK

    Altro ottimo servizio è Surfshark una soluzione molto avanzata ma anche molto semplice da utilizzare, adatta anche ai console gamer visto che si possono impostare i DNS intelligenti.

    Anche questa si avvale di molti server dislocati in 61 paesi e come la precedente permette di bypassare i blocchi regionali e di accedere ai cataloghi streaming di altri paesi.

    Anche con questo servizio la privacy è al sicuro e si può contare su alcune funzioni interessanti con ottimi prezzi.

    Per saperne di più potete consultare il sito del servizio qui.

    CONCLUSIONI

    Siamo arrivati alla fine dell’articolo. Dopo aver dato uno sguardo più ad ampio raggio su quali strumenti usare per la sicurezza online era doveroso soffermarmi su un servizio molto utile come le VPN. Un servizio che come sempre può essere usato in vari modi e che non sempre è ben accetto da alcuni siti, specialmente da quelli che fanno pesante uso di pubblicità o per profilazione ma anche per problemi di copyright e di streaming.

    Come abbiamo visto però questi sono tutti problemi che si hanno con VPN gratuite e che nella maggioranza dei casi sono semi sconosciute. Come ho detto poco sopra mi sono affidato personalmente a NordVPN visto che già la conoscevo da un po’ e ho avuto la possibilità di sfruttare una super promozione, quindi il consiglio che vi do è quello di tenere d’occhio i siti perché spesso si trovano ottimi sconti sul piano biennale.

    Anche Surfshark è un ottimo servizio che merita di essere provato, specialmente se si è gamer con ottime offerte e funzioni interessanti.

    In questo scenario poi non vanno scordate altre VPN molto interessanti e con server e prezzi molto buoni come Atlas VPN, Express VPN e Privado VPN.

    tutte le VPN poi consentono di provarle per 30 giorni e se non si dovesse essere soddisfatti chiedere il rimborso

  • Quillbot: cos’è?

    Quillbot: cos’è?

    Quillbot: cos'è?
    Pagina di registrazione
    Quillbot: Cos'è?
    Pagina di personalizzazione del bot
    Strumento di parafrasi all’opera
    • Standard: Questa è la modalità predefinita. Trova un equilibrio tra il testo originale e le modifiche per non alterare il significato e renderlo il più naturale possibile.
    • Fluidità: Questa modalità garantisce che non ci siano errori grammaticali e che il testo sembri autentico. In questa modalità viene apportato il minor numero di modifiche ma il significato rimane lo stesso ed i sinonimi vengono impostati sul livello più basso.
    • Formale: Questa modalità modifica il testo in modo che abbia un aspetto e un suono più professionale. Un ottima opzione per scritture accademiche o aziendali.
    • Semplice: Modalità che rende il testo più facile da leggere e di conseguenza più accessibile.
    • Creativo: Questa modalità apporta il maggior numero di modifiche in modo che appaia e suoni completamente diverso. In questa modalità è possibile che il significato quindi venga completamente stravolto.
    • Accorciare: Questa modalità non fa altro che accorciare il testo il più possibile mantenendo il significato originale. Utile per ridurre il conteggio complessivo delle parole.
    • Espandere: Esattamente il contrario di quanto visto sopra. Questa modalità infatti allunga il testo il più possibile. Utile se si ha l’esigenza di allungare il testo il più possibile.
    Quillbot:cos'è?
    Risultato dello strumento di controllo grammaticale
    Esempio dello strumento plagio
    Quillbot: cos'è?
  • Podcast: Cosa sono?

    Podcast: Cosa sono?


    GIà. Podcast: Cosa sono? Prima di tutto un po’ di storia. Il podcasting (Personal Option Digital Casting) è nato già negli anni 90 ma reso celebre a partire dal 2001 con l’avvento dell’ iPod di Apple. Questa seconda giovinezza da parte di questo strumento si può spiegare con tre fattori congiunti. L’evoluzione tecnologica sempre più orientata allo streaming, la crescente domanda di contenuti digitali da parte dei consumatori finali e il proliferare di nuove piattaforme distributive.

    podcast
    podcast
    • Trovare un argomento: La prima cosa da fare è trovare un argomento, uno di quelli dove si è particolarmente esperto oppure un semplice appassionato poco importa. Quello che conta è non creare confusione all’ascoltatore, per trovare gli argomenti giusti ci si può affidare a Google Trends .
    • Piano editoriale: Un altro punto essenziale è avere un piano editoriale, avere cioè un palinsesto ben strutturato con giorni e orari prestabiliti, in questo modo darai un appuntamento fisso ai tuoi ascoltatori.
    • Creare una scaletta: Sia che tu voglia creare un podcast live o un podcast registrato ne avrai bisogno per ottimizzare i tempi ed affrontare così tutti gli argomenti previsti.
    • Scelta della piattaforma: Sia che tu abbia un sito web o no, dovrai selezionare bene la piattaforma da utilizzare. Perchè nel primo caso puoi ampliare il tuo pubblico attraverso piattaforme come Spotify o iTunes. Nel secondo questo aspetto diventa ancora più importante ed è quindi fondamentale analizzare bene vantaggi e svantaggi.


    Le principali piattaforme da cui fruirne sono: Spotify, Apple Podcast, Google Podcast, Audible; Spreaker ma ne esistono anche di indipendenti e piccole realtà come storielibere.fm e piano P. La distribuzione dei podcast avviene essenzialmente tramite due modelli di reddito: il modello pay, ovvero tramite sottoscrizione e senza intermezzi pubblicitari o con modello adv ovvero fruendo in modo gratuito del contenuto ma con intermezzi pubblicitari.


    Veniamo ora alla domanda principale, come abbiamo avuto modo di vedere il podcast è molto versatile e offre una gran varietà di argomenti da quelli più seri a qualcosa di più frivolo, personalmente amo questo genere di contenuto e lo intervallo spesso con l’ascolto di musica, mi piace poi che siano di breve durata in modo da poterli ascoltare anche in macchina sia anche per brevi tragitti, relegando allo smart speaker l’ascolto di qualcosa di più lungo come ad esempio un intervista, proprio questa sua adattabilità alle diverse esigenze lo rende un compagno ideale in molte situazioni di vita quotidiana.

    Ora che hai scoperto cos’è un podcast e perchè sono utili e piacevoli da ascoltare, vediamo anche come crearne uno partendo da zero, quali strumenti sono necessari e su quali piattaforme pubblicare il proprio podcast.

