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  • Machine learning: cos’è e come funziona?

    Machine learning: cos’è e come funziona?

    Ho parlato spesso in questo blog di intelligenza artificiale come potete vedere qui. In questo articolo parleremo invece di un ramo specifico, ovvero del machine learning. Vi ho fatto scoprire come funziona un assistente virtuale, parlato di una soluzione come Quillbot. Ma anche affrontato il tema Neuralink di Elon Musk.

    La tecnologia in questo campo ha fatto passi da gigante, rendendo i dispositivi sempre più intelligenti ma come è stato possibile tutto questo?

    machine learning

    Quali sono le applicazioni del machine learning?

    Il machine learning (o apprendimento automatico) altro non è che uno strumento sviluppato per far analizzare dati analitici da macchine altrimenti incapaci . Esso si divide in tre categorie:

    • Apprendimento supervisionato: Un sistema informatico è istruito utilizzando una base di dati costituita da modelli ed esempi decodificati e già arricchiti di informazioni “di contorno” con il compito di aiutare il sistema a catalogare e classificare gli esempi. Con questo metodo gli algoritmi di ML possono analizzare i dati e risolvere problemi in maniera più veloce e autonomo basandosi sulle esperienze precedenti. Questo metodo di apprendimento è utilizzata nel settore medico, identificazione vocale o identificazione della scrittura manuale.
    • Apprendimento senza supervisione: Nel sistema informatico vengono inseriti una serie di imput ed esempi non classificati nè decodificati. Questo compito spetta al sistema stesso, che li organizza in base ad aspetti e caratteristiche comuni per cercare di effettuare previsioni sugli imput successivi. Le classi di dati non sono conosciute a priori, ma sono costruite in una fase successiva e apprese dagli algoritmi di machine learning. Tecniche usate dai motori di ricerca, che partendo da una o più parola chiave, creano liste di risultati (le SERP) ritenute attinenti alla ricerca effettuata.
    • Apprendimento per rinforzo: Una tecnica che si basa principalmente sulla posizione, aiutata da vari sensori come il GPS e quelli di prossimità. Un esempio di questa tecnica la troviamo nelle auto a guida autonoma, con il controllo della velocità o ancora nel rilevamento di ostacoli nel percorso.
    Machine learning

    Un altra applicazione del machine learning è nel settore pubblicitario. Infatti gli algoritmi in questo caso studiano e imparano i nostri gusti fornendoci le pubblicità in modo mirato, se la cosa vi spaventa potete dotarvi di una VPN.

    Differenze tra machine learning e deep learning

    Come abbiamo appena visto ci sono tre sotto categorie nel machine learning, ma l’argomento intelligenza artificiale è molto complesso e spesso è tutto un sistema di categorie e sotto categorie, questo è proprio il caso del deep learning, che altro non è che un sotto insieme del machine learning.

    Il deep learning infatti si occupa di quel ramo non coperto proprio dal machine learning, come abbiamo visto quest’ultimo ha bisogno di analizzare dati strutturati per funzionare al meglio.

    Il deep learning non ha bisogno di analizzare dati strutturati ma è capaci di analizzare dati astratti come per esempio la classificazione delle immagini e l’elaborazione del linguaggio naturale, in cui è necessario identificare le relazioni complesse tra gli oggetti di dati. Ad esempio una soluzione di deep learning può analizzare le menzioni sui social media per determinare il sentimento degli utenti. Anche qui come non menzionare Elon Musk ed il suo progetto Neuralink che si basa proprio sulle tecniche di deep learning (in questo caso reti neurali).

    Machine learning

    L’uso quotidiano

    Nella quotidianità oltre agli esempi visti in precedenza, possiamo trovare il machine learning in molti settori.

    In particolare possiamo averlo sempre nelle nostre tasche, si esatto, sto proprio parlando del nostro smartphone. Il machine learning infatti è impiegato in molte funzioni dei nostri device come nel caso della batteria adattiva che impara il nostro modo di usare il telefono e quindi regola il livello di carica di conseguenza.

    Anche le fotocamere dei nostri device fanno uso del machine learning per apprendere le nostre preferenze e suggerirci le modalità migliori per uno scatto al top.

    Insomma come abbiamo avuto modo di vedere in questo articolo che voleva essere solo una piccola panoramica sul machine learning, questa piccola branca dell’intelligenza artificiale è ben presente nel nostro presente e sicuramente lo sarà molto di più nel nostro futuro.

  • File hosting: la soluzione per inviare file di grandi dimensioni

    File hosting: la soluzione per inviare file di grandi dimensioni

    Hai la necessità di inviare un file di grandi dimensioni ma non sai come fare? Nessun problema, in questo articolo ti farò conoscere i principali servizi di file hosting che puoi utilizzare. Pronto? allora partiamo!

    Cos’è il file hosting?

    Il file hosting è una pratica che ormai con l’avvento sempre più massiccio della banda larga sta spopolando. Si tratta infatti di archiviare i propri file in appositi servizi cloud per poi essere pronti alla condivisione. Il file in questione viene caricato sul servizio di proprio gradimento che rilascerà un link o altro mezzo per essere poi condiviso con le altre persone. Sono servizi in grado di soddisfare sia le esigenze personali che quelle professionali e possono essere utilizzati sia gratuitamente che a pagamento, in base alle esigenze.

    Il punto forte di questi servizi è sicuramente la loro accessibilità e portabilità senza i limiti imposti dagli trumenti di archiviazione fisici, come hard disk o ssd, rendendo più facile la condivisione ed in ambito lavorativo anche la collaborazione.

    Il funzionamento è abbastanza semplice, in pratica i file che l’utente decide di caricare (upload) sul servizio cloud saranno sempre accessibili e da qualsiasi dispositivo. Per caricare i file basterà seguire le semplici istruzioni a schermo. A fare la differenza sono quindi le scelte di ogni utente in base alle proprie esigenze in termini di spazio di archiviazione, facilità di condivisione e prezzo proposto nel caso si voglia sottoscrivere un abbonamento.

    Dropbox

    Lo potremmo definire il capostipite tra i servizi di file hosting. Il suo funzionamento infatti è stato un modello per gli altri servizi che vedremo tra poco. Dropbox non è altro che uno spazio di archiviazione cloud, dove sarà possibile trasferire i propri file e collaborare con più persone attraverso la condivisione di link. Ovviamente si può accedere al servizio direttamente dal sito web o scaricando i client per pc.

    WeTransfer

    Un ottimo servizio per condividere file sia via mail che attraverso altri canali è WeTransfer, servizio molto semplice e intuitivo che consente di inviare file fino a 2 GB nella sua versione gratuita.

    file hosting

    Mentre per quanto riguarda le soluzioni a pagamento le soluzioni sono due una pro ed una premium. Qui sotto potete vedere le schermate con i relativi prezzi:

    WeTranfer Pro
    file hosting
    WeTranfer Premium

    Per quanto riguarda la versione gratuita come ti ho detto c’è il limite dei 2 GB ma anche quello della scadenza del link che non può essere modificato dai 7 giorni standard.

    Qui sopra la schermata principale pronta ad accogliere i vostri file

    Una volta caricato il file e scelto se inviare direttamente il link per mail o creare il link per condividerlo, ad esempio, con un servizio di messaggistica istantanea il gioco è fatto.

    Il destinatario del file, non deve fare altro che aprire il link e scaricare il file su pc o nel caso di dispositivi mobile scaricare l’apposita app dagli store Apple o Android.

    Google Drive

    Tra i servizi di file hosting non poteva di certo mancare uno proposto da Big G (per gli amici Google) che offre uno spazio cloud dedicato, chiamato Google Drive. Questo servizio si integra perfettamente con gli altri offerti da Google ed in particolare con Gmail.

