Categoria: Internet

  • Podcast: Cosa sono?

    Podcast: Cosa sono?


    GIà. Podcast: Cosa sono? Prima di tutto un po’ di storia. Il podcasting (Personal Option Digital Casting) è nato già negli anni 90 ma reso celebre a partire dal 2001 con l’avvento dell’ iPod di Apple. Questa seconda giovinezza da parte di questo strumento si può spiegare con tre fattori congiunti. L’evoluzione tecnologica sempre più orientata allo streaming, la crescente domanda di contenuti digitali da parte dei consumatori finali e il proliferare di nuove piattaforme distributive.

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    • Trovare un argomento: La prima cosa da fare è trovare un argomento, uno di quelli dove si è particolarmente esperto oppure un semplice appassionato poco importa. Quello che conta è non creare confusione all’ascoltatore, per trovare gli argomenti giusti ci si può affidare a Google Trends .
    • Piano editoriale: Un altro punto essenziale è avere un piano editoriale, avere cioè un palinsesto ben strutturato con giorni e orari prestabiliti, in questo modo darai un appuntamento fisso ai tuoi ascoltatori.
    • Creare una scaletta: Sia che tu voglia creare un podcast live o un podcast registrato ne avrai bisogno per ottimizzare i tempi ed affrontare così tutti gli argomenti previsti.
    • Scelta della piattaforma: Sia che tu abbia un sito web o no, dovrai selezionare bene la piattaforma da utilizzare. Perchè nel primo caso puoi ampliare il tuo pubblico attraverso piattaforme come Spotify o iTunes. Nel secondo questo aspetto diventa ancora più importante ed è quindi fondamentale analizzare bene vantaggi e svantaggi.


    Le principali piattaforme da cui fruirne sono: Spotify, Apple Podcast, Google Podcast, Audible; Spreaker ma ne esistono anche di indipendenti e piccole realtà come storielibere.fm e piano P. La distribuzione dei podcast avviene essenzialmente tramite due modelli di reddito: il modello pay, ovvero tramite sottoscrizione e senza intermezzi pubblicitari o con modello adv ovvero fruendo in modo gratuito del contenuto ma con intermezzi pubblicitari.


    Veniamo ora alla domanda principale, come abbiamo avuto modo di vedere il podcast è molto versatile e offre una gran varietà di argomenti da quelli più seri a qualcosa di più frivolo, personalmente amo questo genere di contenuto e lo intervallo spesso con l’ascolto di musica, mi piace poi che siano di breve durata in modo da poterli ascoltare anche in macchina sia anche per brevi tragitti, relegando allo smart speaker l’ascolto di qualcosa di più lungo come ad esempio un intervista, proprio questa sua adattabilità alle diverse esigenze lo rende un compagno ideale in molte situazioni di vita quotidiana.

    Ora che hai scoperto cos’è un podcast e perchè sono utili e piacevoli da ascoltare, vediamo anche come crearne uno partendo da zero, quali strumenti sono necessari e su quali piattaforme pubblicare il proprio podcast.

    In realtà gli strumenti necessari sono veramente molto pochi, un podcaster non necessita di molte cose per registrare. Ha bisogno di un microfono e di un software sul pc, a maggior ragione ha senso investire su un microfono di qualità.

    Per usare questo programma la prima cosa da fare è scaricarlo dal link che trovate in alto, eseguire il file e completare la semplice procedura a schermo.

    Per creare un podcast con questo programma la procedura da seguire è molto semplice:

    • Avvia il programma
    • Assicurati che accanto all’icona del microfono sia selezionata la sorgente di tuo interesse
    • Scegli tra registrazione mono o stereo tramite l’apposito menu a tendina
    • Clicca sul pulsante registra (l’icona con il tondo rosso) assicurandoti di selezionare il dispositivo di input di tuo interesse
    • Quando intendi fermare la registrazione premi il pulsante ferma (quadrato)
    • Per ascoltare il risultato prima della pubblicazione, basta premere il tasto play.
    • Per salvare il lavoro basta andare nel menu file e scegliere la voce esporta come e selezionare il formato desiderato
    • In alternativa è possibile salvare il file audio, rinominarlo, scegliere il formato di file e salvarlo

    Questo programma è sviluppato da Apple è quindi integrato nativamente in tutti i mac, ma è comunque possibile scaricarlo dallo store di Apple. Preincipalmente questo software è pensato per creare musica, ma può essere usato anche per creare podcast con una discreta semplicità, per farlo basterà seguire questi passaggi:

    • Avviare il programma
    • Selezionare la voce nuovo progetto
    • Scegli l’opzione “voce” e clicca sul pulsante scegli
    • Nella nuova schermata individua il box “impostazioni registrazioni”
    • Assicurati che accanto alla voce ingresso sia selezionato il microfono che intendi usare
    • Selezionando l’opzione voice ora sarai in grado di selezionare la tonalità di voce e gli effetti da applicare
    • Dopo aver concluso queste operazioni puoi partire con la registrazione premendo l’apposito pulsante (tondo rosso)
    • per fermarla (anche momentaneamente) premi il tasto di arresto (quadrato)
    • SAlva il lavoro dal menu condividi ed esporta brano su disco
    • spunta il formato audio di tuo interesse
    • imposta la qualità dell’audio dal menu a tendina “qualità”
    • Infine inserisci un nome nel campo “salva con nome”, specifica la cartella di salvataggio e poi spingi su esporta

    Oltre ai due presentati in precedenza e che sono veramente molto validi ce ne sono un altro paio che meritano menzione, sono due software per windows

    • AVS Audio editor: Un valido software per la creazione di podcast che consente di catturare l’audio da qualsiasi fonte, giradischi compresi e di applicare filtri, tagli ed effetti. Consente di convertire i file nei formati più noti.
    • Free Audio Editor: Un altro valido programma per registrare la propria voce e creare podcast, qui è anche possibile lavorare in post produzione ovverfo modificare a posteriori il lavoro appana salvato nei più comuni formati.

    Se non ti piace affidarti ad un software puoi sempre affidarti ad una piattaforma online come spreaker che consente di caricare il file audio e creare podcast in diretta online.

    La versione gratuita della piattaforma ti consente di creare podcast dal vivo della durata di 15 minuti per un massimo di 5 ore/mese.

    Se non vuoi limitazioni e hai la necessità di personalizzare il feed RSS del podcast magari per distribuirlo su Spotify o iTunes dovrai sottoscrivere un abbonamento con queste soluzioni:

    • On air Talent: Permette di creare podcast di 45 minuti e offre un archiviazione di 100 ore/mese. Consente di monetizzare i podcast e di personalizzare i feed RSS. costo 7 euro/meso o 5, 50 euro/mese con fatturazione annuale)
    • Broadcaster: Oltre ad avere tutti i vantaggi del piano precedente (qui si parla di podcast fino a 3 0re e un archiviazione di 500 ore/mese) permette di accedere ad una sezione dedicata alle statistiche del podcast. Costo 20 euro/mese o 18 euro/mese con fatturazione annuale.
    • Anchorman: Offre tutti i vantaggi del piano precedente con la differenza che qui la creazione di podcast live è fino a 5 ore mentre l’archiviazione arriva a 1.500 ore/mese. Costo 50 euro/mese o 45 euro/mese con fatturazione annuale.

    Poi accedi alla tua mail per verificare la tua identità e completare la registrazione.

    Fatto questi passaggi sei pronto ad usare la piattaforma in questo modo:

    • Scegli la voce “crea” in alto a destra.
    • Scegli un opzione tra: carica podcast, registra/trasmetti podcast o importa.

    Nel primo caso, ovvero se vuoi caricare un podcast, dovrai scegliere uno show (il contenitore dei singoli podcast) tramite il menu atendina seleziona uno show. Nel caso non ne avessi ancora creato uno puoi farlo cliccando sulla voce tutti gli show dalla barra laterale a sinistra, ora per caricare il file ti basta selezionare il box sotto Scegli il file che vuoi caricare, selezionare il file di tuo interesse e premi carica. Ora non ti resta che attendere il caricamento del podcast, compilare tutte le informazioni necessarie e pubblicare il podcast premendo su Si, pubblica adesso.

    Nel secondo caso invece devi prima scaricare spreaker studio cliccando sul pulsante scarica adesso, dopo aver avviato il software ed eseguito l’accesso tutto quello che dovrai fare e cliccare su inizia e poi su live o offline, a seconda se si vuole trasmettere live o registrare il pdcast.

    Così come per Spotify anche sulla piattaforma di Apple non è possibile caricare direttamente un podcast ma si deve passare attraverso il link del Feed RSS.

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  • 4g vs 5g: tutto quello che c’è da sapere

    4g vs 5g: tutto quello che c’è da sapere

    Nel mondo mobile ormai non si può più prescindere da una connessione dati sia essa 4g o la recente 5g. Infatti il nostro smartphone non ci consente solo di fare telefonate. Con il tempo ormai si è trasformato nel nostro alleato per gestire molteplici cose. Dalla posta elettronica fino alle nostre amate app di chat è un elemento ormai imprescindibile. Ma quali sono le differenze delle varie connessioni?