    In realtà gli strumenti necessari sono veramente molto pochi, un podcaster non necessita di molte cose per registrare. Ha bisogno di un microfono e di un software sul pc, a maggior ragione ha senso investire su un microfono di qualità.

    Per usare questo programma la prima cosa da fare è scaricarlo dal link che trovate in alto, eseguire il file e completare la semplice procedura a schermo.

    Per creare un podcast con questo programma la procedura da seguire è molto semplice:

    • Avvia il programma
    • Assicurati che accanto all’icona del microfono sia selezionata la sorgente di tuo interesse
    • Scegli tra registrazione mono o stereo tramite l’apposito menu a tendina
    • Clicca sul pulsante registra (l’icona con il tondo rosso) assicurandoti di selezionare il dispositivo di input di tuo interesse
    • Quando intendi fermare la registrazione premi il pulsante ferma (quadrato)
    • Per ascoltare il risultato prima della pubblicazione, basta premere il tasto play.
    • Per salvare il lavoro basta andare nel menu file e scegliere la voce esporta come e selezionare il formato desiderato
    • In alternativa è possibile salvare il file audio, rinominarlo, scegliere il formato di file e salvarlo

    Questo programma è sviluppato da Apple è quindi integrato nativamente in tutti i mac, ma è comunque possibile scaricarlo dallo store di Apple. Preincipalmente questo software è pensato per creare musica, ma può essere usato anche per creare podcast con una discreta semplicità, per farlo basterà seguire questi passaggi:

    • Avviare il programma
    • Selezionare la voce nuovo progetto
    • Scegli l’opzione “voce” e clicca sul pulsante scegli
    • Nella nuova schermata individua il box “impostazioni registrazioni”
    • Assicurati che accanto alla voce ingresso sia selezionato il microfono che intendi usare
    • Selezionando l’opzione voice ora sarai in grado di selezionare la tonalità di voce e gli effetti da applicare
    • Dopo aver concluso queste operazioni puoi partire con la registrazione premendo l’apposito pulsante (tondo rosso)
    • per fermarla (anche momentaneamente) premi il tasto di arresto (quadrato)
    • SAlva il lavoro dal menu condividi ed esporta brano su disco
    • spunta il formato audio di tuo interesse
    • imposta la qualità dell’audio dal menu a tendina “qualità”
    • Infine inserisci un nome nel campo “salva con nome”, specifica la cartella di salvataggio e poi spingi su esporta

    Oltre ai due presentati in precedenza e che sono veramente molto validi ce ne sono un altro paio che meritano menzione, sono due software per windows

    • AVS Audio editor: Un valido software per la creazione di podcast che consente di catturare l’audio da qualsiasi fonte, giradischi compresi e di applicare filtri, tagli ed effetti. Consente di convertire i file nei formati più noti.
    • Free Audio Editor: Un altro valido programma per registrare la propria voce e creare podcast, qui è anche possibile lavorare in post produzione ovverfo modificare a posteriori il lavoro appana salvato nei più comuni formati.

    Se non ti piace affidarti ad un software puoi sempre affidarti ad una piattaforma online come spreaker che consente di caricare il file audio e creare podcast in diretta online.

    La versione gratuita della piattaforma ti consente di creare podcast dal vivo della durata di 15 minuti per un massimo di 5 ore/mese.

    Se non vuoi limitazioni e hai la necessità di personalizzare il feed RSS del podcast magari per distribuirlo su Spotify o iTunes dovrai sottoscrivere un abbonamento con queste soluzioni:

    • On air Talent: Permette di creare podcast di 45 minuti e offre un archiviazione di 100 ore/mese. Consente di monetizzare i podcast e di personalizzare i feed RSS. costo 7 euro/meso o 5, 50 euro/mese con fatturazione annuale)
    • Broadcaster: Oltre ad avere tutti i vantaggi del piano precedente (qui si parla di podcast fino a 3 0re e un archiviazione di 500 ore/mese) permette di accedere ad una sezione dedicata alle statistiche del podcast. Costo 20 euro/mese o 18 euro/mese con fatturazione annuale.
    • Anchorman: Offre tutti i vantaggi del piano precedente con la differenza che qui la creazione di podcast live è fino a 5 ore mentre l’archiviazione arriva a 1.500 ore/mese. Costo 50 euro/mese o 45 euro/mese con fatturazione annuale.

    Poi accedi alla tua mail per verificare la tua identità e completare la registrazione.

    Fatto questi passaggi sei pronto ad usare la piattaforma in questo modo:

    • Scegli la voce “crea” in alto a destra.
    • Scegli un opzione tra: carica podcast, registra/trasmetti podcast o importa.

    Nel primo caso, ovvero se vuoi caricare un podcast, dovrai scegliere uno show (il contenitore dei singoli podcast) tramite il menu atendina seleziona uno show. Nel caso non ne avessi ancora creato uno puoi farlo cliccando sulla voce tutti gli show dalla barra laterale a sinistra, ora per caricare il file ti basta selezionare il box sotto Scegli il file che vuoi caricare, selezionare il file di tuo interesse e premi carica. Ora non ti resta che attendere il caricamento del podcast, compilare tutte le informazioni necessarie e pubblicare il podcast premendo su Si, pubblica adesso.

    Nel secondo caso invece devi prima scaricare spreaker studio cliccando sul pulsante scarica adesso, dopo aver avviato il software ed eseguito l’accesso tutto quello che dovrai fare e cliccare su inizia e poi su live o offline, a seconda se si vuole trasmettere live o registrare il pdcast.

    Così come per Spotify anche sulla piattaforma di Apple non è possibile caricare direttamente un podcast ma si deve passare attraverso il link del Feed RSS.

    podcast
  • Android: La sua storia

    Android: La sua storia

    Da quando nelle nostre tasche non ci sono più i telefonini, capaci di telefonare e poco altro, sostituiti dai moderni smartphone anche i sistemi operativi si sono evoluti. Proprio di uno di questi vi parlerò in questo articolo, ovvero di Android. Il

    Android

    Android e i suoi primi vagiti

    Attualmente tutti identificano Android con Google, ma non è stato sempre così. In principio ci fu Android Inc. fondata nel lontano 2003 da Andy Rubin, Rich Miner, Nick Sears e Chris White.

    Lo scopo di questa nuova società era quella di “sviluppare dei dispositivi in grado di essere consapevoli della posizione e delle preferenze del proprietario”. Progetto ambizioso per quei tempi ma che iniziò a prendere forma con l’acquisizione di Google nel 2005.