    Ma non finisce qui perchè oltre a poter caricare i propri file questo servizio offre la possibilità di crearne di nuovi attraverso una suite di applicazioni web riprendendo le classiche applicazioni che siamo soliti usare sul nostro desktop. Partendo da quelle base per la creazione di testi, fogli di calcolo e presentazioni. Per poi passare a quelle per il disegno fino ad installarne di nuove come ad esempio per la creazione di mappe mentali.

    file hosting

    In questo caso l’utente deve registrarsi con il proprio accaunt google ed accedere al servizio per usufruire di tutti i vantaggi offerti, ricordandosi però che il piano base offre 15 GB di spazio che sarà condiviso con Gmail e Google Foto. Ovviamente se si avesse la necessità di più spazio di archiviazione ci si può rivolgere ai piani a pagamento. Piani che prevedono fatturazioni mensili e annuali e abbondanza di spazio di archiviazione visto che si va dai 2 TB fino a 30 TB. i prezzi vanno dai 9,99 Euro per 2 TB fino ai 149,99 per i 30 TB questo per la fatturazione mensile. Per quanto riguarda la fatturazione annuale sono solo due le opzioni al momento disponibili ovvero da 2 TB e 5 TB. Al prezzo rispettivamente di 99,99 euro e di 249,99 Euro l’anno.

    Piani e prezzi di Google One

    OneDrive

    file hosting

    Nella lista dei migliori servizi di file hosting non poteva di certo mancare Microsoft e quindi ecco il suo servizio, OneDrive. Servizio che come gli altri offre la possibilità di archiviare i propri file per poi accedervi da tutti i dispositivi. I principali punti di forza di OneDrive sono la modifica dei documenti attraverso la celebre suite office in versione web e la compatibilità oltre che con le recenti versioni di Windows anche con Mac, sistemi operativi mobile (android/iOS) e anche con la console da gaming di casa Microsoft (ovvero xbox).

    Il servizio è gratuito ma ci sono anche piani in abbonamento. Nel piano base sono inclusi 5 GB di spazio da utilizzare per archiviare documenti, video e immagini. Per quanto riguarda gli abbonamenti i prezzi sono divisi tra privati e aziende e si dividono in questo modo:

    file hosting
    Piani per utenti privati
    Piani Aziendali

    Per iscriversi a OneDrive non avrete bisogno di molto. Vi basterà infatti accedere al servizio da qui e digitare la mail e la password che usate per accedere al vostro account su pc. Essendo già integrato in Windows poi questo servizio risulta molto utile per effettuare backup dei file periodici.

    iCloud

    Si potrebbe benissimo dire “non c’è due senza tre” infatti dopo Microsoft e Google non poteva di certo mancare la Apple con il suo servizio cloud ovvero iCloud.

    Ecco diciamo che questo servizio rispetto ad altri offre un integrazione maggiore avvalendosi di un ecosistema solido come quello di Apple ma al contempo è abbastanza chiuso in se stesso. Infatti qui non c’è un singolo e unico servizio per caricare, visualizzare e condividere i nostri file, questa è una vera e propria suite di strumenti.

    In esso possono essere sincronizzati oltre a documenti, foto e video anche contatti, calendario, note, messaggi e molto altro. La lista è davvero molto lunga e potete consultarla qui.

    Il servizio Apple offre nella sua forma gratuita 5 GB di spazio per archiviare file, il suo servizio mail e la funzione dov’è che consente di tracciare la posizione del proprio smartphone in caso di smarrimento o furto. Anche in questo caso non mancano le offerte in abbonamento. L’abbonamento prende il nome di iCloud+ ed offre tre piani con diversi GB. Si hanno così 50 GB a 0,99 Euro/mese, 200 GB a 2,99 Euro/mese ed infine 2 TB a 9,99 Euro/mese. La differenza tra i vari piani è data dalla possibilità di aggiunta delle videocamere di sicurezza con Homekit, potete trovare maggiori info su prezzi e GB a disposizione qui.

    Inoltre offre un servizio chiamato Relay Privato iCloud, ovvero un servizio che offre un indirizzo ip privato, un pò come farebbe una VPN ma molto più limitato.

    Conclusioni

    Con questo articolo vi ho voluto spiegare che cos’è il file hosting e perchè è utile e conveniente usarlo. Vi ho parlato dei principali servizi da sfruttare e dei loro piani gratuiti e a pagamento. Vi ho anche parlato di un servizio molto utile e che uso spesso come WeTransfer, vi consiglio di provarlo. In questa panoramica inoltre non sono andato volutamente in profondità lasciando i dettagli ad altri articoli futuri.

  • VPN: sono legali o no?

    VPN: sono legali o no?

    Torno a parlare su queste pagine di VPN dopo che il fresco vincitore degli Australian open, Jannik Sinner ha rilasciato queste dichiarazioni. Quindi la domanda è: le vpn sono legali o no? Scopriamolo in questo nuovo articolo.

    Differenze tra gratuite e a pagamento

    Prima di scoprire nel dettaglio se siano legali o no, un altro tema da analizzare è se sono meglio soluzioni gratuite o a pagamento. Già perchè non sempre gratis è meglio, infatti i rischi usando una soluzione gratuita ci sono eccome. E come vedremo tra poco non sono nemmeno da prendere sotto gamba se si tiene alla propria privacy.

    vpn

    Come guadagnano le VPN gratuite

    Prima di tutto le vpn gratuite non sono proprio tali, come ogni altra azienda per sostenere la propria attività ha bisogno di guadagni. Molto spesso se non ha i vostri soldi con un abbonamento avrà i vostri soldi tramite i vostri dati e rivendendoli al miglior offerente. Un altro modo che hanno per sopravvivere è bombandardovi con pubblicità, che potrebbe contenere anche un malware ed infettare il computer.

    Altro fastidioso comportamento delle soluzioni gratuite è avere delle funzioni limitate, che svolgono il “compitino” basico per poi spingerti a comprare la versione completa per sbloccare tutte le funzioni. Intendiamoci quest’ultimo non è proprio un male, visto che l’utente ha tutto il diritto di valutare se una soluzione fa al caso suo prima di procedere all’acquisto. Però anche qui ci sono aziende che propongono un abbonamento e 30 giorni di tempo per chiedere il rimborso nel caso non si fosse soddisfatti.

    Come guadagnano le VPN a pagamento

    L’unica fonte di ricavo di una soluzione a pagamento è proprio l’abbonamento. A differenza di una soluzione gratuita infatti qui non si ha la necessità di monetizzare nulla e quindi non hanno nemmeno l’esigenza di vendere nessuno dei tuoi dati.

    Inoltre avendo introiti derivanti da un abbonamento sarà più facile acquisire o creare dei server migliori in termini di qualità e stabilità. Inoltre anche il numero può aumentare notevolmente garantendo un ottima velocità ovunque ci si trovi sia in Italia che all’estero. Per quanto riguarda la sicurezza poi non c’è partita, le soluzioni in abbonamento offrono quanto di meglio ci possa essere sul mercato in termini di crittografia e una vasta gamma di server compresi quelli offuscati.

    Le VPN a pagamento poi sono ricche di funzioni che quelle gratuite bloccano di default. Tanto per citarne una la funzione Threat Protection di NordVPN che permette di navigare in tutta sicurezza, blocca i tracker e i malware e garantisce una miglior sicurezza.

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    vpn: sono legali o no?