    GLI ANTENATI DEL 4G

    Come sempre in questi casi è meglio partire dalle basi passando velocemente in rassegna le connessioni precedenti:

    • GPRS: Qui siamo proprio nella preistoria delle connessioni, si tratta infatti di una connessione 2g (GSM). Estremamente lenta, infatti la velocità è di appena 7.2 KB/s appena sufficiente per aprire siti in versione mobile e anche molto poco sicura.
    • EDGE: Una piccola evoluzione rispetto al precedente infatti si ha una velocità più elevata (29 KB/s). Pur essendo come detto un evoluzione rimane uno standard inadeguato per la maggior parte delle operazioni tranne che per scambiarsi messaggi testuali su Whatsapp.
    • 3G: Lo standard che permette già molto di più rispetto ai precedenti, rendendo di fatto i nostri smartphone dei computer tascabili, con una velocità che arriva fino a 7.2 Mbps. Qui molte operazioni iniziano ad essere soddisfacenti come navigare in rete, controllare la posta o modificare documenti.

    Con l’avvento del 3G in effetti si è avuto una vera evoluzione in termini di connessioni mobili ma il vero boost prestazionale si ha con il 4G.

    4g

    COS’È IL 4G?

    Il 4g o tecnologia di 4° generazione è attualmente la più diffusa tecnologia per quanto riguarda le connessioni mobile. Essa infatti ha scalzato la tecnologia 3g avendo una velocità di molto superiore, stiamo parlando di una velocità di 50 Mbps (con possibilità di arrivare a 100 Mbps) contro i 7.2 Mbps del 3g. Questo si traduce in una migliore gestione specialmente in ambito video, permettendoci di sfruttare il nostro dispositivo per videochiamate e guardare la tv in streaming con una definizione di qualità alta.

    CHE DIFFERENZA C’È TRA 4G E 4G+?

    L’evoluzione del 4g si chiama 4g+ o 4.5g, questa tecnologia sfrutta l’ aggregazione dell’operatore. No, non voglio die che tutti gli operatori si coalizzano per dare più velocità a un dispositivo. Semplicemente il 4g sfrutta una banda mentre il 4g+ sfrutta più bande contemporaneamente. In termini funzionali non offre molto di più rispetto ad una rete 4g, se lo scopo dell’utilizzo dello smartphone rimane limitato alle normali operazioni come la navigazione internet. il discorso cambia se il nostro scopo è scaricare una grande quantità di dati, in un contesto simile il 4g+ ha una grande importanza.

    4g

    COS’É IL 5G?

    Il 5g come indica il termine stesso è la 5° generazione della tecnologia per le connessioni mobili. Più che di una evoluzione in questo caso stiamo parlando di una rivoluzione. Infatti questo standard non è solo un boost di velocità per i nostri smartphone ma grazie alla sua bassa latenza apre le porte a scenari mai visti prima. Questa tecnologia infatti può essere impiegata nel campo medico per operazioni chirurgiche a distanza ad esempio ed è utilizzata già in ambito di intelligenza artificiale per migliorare la tecnologia della guida autonoma. Inoltre questa tecnologia permette di portare connettività in quelle zone poco coperte. Il 5g permette di spingersi a velocità fino a 10 Gbps, capite bene che quindi rispetto alla tecnologia precedente è un enorme passo avanti. Di recente presso il policlinico di Bari è stato possibile eseguire un intervento di chirurgia oculistica a distanza, proprio grazie alla bassa latenza della connessione 5g e una velocità elevatissima di trasferimento dati, un intervento durato poco ma che rende la telemedicina sempre più all’avanguardia.

    crop bearded man using smartphone in living room

    CONCLUSIONI

    Con questo articolo spero di avervi chiarito le differenze tra le varie connessioni ed in particolare tra 4g e 5g. Mi pare chiaro che l’intento è quello di avere una rete mobile sempre più affidabile e veloce non solo ovviamente per quanto riguarda la connessione che possiamo sfruttare con uno smartphone. Con il 5g infatti abbiamo visto che questa tecnologia più delle precedenti si stanno aprendo scenari che fino a qualche anno fa era possibile vedere solo in un film di fantascienza. Con questa tecnologia a beneficiarne sono tutta una serie di innovazioni, dal campo medico fino ai veicoli intelligenti passando per settori non meno importanti come quello della sicurezza. A questo punto però la domanda vera è cosa ci riserverà il 6g? Cosa ancora si potrà migliorare?