    Il robottino prende forma

    Il primo smartphone della storia in realtà prese forma già prima dell’acquisizione da parte di Google di Android. Il suo nome era Sidekick, costruito da Danger Inc. società fondata dallo stesso Andy Rubin. A dire il vero il primo smartphone si rivelò un flop. Lo smartphone era dotato di un piccolo display e di una tastiera fisica ed era in grado di collegarsi ad internet e sfruttare la navigazione dal browser di Google. L’esperimento come anticipato si rivelò fallimentare ed attecchì solo su un piccolo gruppo di appassionati.

    Come spesso accade da un fallimento e dalla successiva voglia di rivalsa e con la determinazione giusta Rubin non si diede per vinto. Volle così sfruttare un dominio acquistato anni prima, android.com, era intenzionato a proggettare un software in grado di sposarsi alla perfezione con i dispositivi mobili e aperto a qualsiasi designer software.

    Questa caparbietà e gli investimenti ingenti fatti per la sua creatura fruttarono, visto che in breve tempo alcuni investitori si interessarono molto al nuovo progetto. Informato l’altro socio in Google, Larry Page, Android diventò ufficialmente di proprietà di Google, spinta anche da una partnership con uno dei pionieri della telefonia mobile.

    Dall’acquisizione da parte di Google ci vollero altri due anni di sviluppo partendo da un kernel linux prima della presentazione ufficiale avvenuta il 5 Novembre 2007 da parte della Open Handset Alliance (OHA) di cui fanno parte nomi che hanno fatto la storia della telefonia come Samsung, HTC, Google ma anche operatori telefonici come T-Mobile e produttori di processori come Qualcomm.

    Il primo vero debutto

    Il primo vero debutto di Android è datato 22 ottobre 2008, quando sul mercato venne lanciato HTC Dream uno smartphone per l’epoca rivoluzionario. Da quel momento in poi Android si è sempre più evoluto, aggiornamento dopo aggiornamento, con una cadenza che al giorno d’oggi l’hanno portato ad aggiornarsi ogni anno per regalare a noi utenti sempre più funzioni.

    Come accade già per Linux, le versioni di Android sono state contraddistinte oltre che dal numero di versione anche da una lettera dell’alfabeto, lettera che corrispondeva ad un nome in codice legato ad un dolce, abitudine che viene definitivamente abbandonata con la versione 10 . Più avanti le vedremo tutte in dettaglio e quindi non mi dilungherò qui su questo punto.

    Android

    L’architettura di Android

    Belle queste curiosita, ma ora passiamo un po’ al lato tecnico del robottino verde. Dal punto di vista tecnico, come già accennato in precedenza la base su cui poggia Android è un kernel linux, che funziona come abstraction layer tra hardware e software e dai driver per la gestione dei vari componenti hardware. Sopra questo livello troviamo una serie di librerie, scritte con due linguaggi di programmazione, ovvero C e C++, questo è il vero cuore di Android.

    Abbiamo poi il Media Framework, ovvero la libreria che si occupa dei codec audio e video e le librerie di riproduzione e registrazione multimediali, il surface manager per gestire le funzioni del display, Open GL ES, ovvero la libreria per la grafica 3D, SGL, una libreria per il motore grafico 2D, freetype per il rendering di bitmap e font, SQLite per gestire un DBMS relazionale, WebKit, il motore di renderizzazione delle pagine internet, SSL per la sicurezza delle comunicazioni e molte altre.

    Nel livello superiore infine troviamo un framework di applicazioni creato da un insieme di API (Application Programming Interface) e di altre componenti di fondamentale importanza per far funzionare le applicazioni sullo smartphone. In poche parole senza queste preziose librerie non sarebbe possibile usare app come FaceBook e Instagram. Oltre a queste, ultima ma non per importanza, è presente una Virtual Machine, che prende il nome di Dalvik nelle versioni precedenti la 5.0 e che poi sarà sostituita da Android Run Time. Questa Virtual Machine non ha altro compito se non quello di eseguire le applicazioni in un ambiente sicuro e delimitato.

    Le versioni di Android

    HTC Dream è stato il primo smartphone ad avere Android come sistema operativo dicevamo, quindi la 1° versione si ha con questo dispositivo. Una versione spartana visto che adottava tutte soluzioni che al giorno d’oggi ci farebbero sorridere anche se ovviamente c’erano già le G-App (app di Google).

    Successivamente, più precisamente nel febbraio 2009, venne rilasciato l’aggiornamento 1.1 con miglioramenti per quanto riguarda la fluidità, la sicurezza e altri miglioramenti.

    Ma come dicevamo prima, le lettere hanno accompagnato per un po’ le varie versioni Android partendo dalla lettera C. Ma ora vediamole nel dettaglio.

    1.5 Cupcake

    La prima versione dotata di un nome ufficiale è dunque questa, la 1.5 Cupcake. Porta in dono al robottino verde le API 3 contribuiscono a implementare i widget, la predizione del testo e il supporto per le tastiere personalizzate. Rilasciata ufficialmente il 13 Aprile 2009. Oltre alle novità già menzionate introduce la possibilità di registrare video, il supporto agli accessori Bluetooth, le foto nella scheda contatti, la rotazione dello schermo e migliori integrazioni con i servizi Google. Come la possibilità di caricare foto direttamente su Picasa o video su YouTube.

    1.6 Donut

    Dopo appena cinque mesi ecco che viene rilasciata la nuova versione, la 1.6 nome in codice Donut. Rilasciata il 15 settembre 2009 non è una vera rivoluzione ma apporta comunque migliorie di piccola entità. Una ricerca all’interno dello smartphone migliorata, un miglior supporto alle reti CDMA e nuove funzione per la galleria. Mentre per quanto riguarda l’Android Market (ora Play Store) si ha con questa versione la classifica delle migliori applicazioni sia gratuite che a pagamento.

    2.0 Eclair

    Ad un mese di distanza, precisamente il 27 ottobre 2009, viene presentato il primo major update. Android 2.0 nome in codice Eclair (seguito dalla 2.1 che rappresenta un semplice bugfix) rappresenta un importante passo avanti nell’evoluzione del robottino verde.

    Con questa versione infatti arriva il supporto a Microsoft Exchange, la possibilità di gestire diversi account di posta elettronica, un nuovo stile grafico nelle principali applicazioni, l’immissione vocale con il tasto dedicato sulla tastiera al posto della virgola, gli sfondi animati nella home page e il navigatore di Google Maps. Quest’ultimo porta in dotazione le indicazioni passo-passo, la visualizzazione 3D e la guida vocale.