    Dopo aver fatto questa distinzione tra gratis e a pagamento, ritorniamo al tema principale, ovvero le vpn sono legali o no? La risposta è si. Le vpn sono legali nella maggior parte dei paesi, Italia compresa, ma ci sono delle eccezioni. In paesi autoritari infatti questi strumenti non sono visti di buon occhio, parlo di paesi come Cina, Russia, Bielorussia, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Iraq e Corea del Nord. Il motivo è molto semplice e risiede nel funzionamento delle vpn, esse sono progettate per consentire più privacy agli utenti, nascondendo il proprio indirizzo ip e quindi mascherando l’identità del dispositivo nel web. Va da se che un paese di quelli autoritari e che tende a voler avere il controllo sui cittadini ha tutto l’interesse a bloccare o limitare l’uso di queste soluzioni. Un altro uso improprio delle vpn è sicuramente quello fatto da hacker o cracker. Queste due figure infatti potrebbero usare questo sistema per schermare le proprie attività online.

    Come sempre quindi dipende sempre dall’uso che si fa degli strumenti messi a disposizione dell’utente. Usare una vpn anzi è il modo migliore per proteggersi online ed il fatto che si possa mascherare l’identità online tramite il cambio del proprio indirizzo ip e cambiando paese di connessione è un vantaggio proprio per vedere serie tv di servizi streaming che non sono sul suolo italiano ma che comunque necessitano di abbonamento come ad esempio hulu. Anche qui c’è da fare una distinzione, difatti alcuni servizi bloccano le vpn se stai cercando di accedere spacciandoti in un altro paese e solo in quel caso ma non è un problema di illegalità ma semmai di geoblocking imposto dal servizio streaming e dichiarato negli accordi si utilizzo.

  • Batterie: Quale futuro per i nostri smartphone?

    Batterie: Quale futuro per i nostri smartphone?

    Il problema principale dei nostri smartphone si sa sono le batterie. Troppo spesso infatti ci troviamo costretti a ricorrere all’uso di powerbank per aggiungere autonomia al nostro dispositivo. Ma come funziona una batteria? Quale futuro sarà riservato per loro? Andiamo a scoprirlo in questo nuovo articolo. Pronti? allacciate le cinture, si parte!

    Come funzionano le batterie attuali?

    Prima di vedere il loro futuro, conosciamo più a fondo le batterie al litio. Le batterie al litio sono costituite da diverse celle singole. Grazie al loro particolare design e ai materiali utilizzati garantiscono prestazioni elevate anche dopo lunghi periodi di funzionamento. Inoltre queste batterie consentono di essere caricate in corso d’opera come ho già spiegato più approfonditamente qui.

    Batterie

    Struttura delle batterie al litio

    Come detto poco sopra le batterie al litio sono composte da molte celle singole identiche tra loro. Esse al loro interno contengono le seguenti componenti:

    • Elettrodi positivi: Il catodo della batteria agli ioni di litio è composto da un ossido metallico di litio che può contenere una quantità variabile di nichel, manganese e cobalto. Gli ossidi metallici sono anche nominati metalli di transizione.
    • Elettrodi negativi: l’anodo è per lo più realizzato in grafite.
    • Elettrolita: Per far si che gli ioni di litio possano muoversi nella cella, e svolgere quindi la funzione di portatore di carica, l’elettrolita presente nella batteria deve essere priva di acqua. Per questo al suo interno sono sciolti sali come l’esafluorofosfato.
    • Separatore: Per evitare cortocircuiti è installato all’interno un separatore, che ha il compito tenere separati gli elettrodi e di far passare gli ioni di litio e ricaricarsi da essi.

    L’elemento fondamentale nella struttura di una batteria al litio è senza dubbio il separatore. Difatti gestisce e assicura le reazioni elettrochimiche all’interno della batteria. Isolando i due elettrodi l’uno dall’altro evitando così cortocircuiti. Allo stesso tempo permette solo agli ioni di passare da una parte all’altra e di passare quindi dall’elettrodo positivo a quello negativo e viceversa.

    Funzionamento di una batteria al litio

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    Le batterie al litio funzionano grazie ad un semplice principio: l’energia elettrica nelle batterie è immagazzinata in un processo chimico. In pratica gli ioni di litio si muovono tra due anodi. L’anodo in carbonio (elettrodo positivo), e il catodo in litio (elettrodo negativo).

    Questo movimento degli atomi non fa altro che rilasciare energia utile a “tenere in vita” il nostro smartphone mentre facciamo le nostre operazioni quotidiane. Quando invece colleghiamo il caricabatterie il processo funziona all’inverso, ovvero dal catodo in litio (elettrodo negativo) gli atomi si spostano verso l’anodo in carbonio (elettrodo positivo).

    Il funzionamento quindi è molto semplice e le dimensioni delle batterie sempre più piccole, inoltre ogni accumulatore ha già una “data di scadenza” già prestabilita. Non sto parlando di una data vera e propria, bensì dei cicli di carica. Ogni batteria al litio infatti è in grado di supportare un certo numero di cariche e scariche, chiamati appunto, cicli di carica.

    Cos’è la batteria atomica?

    green and white typewriter on green table

    Volendo fare una battuta si potrebbe anche dire che è una vera bomba, ma tranquilli non ha niente a che vedere con quella roba li e non è comunque il caso di allarmarsi. In realtà la batteria atomica in fase di sviluppo presso un azienda cinese la Beijing Betavolt New Energy Technogy si avvale di radioisotopi invece, come abbiamo visto, di reazioni chimiche. Cosa vuol dire questo? Che questo tipo di batterie sfrutta il decadimento radioattivo di un isotopo.

    Questa nuova tecnologia consentirebbe così di evitare il problema dei cicli di carica, infatti la durata della batteria si attesta sui 50 anni. Inoltre con questa nuova scoperta si andrebbe a risolvere un altro problema delle batterie al litio, ovvero la temperatura d’esercizio. Infatti uno dei problemi principali degli accumulatori attuali sono proprio le alte temperature che non fanno altro che diminuirne la durata e quindi la vita stessa. Le batterie atomiche infatti possono lavorare a temperature comprese tra -60°C e 120° C molto maggiore quindi delle attuali al litio che si fermano a temperature tra i -25°C e i 65°C.

    Funzionamento e pericoli

    Ma tornando al suo funzionamento, in pratica viene inserito un sottilissimo strato (2 millesimi di millimetro) di nichel-63 tra due fogli di semiconduttori. Gli isotopi di nichel decadono spontaneamente, ovvero il loro nucleo atomico si trasforma, uno dei neutroni si converte in un protone liberando un elettrone. L’energia rilasciata è poi trasformata dai semiconduttori in corrente elettrica. Questa soluzione inoltre è di tipo modulare, ovvero si possono realizzare batterie di dimensioni e capacità diverse collegando insieme un certo numero di queste unità.

    Già so cosa state pensando. “Nucleare? Radioattivo? Ma non sarà pericoloso?”. La risposta a queste domande è una sola, ovvero no. Non è pericolosa perchè al suo interno non avvengono reazioni nucleari come nel caso di centrali nucleari ed inoltre, sempre al contrario di quello che avviene nelle centrali nucleari, alla fine del suo ciclo di vita non rimangono scorie radioattive.

    Altre soluzioni per i nostri smartphone?

    “ok, una vera notiziona. Ma nel mentre cosa posso fare per far durare di più la batteria?” Beh! innanzi tutto puoi leggere qui dei consigli lato software da applicare. Inoltre la batteria atomica non è l’unica innovazione in rampa di lancio. Da tempo infatti si stanno studiando nuove soluzioni come le batterie al grafene, accumulatori capaci di lavorare a temperature più elevate rispetto al litio e con una capacità di mantenimento della carica superiore fino al 45%.

    Altra soluzione sotto la lente di ingrandimento degli studiosi è la batteria a combustibile (metanolo o idrogeno) che è in grado di regalarci più autonomia delle attuali in commercio. Una soluzione che non riguarda direttamente le batterie poi viene da una startup statunitense, la Ineda system, che sta testando un microchip in grado di collaborare con il SOC e sgravare quest’ultimo di molte operazioni, cosa che avviene già con i cosidetti coprocessori (ad esempio M7 e M8) di casa Apple. Il risparmio energetico infatti in questo caso è dato dal minor numero di operazioni che il processore principale deve compiere per far funzionare app e componenti interni sempre più energivori.