  • Parental Control e le altre soluzioni

    Parental Control e le altre soluzioni

    parental control

    Dopo il tanto discusso “Decreto Caivano”, quello che porterà al divieto di usare i cellulari se sopraggiungono determinate condizioni mi sono chiesto in quanti conoscono le opzioni di Parental Control? Con questo articolo voglio fare un pò di chiarezza e illustrarvi le varie opzioni.

    L’IGNORANZA INFORMATICA É IL VERO PROBLEMA

    Il vero problema purtroppo è che le persone sono degli ignoranti informatici, che non si offenda nessuno, ma gli strumenti per arginare i continui casi di violenza e per proteggere i minori ci sono sempre stati. Con il tempo poi si sono anche moltiplicati, ma in pochi li adottano o, peggio ancora, non li conoscono proprio.

    Qui però posso fare qualcosa per voi, elencarvi quelli che sono i principali strumenti da usare. Spiegarvi il loro funzionamento e indirizzarvi verso le soluzioni migliori per proteggere i vostri figli e per rendervi più consapevoli.

    COS’É IL PARENTAL CONTROL?

    Viene chiamato in molti modi dalle varie aziende, c’è chi lo chiama filtro genitori, chi filtro famiglia, più in generale il termine esatto è Parental Control.

    Esso è uno strumento utile per monitorare o bloccare l’accesso a determinate attività online. Senza fare la figura degli “spioni” si può monitorare l’attività dei minori creando un profilo ad hoc, in modo così da limitarne il raggio d’azione.

    Si può trovare su molti dispositivi differenti, come pc, smartphone e tablet ma anche su tv, console etc. Generalmente per essere attivato basta andare nelle impostazioni, attivare l’apposita voce e scegliere un pin o una password.

    Google da tempo ne ha uno sul suo motore di ricerca che è bene attivare e che prende il nome di Google Safe Search.

    Quindi il primo suggerimento che mi sento di darvi è di attivare questo filtro su tutti i dispositivi che avete.

    PARENTAL CONTROL SU IPHONE

    Come abbiamo visto su un altro articolo per attivare il parental control per i prodotti Apple è necessario attivare la funzione tempo di utilizzo. Funzione che monitora in generale l’utilizzo che si fa dello smartphone ma che integra anche un monitoraggio specifico per i bambini.

    COME GESTIRE LE IMPOSTAZIONI SUI DEVICE APPLE?

    • Stabilire limiti ed eccezioni: limitando cioè l’uso di particolari applicazioni ai minori o creando eccezioni invece per quanto riguarda app, ad esempio, quelle educative.
    • Prendervi del tempo: ad esempio bloccando le app e notifiche prima di andare a dormire.
    • Scegliere quali app si possono usare: Impedendo ad esempio di installare le app di social media, bloccare l’uso del browser etc. inoltre con “chiedi di acquistare” potrete approvare e rifiutare gli acquisti in modo da non averne di indesiderati.
    • App Store più sicuro: La sezione “per i più piccoli” su app store è curata nei minimi dettagli per essere un posto sicuro per i bambini, inoltre offre la possibilità di selezionare una fascia d’età.
    • Creare limiti per le app: Con la funzione “limitazioni combinate” è possibile combinare app e siti web e perfino singole categorie in un unico limite facile da gestire. In questo modo si può ad esempio limitare l’uso di app di giochi o di streaming.
    • Decidete chi può parlare con loro: Con “Limitazione comunicazione” è possibile scegliere con chi i bambini possono rimanere in contatto. Questa funzione si estende oltre che alle chiamate anche a FaceTime, Messaggi e contatti iCloud. Ovviamente i numeri di emergenza noti saranno sempre disponibili.
    • Teneteli al sicuro da internet: Con “restrizione dei contenuti” è possibile limitare l’accesso a determinati siti web oppure selezionare i siti web da far visualizzare ai bambini limitando l’accesso solo a quelli selezionati. Inoltre è possibile installare browser progettati per visualizzre solo contenuti adatti ai bambini.
    • Concedete tempo extra ai vostri figli: A volte sul più bello può capitare che arrivi la notifica che avvisa che il tempo a sua disposizione è terminato interrompendo una partita al suo gioco preferito o il suo programma in streaming preferito. In questo caso è possibile concedere un minuto extra per fare terminare la sua attività.
    • Assicuratevi che ciò che vedano sia appropriato: Con la funzione “pochi tocci” potete impedire ai vostri figli di accedere a contenuti audio e video inappropriati per loro.
    • Proteggete i bambini da ciò che vedono o inviano: Con le ultime versioni del sistema operativo è possibile impostare il dispositivo del bambino in modo che le immagini contenenti nudità vengano oscurate e sullo schermo appaia un messaggio contenenti risorse utili e la possibilità di inviare un messaggio a una persona di fiducia.
    • Gestire gli acquisti in app: Molte app gratuite, specialmente giochi, hanno al loro interno la possibilità di effettuare acquisti (i famosi acquisti in-app). Un impostazione in “restrizione contenuti e privacy” consente di bloccarli.