    Pur essendo un semplice aggiornamento volto a risolvere bugfix, la 2.1 entra nella storia del robottino verde. Infatti è il sistema operativo del Nexus One, ovvero il primo smartphone a marchio Google prodotto da HTC.

    2.2 Froyo

    Il 20 Maggio 2010 fa il suo debutto Android 2.2 Froyo. Con questo aggiornamento il robottino verde si arricchisce di funzioni che tutt’ora apprezziamo sui nostri smartphone, infatti arrivano le notifiche push, l’hotspot wifi per navigare da altri dispositivi sfruttando lo smartphone. Introduce il compilatore Dalvkit JIT e con le azioni vocali è possibile effettuare ricerche, impostare sveglie, prendere appunti e molto altro. Da questo aggiornamento si ha la possibilità di installare applicazioni sulla memoria esterna (SD) ed effettuare l’aggiornamento in modalità OTA (Over The Air).

    2.3 Gingerbread

    Il nuovo aggiornamento, rilasciato a fine 2010, debutta con un nuovo device il nexus S realizzato in collaborazione con Samsung. Questa nuova versione introduce il supporto per display di grandi dimensioni, la tecnologia NFC (Near Field Comunication), nuovi effetti audio, il gestore dei dowload, supporto per fotocamere multiple e nuove API per gli sviluppatori di videogiochi.

    3.0 Honeycomb

    Il 27 Gennaio 2011 arriva la prima (e unica) versione esclusivamente pensata per i tablet, successivamente infatti le stesse versioni saranno sia per smartphone che per tablet. Si tratta di Android 3.0 Honeycomb, con interfaccia nuova e studiata per i tablet.

    Non proprio un aggiornamento brillante tanto che ci sono voluti due minor update (3.1 e 3.2) per risolvere i numerosi bug di questa versione software. Non è tutto da buttare però visto che da questa versione vengono introdotti gli iconici tasti a schermo (li vedremo più avanti). Arrivano le nuove impostazioni rapide che ci consentono di visualizzare ora, stato della batteria e quello della connettività in un unica sezione.

    Oltre a questo viene introdotto il primo linguaggio di design da parte di Google, chiamato Holo. Il supporto ai processori multi core che ai tempi erano una realtà marginale e miglioramenti alla gestione del multitasking.

    4.0 Ice Cream Sandwich

    Il 19 Ottobre 2011 è il momemto del major update 4.0, nome in codice Ice Cream Sandwich, il suo debutto è legato alla presentazione del Samsung Galaxy Nexus. Lo smartphone abbandona i tasti di navigazione fisici per far posto a quelli virtuali per la prima volta, da qui in avanti infatti i tasti fisici verranno abbandonati definitivamente. La novità principale è rappresentata dall’adozione di un nuovo kernel, il 3.0. Con esso viene anche introdotta per la prima volta la possibilità di creare cartelle spostando un icona su un’ altra (drag and drop), i widget diventano ridimensionabili, la possibilità di monitorare il consumo dei dati mobili e Android Beam. Quest’ultima consente di passare file tra uno smartphone e un altro semplicemente avvicinando i due device tramite tecnologia NFC.

    L’interfaccia è realizzata ancora con il design Holo e come font fa il suo esordio Roboto, font ottimizzato proprio per gli schermi ad alta risoluzione. Il tasto menu viene sostituito dal tasto “recenti” che ha il compito di farci visualizzare le ultime applicazioni utilizzate (abbiamo già visto che la pratica di chiudere le app non ha molto senso in realtà).

    La sezione contatti inoltre viene spostata dal app telefono in un app a sé stante. Arriva inoltre la possibilità di sbloccare lo smartphone attraverso il proprio volto, anche se ancora molto acerba e ancora poco sicura e la possibilità di catturare screenshot con la combinazione di tasti accensione+volume giù.

    4.1 Jelly Bean

    Il 27 giugno 2012 è la volta di Android 4.1 Jelly, che vedrà altri due minor update (4.2 e 4.3). La novità principale di questa release è il project butter caratteristica che promette di avere un esperienza più fluida senza nessun tipo di rallentamento. Vengono introdotte anche le notifiche interattive che consenton di rispondere o effettuare altre operazioni direttamente dalla tendina delle notifiche.Ma il piatto forte rimane Google Now che consente di avere informazioni in tempo reale e che aprirà la strada ad un nuovo tipo di assistenza sui dispositivi mobili.

    In contro tendenza rispetto al solito i minor update questa volta portano in dote altre novità. Nella versione 4.2 ad esempio troviamo photo sphere, la gestione multiutente (riservata ai tablet), la possibilità di scorrere sui tasti per scrivere, la condivisione dello schermo sulla tv e Daydream che permette di visualizzare immagini o l’ora mentre il dispositivo è in carica. Il browser predefinito diventa chrome, i widget si possono impostare nella schermata di sblocco e le impostazioni rapide ci consentono di modificare alcune impostazioni al volo. Con la versione 4.3 inoltre arriva il Bluetooth LE (Low Energy), la possibilità di creare profili utente con accesso limitato e il supporto alle Open GL ES 3.0.

    4.4 KItKat

    Il 31 Ottobre 2013 è il turno di Android 4.4 KitKat (si esatto, la partnership è proprio con Nestlè). Con questo aggiornamento è portato a completa maturazione il design Holo, anche se sostituito nella versione successiva. Arriva poi “ok Google” il comando vocale che ci consente di interagire con il telefono senza usare le mani e capace di inviare messaggi, controllare la parte multimediale e di effettuare chiamate tra le altre cose.

    Altra intodruzione è il design immersivo che consente alle applicazioni di nascondere la barra di stato e quella di navigazione per sfruttare tutto lo schermo e avere un esperienza più avvolgente. Fa la sua comparsa il runtime ART destinato a soppiantare il Dalvik nelle versioni successive. Ultima introduzione è project svelte, un sistema che consente di far girare Android in modo fluido anche su dispositivi di fascia bassa con 512 GB RAM è infine cambiare l’app predefinita dei messaggi, che era Google Hangouts con una a scelta dall’utente.

    5.0 Lollipop

    Il primo aggiornamento a disporre di una Developer preview, ovvero viene data la possibilità agli sviluppatori e agli utenti più impazienti di avere un anteprima dell’aggiornamento ufficiale.

    Aggiornamento che fa il suo debutto il 15 ottobre 2014. La novità più importante è la nuova interfaccia. Realizzata con uno stile piatto e semplice, il material design.