  • Galaxy Buds Live: La Magia Del Fagiolo

    Galaxy Buds Live: La Magia Del Fagiolo

    Qualche mese fa ho deciso di acquistare le Galaxy Buds Live in sostituzione delle mie vecchie e defunte cuffie. Come mi sono trovato con queste cuffie? Non vi resta che mettervi comodi e leggere le prossime righe per scoprirlo.

    Design ed ergonomia delle Galaxy Buds Live

    Partiamo subito dal piatto forte ovvero l’ergonomia di queste cuffie. La loro forma a fagiolo li rende molto particolari e fuori dai soliti schemi. Infatti non ci sono mezze misure se l’indossabilità di queste cuffie fa al caso tuo le amerai profondamente altrimenti no. Io personalmente le adoro, sono talmente comode nel mio orecchio che mi dimentico di averle. Altro punto a favore la leggerezza, semplicemente non le senti pesare sull’orecchio neanche con un uso prolungato. Il terzo punto a vantaggio di questa soluzione è la stabilità, non si muovono dal loro alloggio per nessuna ragione.

    All’inizio infatti è facile indossarle in modo errato. Queste cuffie vanno infatti indossate inserendo la punta nell’orecchio e poi fatte ruotare per fissarle all’interno dello stesso. In ogni caso nell’app c’è una guida anche visiva su come vanno indossate.

    Qualità audio delle Galaxy Buds Live

    Galaxy Buds Live

    Un altro fattore importante per delle cuffie è la qualità audio. Le Galaxy Buds Live anche in questo caso non deludono. Suonano infatti molto bene, con una buona ampiezza sonora e con bassi profondi. Tramite equalizzatore nell’app è possibile scegliere tra sei preset, che aiutano ad enfatizzare il suono in base ai propri gusti.

    In questo menu non è presente una personalizzazione che però si può avere usando l’equalizzatore dello smartphone. Questa combinazione aiuta ad avere un suono più coinvolgente ed immersivo.

    Cancellazione attiva del rumore

    Un altro aspetto che a me è piaciuto è l’eliminazione attiva dei rumori (ANC). Anche se a differenza di altre cuffie in questo caso non isola del tutto. Personalmente non piace essere isolato del tutto ma questi ovviamente sono gusti personali.

    Audio360

    Un altra funzione sonora che aiuta specialmente nella visione dei video, è l’audio360. Infatti con questa funzione si avrà la senzazione che l’audio provenga dalla stessa direzione di dove noi siamo rivolti e quindi che ci segua nei movimenti, con questa soluzione si avrà un coinvolgimento maggiore nei contenuti video ad esempio nei film.

    Chiamate

    Anche la qualità in chiamata non è male, anche se in questo caso siamo sotto il livello della qualità sonora. Intendiamoci anche qui la voce dell’interlocutore si sente bene ma allo stesso modo chi sta dall’altra parte non può dire la stessa cosa. Difatti le buds live hanno una tecnologia al loro interno che riconosce il movimento della mandibola e riduce di conseguenza il rumore ambientale, ma se c’è troppo rumore intorno a noi i microfoni non riusciranno ad isolare per bene la nostra voce, è una piccola cosa, in fondo basta spostarsi in un posto più tranquillo per risolvere il problema.

    Funzioni smart delle Galaxy Buds Live

    Galaxy Buds Live

    Le Galaxy Buds Live sono dotate di una buona dose di funzioni smart, a partire dalla connessione con lo smartphone. Difatti si connettono al bluetooth 5 aprendo semplicemente il case e supporta il fast pair, ovvero riconosce lo smartphone compatibile semplicemente avvicinando le cuffie. Per interagire con queste cuffie si usa solo la superficie touch presente su ciascuna cuffia, quindi niente tasti fisici. I tocchi da usare sono così distribuiti:

    • Tocco singolo: play/pausa
    • Doppio tocco: skip avanti o rispondi/termina chiamata
    • Triplo tocco: skip indietro

    Discorso a parte merita la pressione prolungata, che tramite l’app Galaxy Wearble può essere impostata a scelta tra:

    • attivazione/disattivazione eliminazione disturbi
    • comando vocale
    • volume su/giù
    • avvio spotify

    Personalmente ho scelto di dedicare alla pressione prolungata la gestione del volume, in questo caso dall’auricolare sinistro si potrà abbassare il volume, mentre da quello di destra si potrà aumentare. Le altre funzioni a disposizione poi le gestisco o dallo smartphone, ad esempio attivando i comandi vocali con la voce oppure, come nel caso della disattivazione/attivazione ANC con il widget sul mio smartwach.

    Autonomia e gestione cuffie

    Come vi ho detto più volte in questa recensione, le cuffie hanno anche una loro app per essere gestite e per aggiornare il firmware nel caso ce ne fosse uno disponibile. Per gestirle basta scaricare Galaxy Wearble (Android) o Samsung Galaxy Buds (iOS). Da qui potete gestire tutte le funzioni che vi ho illustrato fino ad ora ma anche ripristinarle in caso di problemi.

    Qui va segnalata anche un altra funzione smart ovvero la possibilità di farsi leggere le notifiche direttamente dalle cuffie, in questo apposito menu infatti sarà possibile selezionare singolarmente le app che ci avviseranno tramite cuffie dell’ arrivo della notifica e farci leggere il contenuto. Le Galaxy Buds Live hanno una durata di 4 ore in riproduzione musicale continua e il case permette tre ricariche complete, per un totale di 16 ore complessive non male ma decisamente al di sotto delle 30 ore di altri produttori.

    Il case poi si ricarica in modo molto rapido e a differenza di altre cuffie queste supportano la ricarica wireless oltre che con cavo e questo è un vantaggio specialmente per chi ha uno smartphone samsung con la funzione Samsung PowerShare, ovvero quella tecnologia che consente di ricaricare, se attivata, prodotti wireless appoggiandoli sul dorso dello smartphone.

    Conclusioni e prezzo

    Sono rimasto molto soddisfatto di queste cuffie, non sono perfette come avete potutto leggere ma hanno una serie di funzioni che mi hanno convinto. Per me e il mio utilizzo il “problema” nelle chiamate non è poi così pressante e comunque ci si può convivere lo stesso. La qualità audio invece è molto buona e giocando un pò con gli equalizzatori, sia dello smartphone che delle cuffie, si raggiungono eccellenti risultati.

    La loro particolare forma poi li rendono perfetti a mio avviso per fare sport visto che non danno il minimo fastidio. Come detto il sistema di riduzione del rumore non isola al 100% ma questo è dovuto alla mancanza di gommini che si vanno ad infilare nell’orecchio facendo l’effetto tappo. Discorso prezzo, queste cuffie non sono di certo economiche visto che il loro prezzo di listino è di 189 Euro, ma su Amazon attualmente si trovano a molto meno. Dipende anche dal colore che sceglierete, quelli disponibili sono: nero, blu, rosso, bianco e bronzo.

  • Threads: Cos’è, come funziona e come installarlo?

    Threads: Cos’è, come funziona e come installarlo?

    I social fanno ormai parte della nostra vita infatti la maggior parte delle notifiche sui nostri smartphone provengono da essi. Tra X, Facebook, Instagram etc. c’è ne è uno nuovo, ovvero Threads. In questo articolo andremo a vedere come funziona e quali sono le sue caratteristiche principali.

    Cos’è Threads?

    Threads

    Threads è un social network di Meta, già proprietaria di Facebook, Messenger, Whatsapp e Instagram. Proprio da quest’ultima nasce questo nuovo social. Infatti l’idea dietro è di condividere pensieri in forma principalmente testuale invece che basato solo su immagini e storie. Come dite? un social che fa questo già esiste? si, avete ragione! Infatti è una piattaforma di microblogging proprio come X (ex Twitter).

    Come funziona?

    L’account su Threads si può avere in due modalità, la prima è quella più completa. Infatti accedendo al social tramite Instagram avrete tutte le funzioni, compresa quella di pubblicare post ed interagire con altri utenti. La seconda opzione è quella che io ho ribattezzato “modalità guardone” con possibilità di guardare senza interagire.

    Una volta fatto login ci si trova di fronte la home, che riprende praticamente in tutto quella del rivale X. Anche qui infatti avremo di fronte ai nostri occhi una serie di post dagli accont che seguiamo, difatti vale la stessa regola di Intagram ed X ovvero noi possiamo seguire una persona ma quella persona non è costretta a seguire noi.

    silhouette of people during golden hour

    Le somiglianze tra i rivali non finiscono qui invero, anche per quanto riguarda il pubblicare un post le due schermate sono praticamente identiche, con qualche opzione in più per quanto riguarda X. Sul neonato social le opzioni si limitano all’aggiunta di file multimediali, sondaggi e tag. Mentre sul social di Elon Musk oltre ad allegare media è possibile arricchire il post con emoji, condividere la posizione, allegare gif animate e programmare un post.

    Unica differenza in questo campo è il limite di caratteri utilizzabile, con X che consente di usarne 280 mentre il nuovo social ne consente 500.

    Per quanto riguarda la possibilità data da Threads di interagire con gli altri utenti (followers) offre 4 possibilità. La prima è il classico “mi piace” a forma di cuoricino, il fumetto che indica i commenti, il tasto con due frecce che si rincorrono per ripubblicare ed infine il tasto per condividere su app esterne. Le stesse possibilità sono date dal social di Musk con l’ aggiunta di salvare un post per lettura postuma.

    Come si installa?

    Ovviamente come ormai consuetudine non potevano mancare le app per dispositivi mobili, ecco che quindi negli store dei nostri device si può scaricare l’apposita app. Qui sotto i link per scaricarle:

    Threads su playstore (Android)

    Threads su Appstore (Apple)

    Non manca nemmeno la versione web infatti usando il vostro browser preferito potete collegarvi a questo indirizzo. In questo caso inoltre c’è un opzione ancora più rapida, ovvero quello di crearvi delle web app.

    Nel caso di Chrome la procedura è molto semplice, infatti una volta giunti sulla home sulla parte destra apparirà un simbolino a forma di pc, cliccandoci sopra vi verra chiesto se volete “installare” o meno la web app e dove (se sul desktop o barra delle applicazioni).

    Anche Edge (il browser di Microsoft) offre questa possibilità, basta individuare nella barra degli indirizzi un simbolo con i quadrati e il più (+) ed il gioco è fatto.

    A partire dall’ultima versione di macOS, la 14, denominata Sonoma. Anche il browser Safari offre la possibilità di creare web app. Raggiunto il sito, ti basterà fare clic sull’icona della condivisione e selezionare aggiungi al dock, scegliere un nome da dare all’applicazione e fare clic su aggiungi ed ecco creata la vostra web app pronta all’uso.

  • Assistente virtuale: Cos’è e come funziona?

    Assistente virtuale: Cos’è e come funziona?

    Nel mondo tecnologico moderno uno strumento molto utile risulta essere l’assistente virtuale. In questo articolo scopriremo cos’ è, quali funzioni offre e cosa c’è dietro a questi strumenti che facilitano molte operazioni infatti sono sempre più apprezzati.

    Assistente virtuale

    Cos’è un assistente virtuale?

    Un assistente virtuale è un applicazione in grado di comprendere i comandi vocali e di completare le operazioni. Essi sono disponibili su smartphone e tablet, ma anche su altri numerosi device. Infatti si possono trovare su smart tv, computer e dispositivi autonomi come Amazon echo ad esempio. Un assistente virtuale è composto da una serie di chip e microfoni e sono in grado di rispondere con una voce selezionabile a scelta.

    Qual’è il loro compito?

    Gli assistenti virtuali sono in grado di effettuare qualsiasi compito gli venga impartito tramite comandi vocali. Possono rispondere a domande, effettuare chiamate, riprodurre brani o podcast, raccontare barzellette e controllare gli oggetti domestici. Infatti questi dispositivi, specialmente quelli autonomi (come Alexa) sono la base di partenza delle case intelligenti, ovvero della domotica. Da qui ad esempio si potrà controllare le luci di casa, i condizionatori e altre funzioni solo con la voce.

    Per farlo sarà necessario che i due dispositivi possano comunicare. Per controllare le luci di casa, ad esempio, non possiamo farlo con tutte le lampadine in commercio. Inoltre, questi dispositivi sono in grado di imparare le nostre abitudini, grazie all’intelligenza artificiale, più precisamente al machine learning.

    Assistente virtuale

    Come si usa un assistente virtuale?

    Una volta collegato alla corrente elettrica ed impostato tramite una semplice procedura guidata. L’assistente virtuale può essere risvegliato semplicemente con il comando vocale seguente (in base all’assistente che usate):

    • Alexa: “Alexa”
    • Apple: “Hey Siri”
    • Google: “Ok Google”
    • Bixby (Samsung): Hi bixby

    Gli assistenti virtuali sono abbastanza intelligenti da comprendere il linguaggio naturale delle persone ma hanno bisogno di comandi molto specifici. Infatti può capitare che un comando non dato in modo specifico o con poca chiarezza, possa essere mal interpretato.

    Assistente virtuale

    Come funziona un assistente virtuale?

    Gli assistenti virtuali sono in pratica degli ascoltatori passivi, cioè sono sempre pronti ad eseguire i nostri comandi, ma come ho detto prima hanno bisogno di essere risvegliati. Questo implica che il dispositivo in realtà è sempre in ascolto facendo sorgere dubbi sulla privacy, ma non temete i microfoni possono essere disattivati dal dispositivo stesso se avete la necessità di non essere ascoltati.

    L’assistente virtuale inoltre ha bisogno di essere collegato alla rete per effettuare ricerche e gestire i dispositivi smart ad esso associati. Quando si comunica con l’assistente è possibile attivare l’assistente e fare domande senza pausa. Se non dovesse trovare la risposta o non capire un comando, ve lo farà sapere e potrete riformulare la domanda o il comando con voce più alta o lentamente.

    Gli assistenti virtuali presenti sui nostri smartphone, ovvero Siri per Apple e Google Assistant per Google, oltre che poter essere controllati con la voce possono essere gestiti e interpellati anche con la digitazione e richiamati con un tasto.

    Quali sono gli assistenti virtuali più famosi?

    Senza dubbio il più famoso tra gli assistenti virtuali è Alexa di Amazon, qui troviamo una line di prodotti immensa e un implementazione su molti elettrodomestici e automobili. Ad Alexa si può chiedere proticamente qualsiasi cosa e le funzioni sono tantissime e come detto sopra tramite skills ampliate. Una funzione molto utile se siete in possesso di più dispositivi è di riprodurre lo stesso contenuto su tutti i device sparsi per casa. Poi ovviamente ci sono a pari merito quelli su dispositivi mobile, quindi Siri e Google Assistant ma che possiamo trovare anche su prodotti come smart speaker, smartwach e tv. Assistenti che ci aiutano a gestire meglio e con più facilità i nostri dispositivi preferiti.