    Questo aggiornamento rappresenta una grande evoluzione per il robottino verde, con anche dei tagli netti con il passato. ART infatti sostituisce totalmente Dalvik.

    Introduce project volta che punta a migliorare l’autonomia complessiva dei dispositivi. Da questo aggiornamento è possibile sbloccare lo smartphone con un dispositivo bluetooth (smart lock) ad esempio uno smartwatch.

    Inoltre arrivano le notifiche heads up, una nuova schermata di sblocco che permette di accedere rapidamente alla fotocamera. La scheda “recenti” viene ridisegnata con uno stile tridimensionale. Questa inoltre è la prima versione a supportare l’architettura a 64 bit.

    6.0 Marshmallow

    Disponibile dal 5 ottobre 2015 con non moltissime novità. Ma quelle poche non sono in ogni caso da scartare.

    Now on tap che consente di avere informazioni sulla schermata che si sta visualizzando premendo a lungo il tasto home.

    La gestione delle autorizzazioni che consente di conoscere quali informazioni condividere con le applicazioni installate nel proprio dispositivo.

    La novità più significativa però è Doze, che gestisce il risparmio energetico in stand-by: le connessioni in background sono limitate alle applicazioni ad alta priorità, ma è possibile escludere manualmente le app dalla gestione energetica.

    Arriva anche il supporto nativo ai lettori di impronte digitali per lo sblocco del dispositivo e gli acquisti nel play store e quello allo standard USB Type C per la ricarica e trasferimento dati

    7.0 Nougat

    Il debutto ufficiale di questo aggiornamento è datato 22 agosto 2016. Anche in questo caso non ci sono molto novità di rilievo tranne lo split screen per smartphone, che consente di visualizzare contemporaneamente due applicazioni sul display. Rinnovata poi la tendina delle notifiche che ora permette un raggruppamento di più notifiche per singola app. Ulteriormente migliorato poi Doze per la gestione energetica del dispositivo.

    É possibile impostare il consumo in background delle singole app, introdotto il tasto hamburger che consente di muoversi più velocemente all’interno dei vari sottomenù e il supporto all’API Vulkan per il rendering 3D.

    Da segnalare poi il blocco nativo dei numeri indesiderati, project svelte che riduce il consumo di RAM, un nuovo compilatore JIT e android for work per la gestione dello smartphone durante l’ orario di lavoro.

    8.0 Oreo

    Rilasciato ufficialmente il 21 agosto 2017 questo aggiornamento porta con se molte novità a partire da project treble che consente di slegare gli aggiornamenti del sistema operativo da quelli dell’ hardware.

    Arrivano poi i canali delle notifiche che possono essere ora rimandate con la funzione snooze.

    Altra novità di rilievo è la modalità picture-in-picture. Modalità che consente di avere un applicazione in una finestra galleggiante. Nuove limitazioni per le applicazioni in background per ottimizzare i consumi della batteria, le icone adattive e il supporto al Bluetooth 5.

    Annunciato anche Android Go, una particolare versione di android per dispositivi di fascia bassa.

    9.0 Pie

    Ed eccoci all’ultimo aggiornamento con un nome in codice, ovvero pie (torta) rilasciato il 6 agosto 2018. Questo aggiornamento cavalca la moda del notch, una tacca nella parte alta dello schermo, dilagata appunto nello stesso anno.

    Aggiornate inoltre la tendina delle notifiche, i quick toggle e le finestre pop up di sistema, così come il menu di accensione/spegnimento che hanno ora un look più vivace e angoli arrotondati.

    Ora è possibile decidere quale comportamento deve avere lo smartphone al collegamento del cavo USB. É inoltre possibile modificare gli screenshot e interagire con le applicazioni anche attraverso la schermata multitasking (applicazioni recenti) con operazioni di copia e incolla.

    Arriva poi digital Wellbeing (benessere digitale), dashboard, app timer, wind down e sush. Funzioni che hanno un unico scopo, ovvero quello di renderci meno dipendenti dallo smartphone agendo su vari componenti del sistema.

    La modalità ambient display mostra ora la carica residua della batteria e i quick toggle sono organizzati in pagine orizzontali.

    Un altra introduzione di questo aggiornamento è la batteria adattiva che consente una miglior gestione energetica e un risparmio maggiore di batteria.

    Android 10

    Abbandonata la tradizione dei nomi in codice che accompagnano gli aggiornamenti è il momento di Android 10 rilasciato il 3 settembre 2019.

    Non un aggiornamento rivoluzionario a dire il vero, infatti oltre a miglioramenti estetici con un nuovo logo e nuovi colori, in dotazione porta miglioramenti alle funzioni già esistenti, la modalità scura e una nuova gesture per tornare indietro che non andrà più a collidere con la gestione del navigation drawer.

    Android 11

    Distribuito ufficialmente l’8 settembre 2020 Android 11 presenta molte novità sia visibili che “nascoste”.

    Migliorata la modalità scura già introdotta su Android 10 con la possibilità di programmarla ad un orario specifico o in armonia con alba e tramonto.

    Introdotte nuove API che consentono la gestione dei nuovi display e del 5G. Le prime consentono la gestione dey display con il foro e quelli waterfall, ovvero curvi, per evitare che le app vengano gestite male.

    Per quanto riguarda il 5G invece gestiscono meglio il traffico dati e consentono di sfruttare a pieno la connettività se questa è illimitata.

    Nuove API anche per i dati biometrici (volto,impronta digitale e iride) che consentono un grado ancora maggiore di sicurezza

    Altra importante novità è una migliore gestione del frame rate, che ormai è passato dai 60 Hz ai 90/120 Hz rendendo di fatto più fluido lo scrolling sullo schermo e le sessioni gaming.

    Interessante poi la funzione che permette di fissare in alto le app, le scorciatoie e le funzioni nel menù condivisione di Android. Integrata poi in benessere digitale una nuova funzione chiamata “niente distrazioni” che permette di mettere letteralmente in pausa determinate app che inviano troppe notifiche.

    Riorganizzato poi il menu non disturbare con la possibilità di controllare e gestire meglio chiamate, messaggi e le notifiche delle app.

    Novità anche per la gestione dei permessi con controlli più precisi ed affinati. Ora è possibile ad esempio concedere il permesso ad una determinata app per una singola sessione di utilizzo.

    Android 12

    Rilasciata ufficialmente il 19 Ottobre 2021. Sono tante le novità di questa versione, sia dal lato estetico che “sotto al cofano”.