    Se nei computer della mela morsicata c’è Siri come assistente, non poteva poi mancare all’appello la controparte per Windows ed ecco quindi arrivato il turno di Cortana, che in verità non ha avuto poi molto successo, e verrà presto abbandonato in favore di Copilot. Qui c’è da sottolineare che Cortana (e anche Copilot) si avvale come motore di ricerca di Bing. A proposito di assistenti virtuali “sfigati” come non menzionare Bixby di Samsung, disponibile solo sui dispositivi della casa coreana. Questo assistente virtuale ha tutte le caratteristiche dei suoi concorrenti ma il punto debole è proprio questo, troppa simile agli altri e troppa concorrenza considerando che gli smartphone samsung sono equipaggiati con Android e relativo assistente

  • Contatti spariti: Come recuperarli?

    Contatti spariti: Come recuperarli?

    Stai cercando un contatto sulla rubrica ma proprio non riesci a trovarlo? Ti domandi dove possa essere finito, eppure sei sicuro di averlo memorizzato. Niente panico, seguendo le indicazioni su questa pagina riuscirai a recuperare tutto. Sei pronto per scoprire che fine hanno fatto i contatti misteriosamente scomparsi? Ottimo! allora allaccia le cinture, si parte!

    contatti

    Dove memorizzare i contatti?

    Prima di capire come recuperarli, è importante fare un passo indietro e capire dove si memorizzano i contatti. I contatti oggi si possono salvare sul cloud, infatti un “errore” che ancora molti fanno è quello di memorizzare i numeri nella memoria del telefono senza sincronizzare questi ultimi con i servizi cloud, sia esso gmail (Android) o icloud (Apple) poco importa. Questo infatti è un passaggio fondamentale per rendere efficace il recupero dei contatti. A volte però anche questa precauzione non assicura che i contatti rimangano sul dispositivo, può sempre capitare qualche problema ed in questo articolo ti mostrerò come risolverli.

    Contatti

    Recuperare i contatti con il cloud

    Come ti dicevo sopra il modo più semplice per recuperare i contatti è quello di sincronizzarli con il cloud, infatti in questo modo se per errore cancelli manualmente un contatto, la cosa da fare sarà quella di eseguire di nuovo la sincronizzazione. “Bene, ma il problema è che non so come fare” direte voi, nessun problema. Ecco a voi la risposta:

    Procedura per Android:

    • Andate nelle impostazioni
    • Spostatevi nella voce Account e Backup
    • Fate un tap sulla voce gestisci account
    • Fate tap sul vostro account gmail
    • Fate tap su sincronizza account
    • Nella schermata successiva cercate rubrica
    • Se fosse attivata. Disattivate e riattivate la sincronizzazione
    • Attendete la fine della procedura
    • Verificate se sono tornati tutti i numeri

    Questa procedura dovrebbe aver ripristinato correttamente tutti i numeri sullo smartphone. Inoltre gli smartphone Android sono molteplici e quindi le voci possono variare da marchio a marchio ma niente panico, sono facilmente individuabili. Ora vediamo la procedura per recuperare i numeri su iPhone con iCloud:

    • Andate in impostazioni
    • Fate tap su Password e Account
    • Fate tap sulla voce iCloud
    • Deselezionate l’nterruttore vicino alla voce Contatti
    • Riattivate l’interruttore appena deselezionato
    • Ora i contatti sono di nuovo al loro posto

    Ti ricordo inoltre che questo vale solo per i contatti salvati sul cloud di Google o di Apple ma, ovviamente, se i contatti sono salvati su un altro servizio cloud, come ad esempio Outlook dovrai fare riferimento a quel servizio.

    Solo i numeri su Whatsapp, cosa fare?

    Ormai da diversi anni app come Whatsapp sono diventate fondamentali nell’uso quotidiano, quindi è normale che vai nel panico quando qualcosa non funziona per il meglio, finchè questi proplemi sono un malfunzionamento generalizzato a un paese o a livello globale, ovviamente non puoi farci molto. Ma se il problema fosse che aprendo l’app vedi solo numeri invece che i nomi dei contatti? Il problema qui può essere sia dell’app che dello smartphone. Nel paragrafo precedente vi ho detto che se il problema riguardava un app, invece di andare nel vostro account gmail dovevate fare riferimento all’app in questione, quindi per sincronizzare i contatti in modo corretto i passaggi sono:

    • Aprire le impostazioni del dispositivo
    • Andare in Account e Backup (o Password e Account)
    • Cercare la voce Whatsapp
    • Disattivare e riattivare la sincronizzazione

    Un altro problema qui sono le autorizzazioni dell’app, sia Android che iOS consentono infatti di scegliere cosa far “leggere” dei propri dati alle app, tra questi permessi si trova la voce Contatti, un autorizzazione che per un app come Whatsapp è fondamentale, quindi verificate se inavvertitamente avete negato l’accesso alla rubrica. Come fare tutto ciò? Presto detto:

    • Aprite le impostazioni
    • Fate tap sulla voce applicazioni
    • Cercate Whatsapp
    • Cercate la voce autorizzazioni
    • Consentite l’accesso a Contatti

    Per iOS la procedura è leggermente diversa:

    • Aprite le impostazioni
    • Andate su privacy
    • Troverete un lungo elenco
    • Individuate la voce contatti
    • Fate tap su di essa
    • Autorizzate Whatsapp

    L’ultima cosa da fare se i passaggi indicati sopra non sono riusciti a risolvere il problema è quello di fare il backup delle chat e disinstallare e reinstallare Whatsapp. Vediamo in dettaglio come fare il backup su iOS e Android. Per fare questo tutto ciò di cui abbiamo bisogno è il nostro amato cloud infatti anche in questo caso è fondamentale salvare le chat su internet, niente paura perchè il backup è cifrato e quindi sicuro.

    Per Android:

    • Aprire Whatsapp
    • Andare nelle impostazioni dai tre pallini in alto
    • cercare la voce chat
    • Scorrere fino alla voce backup
    • sincronizzare con Google Drive
    • Attendere la fine della procedura

    Da questo menu inoltre è possibile configurare il backup in modo automantico con frequenza giornaliera, settimanale o mensile e se non avete problemi di spazio potete includere anche i video.

    Per iOS:

    • Aprire le impostazioni di Whatsapp
    • Toccare chat
    • Toccare backup delle chat
    • Verificare che iCloud sia attivo

    iOS mette alcune condizioni che è bene ricordare:

    • Stai usando lo stesso numero e account iCloud.
    • Il tuo iPhone è aggiornato alla versione iOS più recente.
    • Lo spazio di archiviazione su iCloud è 2,05 volte superiore alle dimensioni del backup.

    Conclusioni

    Siamo arrivati alla fine di questo articolo, dove avete visto come è facile recuperare i vostri preziosi contatti. Inoltre vi ho parlato di come far ritornare i nomi su WhatsApp nel caso questi fossero misteriosamente spariti. La soluzione più semplice ed efficace rimane quella di salvare tutto sul Cloud, di norma questi servizi sono sicuri e non presentano grosse criticità.

  • Computer: come velocizzarlo in modo semplice

    Computer: come velocizzarlo in modo semplice

    Con il tempo i nostri fedeli computer, che siano essi compagni di lavoro o svago, possono presentare rallentamenti. Le cause di un pc lento possono essere molteplici. In questo articolo analizzeremo cosa possiamo fare per velocizzare il nostro pc in modo efficace. Vi parlerò anche di alcuni programmi e soluzioni interne a windows. Quindi come sempre allacciate le cinture che si parte!

    Disabilitare i programmi in avvio automatico

    pc

    La prima cosa da fare è disabilitare quei programmi che partono all’avvio ma che non sono necessari. Meglio quindi lasciare attivi programmi di sicurezza come antivirus e VPN. Software di gestione di mouse e tastiera, e quelli della stampante. Tutto il resto diventa superfluo.

    Per fare questo da Windows 10 non hai più bisogno di un programma esterno come ad esempio autoruns. Ti basta fare clic con il tasto destro del mouse sulla barra delle applicazioni e selezionare la voce “gestione attività”.

    Altro modo è usare la scorciatoia da tastiera crtl+maiusc+esc e spostarsi nel tab “avvio” e fare clic su “disabilita”. La stessa operazione si può ottenere facendo clic destro sulla voce desiderata e cliccare “disabilita”.

    Dal menu contestuale altra voce da menzionare è “ricerca online” utile in caso non si conosca il programma in questione.

    Disintallare programmi inutilizzati

    Un altra operazione molto efficace che consiglio di fare è di disintallare i programmi che non servono più. Quindi l’unica soluzione è togliere quel programma che avete installato molto tempo fa ma che avete usato forse due volte. Per fare questo avete due opzioni, procedere con l’apposita schermata dal pannello di controllo

    pc

    Cliccare sulla voce “disinstalla un programma” e selezionare il programma che si desidera disinstallare. Fare clic con il tasto destro oppure selezionare la voce “disinstalla” in alto a sinistra.

    pc

    L’altro metodo per disinstallare i programmi è passando per le impostazioni di Windows (dalla versione 10 in poi). Per fare questo si può procedere in due modi: Aprendo il menu start e cliccando sull’ingranaggio sul lato sinistro. Oppure utilizzando la combinazione di tasti sulla tastiera bandierina di windows+I. Si aprirà così una schermata dove sono elencati i programmi installati sia da web sia dallo store.

    Basta infatti cliccare sopra un programma e appariranno due voci “modifica” (dove consentito) e “disinstalla”.

    Meglio un antivirus leggero

    Oltre a tenerlo pulito è sempre meglio che i programmi installati oltre ad essere pochi siano anche leggeri. Ad esempio un programma fondamentale per la sicurezza andrebbe valutato anche per la sua leggerezza. A partire da windows 10, la soluzione antivirus già fornita con il sistema operativo è di buona qualità. Consiglio di disintallare eventuali versioni di prova e affidarvi a Windows Defender.

    Negli anni infatti è stato migliorato notevolmente e si è dimostrato uno strumento valido. Per essere più sicuri poi potete sempre affiancargli una VPN.

    computer

    Rimuovere i malware dal computer

    Un altra causa di rallentamenti è la presenza di malware, essi infatti sono dei virus che infettano il computer rallentandololo. Un po’ come succede per i sintomi influenzali infatti anche i nostri devices necessitano di cure. Qui un programma che mi sento di consigliare per fare scansioni periodiche è malwarebytes. Uno strumento utile per difendersi è Threat Protection di NordVPN.

    Questo strumento non fa una scansione come Malwarebytes, ma aiuta a rendere più sicuro il pc prevenendo possibili infezioni. In buona sostanza l’uno non esclude l’altro.

    Eliminare i file inutili dal computer

    I computer più RAM hanno e meglio è, ma se il quantitativo di questa è insufficiente cosa succede? Se questa risulta insufficiente per aprire più programmi contemporaneamente il pc è costretto a utilizzare parte dello spazio di archiviazione. Così facendo nel computer verranno creati dei file che andranno con il tempo a riempire il dispositivo di archiviazione.

    Se state leggendo questo articolo è per alleggerire il computer e quindi sbarazzarvi di questi file spazzatura. Immaginate questo lavoro come quando liberate spazio in casa.

    Per fare questa operazione tutto quello che dovete fare è aprire le impostazioni di windows (dalla versione 10) e recarvi in sistema e poi nel sottomenu “archiviazione”.

    computer

    Da questa schermata potete attivare il sensore di memoria che si occuperà di fare il lavoro di pulizia, configurarlo o attivarlo manualmente.

    In alternativa, per effettuare la pulizia potete usare il tool interno “pulizia disco” che vi consente di selezionare l’unità disco da pulire nel caso ne aveste più di una. Nella schermata successiva avrete un elenco di voci che indicheranno cosa andrete a cancellare.

    Una volta selezionate tutte le voci di vostro interesse potete cliccare su ok e far partire la pulizia. Dall’immagine qui sopra potete notare la voce “pulizia file di sitema” per questo tipo di pulizia avrete bisogno di un account amministratore, in questo modo avrete accesso ad una pulizia ancora più approfondita del sistema.

    computer

    Ottimizzazione disco

    Un altro problema che può rallentare il pc è la frammentazione (ottimizzazione nel caso di SSD) del disco. Gli hard disk si dividono in due tipi: HDD e SSD. La differenza principale è che nei primi si ha una testina che si muove sopra al disco per andare a recuperare le informazioni che gli servono.

    Gli SSD invece hanno delle celle di semiconduttori su cui sono archiviate le informazioni. Negli HDD è facile incorrere nella frammentazione ovvero lo spezzettarsi di uno o più file, che rende difficoltoso e più lenta la ricostruzione del file e la successiva esecuzione. Per ovviare a questo problema in Windows c’è un tool chiamato Unità di deframmentazione disco che serve proprio a ricompattare i file.

    computer

    Per aprirlo vi basta fare una ricerca nell’apposita barra in windows 10 o cliccando sulla lente di ingrandimento in windows 11 e digitare “deframmenta”. Questo se volete far partire la deframmentazione in modo manuale ma in realtà il tool è già impostato per partire in automatico. Per impostazione predefinita questa operazione verrà eseguita una volta a settimana quando il computer è acceso ma non sta facendo nulla. Se invece volete modificare questo comportamento vi basterà cliccare su “modifica impostazioni” e scegliere l’opzione che desiderate tra giornalmente, settimanalmente o mensilmente e potete anche selezionare l’unità disco su cui effettuare l’operazione nel caso ne avete più di uno nel pc.

    Per quanto riguarda invece gli SSD il discorso cambia, infatti essi non essendo di tipo meccanico non hanno il problema della frammentazione, ma anche qui l’unità disco verrà monitorata e ottimizzata. Windows infatti è capace di riconoscere i tipi di disco installati e di occuparsene in modo adeguato, quindi il mio consiglio è di diffidare di chi consiglia di disattivarla per tale unità ma di lasciare fare tutto al sistema operativo.

    Ripristinare Windows

    Se le operazioni indicate sopra non hanno sortito nessun effetto, allora l’unica soluzione è quella di ripristinare windows. Per farlo hai a disposizione tre modi: usare un punto di ripristino, reinstallare windows o formattare il pc. Vediamoli in dettaglio:

    computer
    • Usare un punto di ripristino: Questa operazione è in pratica un viaggio nel tempo. Utile se hai scaricato un file o un programma che ha causato problemi. Per effettuare questa operazione ti basta digitare “ripristino” sulla barra di ricerca e aprire lo strumento che appare come primo risultato. Dopo aver aperto ripristino configurazione di sistema tutto ciò che dovete fare è selezionare il punto di ripristino desiderato e attendere la fine della procedura di ripristino.
    • Reinstallare Windows: Un operazione che ti permette di reinstallare solo il sistema operativo ma lasciando al loro posto file e programmi. Questa operazione è molto utile per velocizzare il tuo pc, vediamo come procedere: per fare questa operazione basta andare nelle impostazioni di Windows e spostarsi nella voce sistema, cliccare su ripristina il pc e scegliere tra due opzioni, ovvero mantieni i miei file oppure cancella tutto e attendere la fine della procedura.
    • Formattare il pc: Questa è l’operazione più dastrica e da usare se non hai risolto con le altre. Qui però non si ha scelta, si cancella tutto e si ricomincia da capo. Quindi fate prima un backup di tutti i file importanti. Lo step successivo è praticamente quello fatto per reinstallare windows, ma questa volta la scelta sarà di cancellare tutto e scegliere da dove reinstallare il sistema operativo, se da cloud (via internet) o installazione locale.