    La prima cosa che salta all’occhio dopo aver aggiornato e sicuramente il design, il Material You, incentrato più che mai sulla personalizzazione per consentire agli utenti di trovare il proprio stile. Ad esempio ora è possibile adattare la palette colori di menu, icone etc. allo sfondo in modo tale da rendere tutto più armonioso.

    Ci sono poi nuovi widget dall’aspetto più arrotondato che si adattano maggiormente ad ogni tipo di launcher e a smartphone e tablet, grazie anche a nuove API e ai layout responsivi e un nuovo pannello volume in linea con l’aspetto generale del sistema.

    Lato sicurezza e privacy abbiamo ora maggiore semplicità nei permessi. Con l’aggiunta di Private Compute Core tutte le informazioni private rimangono tali così come le registrazioni audio e le risposte rapide: tutte le operazioni di processamento dei dati audio sono ora effettuate sul dispositivo stesso senza passare dalla rete. I permessi concessi alle app sono ora revocati dopo un inutilizzo prolungato delle stesse.

    Privacy Dashbord permette di avere una visione d’insieme per quanto riguarda la gestione dei permessi. Inoltre due indicatori si possono notare nella parte alta vicino l’orologio ed indicano rispettivamente l’accesso al microfono o alla fotocamera da parte di un app.

    Anche la geolocalizzazione può essere gestita meglio, infatti ora è possibile evitare di dare la posizione specifica ad una singola app. Lasciandone una “approssimativa” in modo tale da sfruttare comunque una determinata funzione di un app.

    Altre funzioni un po’ marginali ma degne di nota sono la possibilità di trasformare lo smartphone in una chiave per le auto con sistema keyless. Le app inutilizzate possono essere ibernate per risparmiare spazio sul dispositivo.

    Android 13

    Rilasciato ufficialmente il 15 agosto 2022. Ormai la stessa Google considera il sistema operativo maturo ed affidabile quindi nessun cambiamento ma miglioramenti.

    Il material You, ad esempio, viene migliorato e viene estesa la possibilità di personalizzare le icone delle app di terze parti in modo da avere una schermata home più coerente e piacevole.

    Ora è possibile impostare una lingua diversa da quella di sistema nelle singole app. Utile per chi conosce più lingue e con applicazioni tradotte in modo errato.

    Il lettore multimediale ora cambierà aspetto in base al contenuto che si sta ascoltando sia esso musica o podcast.

    Miglioramenti anche per quanto riguarda anche il benessere digitale, questa volta incentrati sul sonno, attraverso l’oscuramento dello sfondo e il tema scuro per permettere agli occhi di adattarsi al buio più rapidamente.

    Da questa versione non è più necessario condividere l’intera libreria multimediale (foto e video) ma si può scegliere con precisione quali contenuti condividere.

    Gli appunti diventano più sicuri in modo che quando si copiano dati sensibili, come password per incollarli da un altra parte questi vengono cancellati dopo un certo periodo di tempo.

    Lato notifiche quelle più importanti saranno portate ora in cima a tutte le altre, inoltre da ora ogni applicazione dovrà avere il permesso di inviare notifiche.

    Arriva anche l’audio spaziale, con le cuffie che supportano tale tecnologia sarà ora possibile ascoltare i contenuti e sentire l’audio che si sposta in base a come muoviamo la testa per un miglior coinvolgimento.

    Per chi usa cuffie Bluetooth ora potrà godere di una minore latenza, così l’audio sarà sincronizzato con il video che state quardando senza fastidiosi ritardi.

    Interconnessione tra smartphone e tablet che consente di copiare link, immagini, audio da un dispositivo all’altro.

    Multitasking migliorato sui tablet per una migliore gestione delle app in modalità split screen.

    Android 14

    Rilasciata il 4 ottobre 20023, l’ultima versione ad oggi disponibile come la precedente non porta cambiamenti ma anche qui solo perfezionamenti atti a migliorare l’esperienza.

    Migliorato il comportamento delle API specialmente con smartphone pieghevoli e tablet, in modo da avere un esperienza più coerente e risorse ottimizzate.

    Migliorata anche la gestione energetica con una gestione oculata delle risorse, mossa che consente una maggior durata della batteria.

    Ancora più personalizzazione per il Material You rendendo più semplice la personalizzazione della lingua nelle varie app e aggiunta la possibilità di aumentare le dimensioni del carattere fino al 200%.

    Bloccata poi l’installazione di app con vecchie versioni di SDK che consentivano la proliferazione di malware.

    Sempre per aumentare l’efficienza dello smartphone troviamo ora una migliore gestione della RAM per quanto riguarda le applicazioni in background.

    Migliorato poi il supporto a tablet e pieghevoli, sempre più in rapida diffusione.

    Conclusioni

    Un lungo viaggio quello del robottino verde che dura ormai da 15 anni, da quando cioè è stato commercializzato l’HTC Dream. Nel corso di questi anni si è evoluto, migliorandosi costantemente, aggiornamento dopo aggiornamento.

    Lo scopo di questo articolo è di far conoscere la storia di Android ma anche di fare da apripista a tutta una serie di articoli incentrata sul mondo mobile e non necessariamente legati al solo Android.

  • 4g vs 5g: tutto quello che c’è da sapere

    4g vs 5g: tutto quello che c’è da sapere

    Nel mondo mobile ormai non si può più prescindere da una connessione dati sia essa 4g o la recente 5g. Infatti il nostro smartphone non ci consente solo di fare telefonate. Con il tempo ormai si è trasformato nel nostro alleato per gestire molteplici cose. Dalla posta elettronica fino alle nostre amate app di chat è un elemento ormai imprescindibile. Ma quali sono le differenze delle varie connessioni?

    GLI ANTENATI DEL 4G

    Come sempre in questi casi è meglio partire dalle basi passando velocemente in rassegna le connessioni precedenti:

    • GPRS: Qui siamo proprio nella preistoria delle connessioni, si tratta infatti di una connessione 2g (GSM). Estremamente lenta, infatti la velocità è di appena 7.2 KB/s appena sufficiente per aprire siti in versione mobile e anche molto poco sicura.
    • EDGE: Una piccola evoluzione rispetto al precedente infatti si ha una velocità più elevata (29 KB/s). Pur essendo come detto un evoluzione rimane uno standard inadeguato per la maggior parte delle operazioni tranne che per scambiarsi messaggi testuali su Whatsapp.
    • 3G: Lo standard che permette già molto di più rispetto ai precedenti, rendendo di fatto i nostri smartphone dei computer tascabili, con una velocità che arriva fino a 7.2 Mbps. Qui molte operazioni iniziano ad essere soddisfacenti come navigare in rete, controllare la posta o modificare documenti.

    Con l’avvento del 3G in effetti si è avuto una vera evoluzione in termini di connessioni mobili ma il vero boost prestazionale si ha con il 4G.

    4g

    COS’È IL 4G?

    Il 4g o tecnologia di 4° generazione è attualmente la più diffusa tecnologia per quanto riguarda le connessioni mobile. Essa infatti ha scalzato la tecnologia 3g avendo una velocità di molto superiore, stiamo parlando di una velocità di 50 Mbps (con possibilità di arrivare a 100 Mbps) contro i 7.2 Mbps del 3g. Questo si traduce in una migliore gestione specialmente in ambito video, permettendoci di sfruttare il nostro dispositivo per videochiamate e guardare la tv in streaming con una definizione di qualità alta.

    CHE DIFFERENZA C’È TRA 4G E 4G+?

    L’evoluzione del 4g si chiama 4g+ o 4.5g, questa tecnologia sfrutta l’ aggregazione dell’operatore. No, non voglio die che tutti gli operatori si coalizzano per dare più velocità a un dispositivo. Semplicemente il 4g sfrutta una banda mentre il 4g+ sfrutta più bande contemporaneamente. In termini funzionali non offre molto di più rispetto ad una rete 4g, se lo scopo dell’utilizzo dello smartphone rimane limitato alle normali operazioni come la navigazione internet. il discorso cambia se il nostro scopo è scaricare una grande quantità di dati, in un contesto simile il 4g+ ha una grande importanza.

    4g

    COS’É IL 5G?

    Il 5g come indica il termine stesso è la 5° generazione della tecnologia per le connessioni mobili. Più che di una evoluzione in questo caso stiamo parlando di una rivoluzione. Infatti questo standard non è solo un boost di velocità per i nostri smartphone ma grazie alla sua bassa latenza apre le porte a scenari mai visti prima. Questa tecnologia infatti può essere impiegata nel campo medico per operazioni chirurgiche a distanza ad esempio ed è utilizzata già in ambito di intelligenza artificiale per migliorare la tecnologia della guida autonoma. Inoltre questa tecnologia permette di portare connettività in quelle zone poco coperte. Il 5g permette di spingersi a velocità fino a 10 Gbps, capite bene che quindi rispetto alla tecnologia precedente è un enorme passo avanti. Di recente presso il policlinico di Bari è stato possibile eseguire un intervento di chirurgia oculistica a distanza, proprio grazie alla bassa latenza della connessione 5g e una velocità elevatissima di trasferimento dati, un intervento durato poco ma che rende la telemedicina sempre più all’avanguardia.

    crop bearded man using smartphone in living room

    CONCLUSIONI

    Con questo articolo spero di avervi chiarito le differenze tra le varie connessioni ed in particolare tra 4g e 5g. Mi pare chiaro che l’intento è quello di avere una rete mobile sempre più affidabile e veloce non solo ovviamente per quanto riguarda la connessione che possiamo sfruttare con uno smartphone. Con il 5g infatti abbiamo visto che questa tecnologia più delle precedenti si stanno aprendo scenari che fino a qualche anno fa era possibile vedere solo in un film di fantascienza. Con questa tecnologia a beneficiarne sono tutta una serie di innovazioni, dal campo medico fino ai veicoli intelligenti passando per settori non meno importanti come quello della sicurezza. A questo punto però la domanda vera è cosa ci riserverà il 6g? Cosa ancora si potrà migliorare?

  • Parental Control e le altre soluzioni

    Parental Control e le altre soluzioni

    parental control

    Dopo il tanto discusso “Decreto Caivano”, quello che porterà al divieto di usare i cellulari se sopraggiungono determinate condizioni mi sono chiesto in quanti conoscono le opzioni di Parental Control? Con questo articolo voglio fare un pò di chiarezza e illustrarvi le varie opzioni.

    L’IGNORANZA INFORMATICA É IL VERO PROBLEMA

    Il vero problema purtroppo è che le persone sono degli ignoranti informatici, che non si offenda nessuno, ma gli strumenti per arginare i continui casi di violenza e per proteggere i minori ci sono sempre stati. Con il tempo poi si sono anche moltiplicati, ma in pochi li adottano o, peggio ancora, non li conoscono proprio.

    Qui però posso fare qualcosa per voi, elencarvi quelli che sono i principali strumenti da usare. Spiegarvi il loro funzionamento e indirizzarvi verso le soluzioni migliori per proteggere i vostri figli e per rendervi più consapevoli.

    COS’É IL PARENTAL CONTROL?

    Viene chiamato in molti modi dalle varie aziende, c’è chi lo chiama filtro genitori, chi filtro famiglia, più in generale il termine esatto è Parental Control.

    Esso è uno strumento utile per monitorare o bloccare l’accesso a determinate attività online. Senza fare la figura degli “spioni” si può monitorare l’attività dei minori creando un profilo ad hoc, in modo così da limitarne il raggio d’azione.

    Si può trovare su molti dispositivi differenti, come pc, smartphone e tablet ma anche su tv, console etc. Generalmente per essere attivato basta andare nelle impostazioni, attivare l’apposita voce e scegliere un pin o una password.

    Google da tempo ne ha uno sul suo motore di ricerca che è bene attivare e che prende il nome di Google Safe Search.

    Quindi il primo suggerimento che mi sento di darvi è di attivare questo filtro su tutti i dispositivi che avete.

    PARENTAL CONTROL SU IPHONE

    Come abbiamo visto su un altro articolo per attivare il parental control per i prodotti Apple è necessario attivare la funzione tempo di utilizzo. Funzione che monitora in generale l’utilizzo che si fa dello smartphone ma che integra anche un monitoraggio specifico per i bambini.

    COME GESTIRE LE IMPOSTAZIONI SUI DEVICE APPLE?