    Aggiornamento hardware del computer

    Quanto detto fino ad ora era solo lato software, ma i problemi non si riducono solo a quelli, come ti ho detto all’inizio dell’articolo le cause possono essere anche, diciamo così, “strutturali”. Cosa intendo? Beh! che devi mettere mano al portafogli sostanzialmente, questo perchè magari il pc è vecchiotto e l’età si fa sentire, per andare sul sicuro e mettere il turbo al pc sono sostanzialmente tre le cose da fare: sostituire un HDD con un SSD che vi garantirà di avere un avvio e un esecuzione dei vari programmi molto più veloci.

    Magari potete, se avete spazio a sufficenza, optare per un SSD per il solo sistema operativo e lasciare un HDD per contenere tutti i file che desiderate. Altro componente fondamentale per un computer è la RAM, qui potete anche esagerare, infatti più se ne ha e meglio è, ancora di più nel caso fossi un gamer, ma in generale un buon quantitativo di ram è utile per il multitasking e per far girare al meglio alcuni software (oltre i videogiochi) più esigenti in termini di risorse.

    Ultimo ma non per importanza, il processore, infatti senza questo prezioso componente il pc di fatto non potrebbe proprio funzionare in quanto non supererebbe quello che viene chiamato POST, ovvero la sequenza di operazioni iniziali per verificare che l’hardware funzioni bene, l’altro fattore che lo rende importante è che è il nucleo stesso del pc e la componente delegata alle operazioni di calcolo che fanno in modo di farvi apparire il browser o un altro software a schermo. In verità c’è un altro componente fondamentale che è la scheda grafica ma che richiede aggiornamenti più o meno frequenti solo se il vostro scopo è di giocare senza troppi compromessi.

  • Recensione Mx Master 3s

    Recensione Mx Master 3s

    State cercando un mouse per la produttività? In questo caso siete arrivati sulla pagina giusta, il mouse logitech Mx master 3s è quello che fa al caso vostro. Continuate la lettura e vi spiego anche il perchè di questa affermazione. Allacciate le cinture.. si parte!!

    Mx master 3s

    Esteticamente tra l’mx master 3s e il suo predecessore non cambia assolutamente nulla ma non sempre rimanere fedeli al proprio stile è un male. Infatti in questo caso il design e quindi anche l’ergonomia erano e sono eccellenti. La mano destra si adagia perfettamente sul dorso del mouse, sembra quasi un centro benessere per la stessa da quanto è comodo.

    Questo è un punto molto importante visto che questo mouse è votato fortemente per un uso professionale. Quindi strizza l’occhio a chi lo usa per molte ore al giorno, evitandogli così fastidiosi dolori per un uso prolungato.

    A riprova dell’ergonomicità del prodotto basta fare riferimento alle dimensioni dell’mx master 3s che sono di 125x84x51 mm e con un peso di 141 grammi. Come potete ben intuire quindi abbastanza ingombrante e pesantuccio. Caratteristiche però che sono funzionali, in quanto rendono il prodotto adatto a riempire il palmo della mano e di tenerlo stabile senza che scivoli via.

    Ulteriore plus all’ergonomia è data dalla disposizione dei tasti. Sono veramente tanti, visto che oltre ai classici tasti di destra e di sinistra abbiamo due rotelline. Una in posizione classica e una sul lato sinistro del mouse. Poco più sotto di quest’ultima troviamo altri due tasti più un ulteriore tastino sulla base di appoggio. Quest’ultimo a dire la verità quasi invisibile visto che il pollice ci cadrà naturalmente sopra.

    A proposito di tasti ce ne è uno appena sotto la rotellina per cambiare la regolazione dei DPI del mouse. Infine abbiamo la porta usb di tipo C per la ricarica, uno switch e un tastino sotto la base. Lo switch serve per accendere/spegnere il mouse mentre il piccolo tastino serve per scegliere quale dispositivo tra quelli associati controllare.

    Mx master 3s

    Detto dell’ergonomia eccellente, ora è il momento di capire come si comporta questo mouse. Anche in questo caso non posso lamentarmi, avendo questo mouse il sensore ad alta precisione Darkfield ovvero non il solito sensore ottico di cui sono dotati tutti gli altri mouse, bensì di un sensore laser, questo garantisce una miglior precisione arrivando fino a 8000 DPI mentre il suo predecessore si fermava alla metà ovvero 4000 inoltre questo mouse consente l’ utilizzo su superfici difficili come il vetro.

    Queste caratteristiche poi si sposano bene con la tecnologia Mag Speed, ovvero la tecnologia che rende più fluido e silenzioso lo scrolling, rendendo questo mouse perfetto in tutte le situazioni. Nello specifico la rotellina Mag Speed elettromagnetic si adatta al tipo di scrolling impartito dalla nostra mano, quindi se saremo delicati, saremo in grado di leggere il nostro testo in modo molto tranquillo. Se invece il nostro intento è quello di dare una letta veloce ad esempio ad un articolo molto lungo e siamo alla ricerca di un qualcosa di specifico, ci basterà fare uno scrolling più deciso per “scrollare” fino a 1000 righe al secondo.

    Mx master 3s

    Il collegamento dell’mx master 3s può essere effettuato in due modi, o tramite bluetooth o con l’apposito dongle in confezione, il logi bolt. Quest’ultimo è un collegamento più tradizionale del mouse in quanto va semplicemente inserito nella tradizionale porta USB di tipo A del pc per un utilizzo senza fili.

    Il collegamento bluetooth invece si avvale della tecnologia low energy e consente il collegamento in contemporanea di tre dispositivi, ad esempio pc fisso, laptop e tablet e passare dall’uno all’altro tramite il tastino posto sotto la base del muose. Dipende dall’uso che ne farete, ma in generale il collegamento con il dongle offre una minor latenza e di conseguenza maggior precisione ovviamente il discorso cambia se avete l’esigenza di gestire più computer, in questo caso a fare la differenza è anche il software in dotazione.

    Logi Option+, il software da scaricare e installare per controllare mouse e altri dispositivi Logitech, consente di personalizzare ogni tasto del mouse, creare delle smart action per velocizzare molto il lavoro e passare da un monitor all’altro solo facendo scorrere il puntatore aldilà del bordo dello schermo.

    Mx master 3s

    “Con tutte queste funzioni questo mouse avrà un autonomia ridicola” penserete voi, invece vi devo dire che anche qui non rimarrete affatto delusi. L’autonomia dell’mx master 3s è la cosa che mi ha stupito più di tutte, con qualche minuto di carica si possono ottenere fino a 3 ore di autonomia.

    Già questo dato la dice lunga in quanto ad autonomia ma resterete ancora più di stucco nel sapere che con una carica completa si raggiungono senza fatica i 2 mesi senza toccare il cavo di ricarica. Cavo di ricarica da USB tipo A a USB tipo C che garantisce quindi una ricarica molto rapida.

    La confezione è molto essenziale ma non potevo aspettarmi di più, oltre al mouse infatti troviamo i già citati dongle e cavo per la ricarica oltre ai manuli utente e garanzia.

    Mx master 3s

    Forse già lo avete intuito leggendo questa recensione, ma sono rimasto molto soddisfatto da questo mouse. L’ mx master 3s è quanto di meglio possa esserci in questo momento, del resto Logitech non ha bisogno di presentazioni.

    La qualità si paga e questo mouse non è di certo il più economico, ma su Amazon si trova spesso in offerta e quindi si risparmia un bel po’. Il valore aggiunto poi è il software a corredo e la massima personalizzazione, questo lo rende adatto veramente ad ogni tipo di esigenza sia in ambito lavorativo che in ambito “casalingo”.