    • Stabilire limiti ed eccezioni: limitando cioè l’uso di particolari applicazioni ai minori o creando eccezioni invece per quanto riguarda app, ad esempio, quelle educative.
    • Prendervi del tempo: ad esempio bloccando le app e notifiche prima di andare a dormire.
    • Scegliere quali app si possono usare: Impedendo ad esempio di installare le app di social media, bloccare l’uso del browser etc. inoltre con “chiedi di acquistare” potrete approvare e rifiutare gli acquisti in modo da non averne di indesiderati.
    • App Store più sicuro: La sezione “per i più piccoli” su app store è curata nei minimi dettagli per essere un posto sicuro per i bambini, inoltre offre la possibilità di selezionare una fascia d’età.
    • Creare limiti per le app: Con la funzione “limitazioni combinate” è possibile combinare app e siti web e perfino singole categorie in un unico limite facile da gestire. In questo modo si può ad esempio limitare l’uso di app di giochi o di streaming.
    • Decidete chi può parlare con loro: Con “Limitazione comunicazione” è possibile scegliere con chi i bambini possono rimanere in contatto. Questa funzione si estende oltre che alle chiamate anche a FaceTime, Messaggi e contatti iCloud. Ovviamente i numeri di emergenza noti saranno sempre disponibili.
    • Teneteli al sicuro da internet: Con “restrizione dei contenuti” è possibile limitare l’accesso a determinati siti web oppure selezionare i siti web da far visualizzare ai bambini limitando l’accesso solo a quelli selezionati. Inoltre è possibile installare browser progettati per visualizzre solo contenuti adatti ai bambini.
    • Concedete tempo extra ai vostri figli: A volte sul più bello può capitare che arrivi la notifica che avvisa che il tempo a sua disposizione è terminato interrompendo una partita al suo gioco preferito o il suo programma in streaming preferito. In questo caso è possibile concedere un minuto extra per fare terminare la sua attività.
    • Assicuratevi che ciò che vedano sia appropriato: Con la funzione “pochi tocci” potete impedire ai vostri figli di accedere a contenuti audio e video inappropriati per loro.
    • Proteggete i bambini da ciò che vedono o inviano: Con le ultime versioni del sistema operativo è possibile impostare il dispositivo del bambino in modo che le immagini contenenti nudità vengano oscurate e sullo schermo appaia un messaggio contenenti risorse utili e la possibilità di inviare un messaggio a una persona di fiducia.
    • Gestire gli acquisti in app: Molte app gratuite, specialmente giochi, hanno al loro interno la possibilità di effettuare acquisti (i famosi acquisti in-app). Un impostazione in “restrizione contenuti e privacy” consente di bloccarli.

    Avendo un ecosistema molto integrato i suggerimenti qui sopra sono utili allo stesso modo per smartphone, tablet e pc.

    parental control

    PARENTAL CONTROL SU ANDROID

    Su android il discorso si complica, infatti ogni produttore ha le sue impostazioni e quindi le stesse che troviamo su, ad esempio, Samsung possono avere nomi diversi su Huawei. Quindi in questo paragrafo non andrò in dettaglio per ogni singolo produttore. Anche qui ovviamente nel play store sarà possibile impostare un filtro per i più piccoli, il filtro si attiva in questo modo:

    • Apri il Google play store
    • In alto a destra tocca l’icona del profilo
    • Attiva l’opzione Controllo Genitori
    • Crea un PIN
    • Seleziona i contenuti da filtrare

    Da non dimenticare poi che nel mondo android ci sono anche altre risorse da utilizzare per lo scopo ovvero Benessere Digitale (del quale vi ho parlato qui) e Google Family link.

    Come abbiamo già detto i software di parental control esistono già da molto tempo. Google prima ancora del suo recente benessere digitale aveva già creato la sua app, Family link. Il sistema si basa sul cloud e prevede l’installazione di un app (qui per android e qui per iPhone e iPad) che al primo avvio vi chiederà se il dispositivo in uso è gestito dal genitore o viene usato dal minore. Family link al pari della soluzione proposta da Apple offre tutta una serie di controlli per tutelare il minore. Per usare questa app è necessario eseguire questi passi preliminari:

    • Creare un account per il minore e impostarlo sul dispositivo
    • Scaricare l’app sul dispositivo del genitore e creare un gruppo famiglia

    Dopo aver eseguito queste operazioni preliminari si può procedere con la configurazione vera e propria. Una volta installata l’app sul dispositivo del minore e averla associata a quella del genitore tramite codice che apparirà a schermo tutto quello che bisogna fare è semplicemente scegliere cosa permettere o meno al minore.

    parental control

    PARENTAL CONTROL SU PC

    Per quanto riguarda il mondo pc la soluzione si chaima Windows Family Safety, ed è già integrata in windows 10 e windows 11 senza la necessità di scaricare nessun software di terze parti a condizione di accontentarsi di qualcosa di molto basico. tutto quello che si deve fare per attivarlo è:

    • andare nelle impostazioni di windows tramite l’icona dell’ingranaggio o la combinazione da tastiera (logo windows+I)
    • Andare nel sottomenu Account
    • Poi nel sottomenu Famiglia e altri utenti
    • a questo punto creare un account specifico per il minore

    Dopo aver eseguito questi passaggi il software provvederà in automatico a impostare le relative opzioni di default che ovviamente si potranno sempre regolare a piacimento.

    VPN: LA PRIVACY CHE CI SERVE

    Vi ho già parlato più volte sul mio blog delle VPN, questo strumento secondo me rimane una delle prime armi che possiamo adottare per preservare la nostra privacy, visto che offre la possibilità di rendere la nostra navigazione cifrata e quindi nettamente più sicura. Questo tema diventa ancora più importante quando si tratta di minori che per la poca esperienza o per curiosità potrebbero cliccare dove non dovrebbero o mettere password in siti poco raccomandabili. Ecco tutto questo con una VPN sarebbe molto più difficile prima di tutto perchè essa quando è installata su un dispositivo crea un tunnel inaccessibile dall’esterno e poi perchè, come nel caso di NordVPN ha un ottima funzione chiamata Threat Protection, praticamente un antimalware in grado di proteggere te e tuo figlio da frodi informatiche e da hacker ma anche da dawnload dannosi o non richiesti.

    CONCLUSIONI

    Mi piace alla fine di ogni articolo tirare le somme. Come abbiamo visto per difendere i minori di strumenti ce ne sono sia per dispositivi mobili sia per pc, abbiamo visto ancora una volta come una VPN può fare tanto per la sicurezza in generale e per quella dei più piccoli in particolare. Come al solito la chiave di tutto è tenersi informati e aggiornati. Le soluzioni ci sono e saranno sempre maggiori e la sicurezza informatica è un argomento che merita molta attenzione da parte di tutti. Ricordo inoltre che con la VPN è possibile proteggere direttamente il router ( l’apparecchio che usate per connettervi ad internet) a patto che quest’ultimo offra questa possibilità. Spero di essere stato chiaro ed esaustivo, i commenti sono a vostra disposizione.