    Avendo un ecosistema molto integrato i suggerimenti qui sopra sono utili allo stesso modo per smartphone, tablet e pc.

    parental control

    PARENTAL CONTROL SU ANDROID

    Su android il discorso si complica, infatti ogni produttore ha le sue impostazioni e quindi le stesse che troviamo su, ad esempio, Samsung possono avere nomi diversi su Huawei. Quindi in questo paragrafo non andrò in dettaglio per ogni singolo produttore. Anche qui ovviamente nel play store sarà possibile impostare un filtro per i più piccoli, il filtro si attiva in questo modo:

    • Apri il Google play store
    • In alto a destra tocca l’icona del profilo
    • Attiva l’opzione Controllo Genitori
    • Crea un PIN
    • Seleziona i contenuti da filtrare

    Da non dimenticare poi che nel mondo android ci sono anche altre risorse da utilizzare per lo scopo ovvero Benessere Digitale (del quale vi ho parlato qui) e Google Family link.

    Come abbiamo già detto i software di parental control esistono già da molto tempo. Google prima ancora del suo recente benessere digitale aveva già creato la sua app, Family link. Il sistema si basa sul cloud e prevede l’installazione di un app (qui per android e qui per iPhone e iPad) che al primo avvio vi chiederà se il dispositivo in uso è gestito dal genitore o viene usato dal minore. Family link al pari della soluzione proposta da Apple offre tutta una serie di controlli per tutelare il minore. Per usare questa app è necessario eseguire questi passi preliminari:

    • Creare un account per il minore e impostarlo sul dispositivo
    • Scaricare l’app sul dispositivo del genitore e creare un gruppo famiglia

    Dopo aver eseguito queste operazioni preliminari si può procedere con la configurazione vera e propria. Una volta installata l’app sul dispositivo del minore e averla associata a quella del genitore tramite codice che apparirà a schermo tutto quello che bisogna fare è semplicemente scegliere cosa permettere o meno al minore.

    parental control

    PARENTAL CONTROL SU PC

    Per quanto riguarda il mondo pc la soluzione si chaima Windows Family Safety, ed è già integrata in windows 10 e windows 11 senza la necessità di scaricare nessun software di terze parti a condizione di accontentarsi di qualcosa di molto basico. tutto quello che si deve fare per attivarlo è:

    • andare nelle impostazioni di windows tramite l’icona dell’ingranaggio o la combinazione da tastiera (logo windows+I)
    • Andare nel sottomenu Account
    • Poi nel sottomenu Famiglia e altri utenti
    • a questo punto creare un account specifico per il minore

    Dopo aver eseguito questi passaggi il software provvederà in automatico a impostare le relative opzioni di default che ovviamente si potranno sempre regolare a piacimento.

    VPN: LA PRIVACY CHE CI SERVE

    Vi ho già parlato più volte sul mio blog delle VPN, questo strumento secondo me rimane una delle prime armi che possiamo adottare per preservare la nostra privacy, visto che offre la possibilità di rendere la nostra navigazione cifrata e quindi nettamente più sicura. Questo tema diventa ancora più importante quando si tratta di minori che per la poca esperienza o per curiosità potrebbero cliccare dove non dovrebbero o mettere password in siti poco raccomandabili. Ecco tutto questo con una VPN sarebbe molto più difficile prima di tutto perchè essa quando è installata su un dispositivo crea un tunnel inaccessibile dall’esterno e poi perchè, come nel caso di NordVPN ha un ottima funzione chiamata Threat Protection, praticamente un antimalware in grado di proteggere te e tuo figlio da frodi informatiche e da hacker ma anche da dawnload dannosi o non richiesti.

    CONCLUSIONI

    Mi piace alla fine di ogni articolo tirare le somme. Come abbiamo visto per difendere i minori di strumenti ce ne sono sia per dispositivi mobili sia per pc, abbiamo visto ancora una volta come una VPN può fare tanto per la sicurezza in generale e per quella dei più piccoli in particolare. Come al solito la chiave di tutto è tenersi informati e aggiornati. Le soluzioni ci sono e saranno sempre maggiori e la sicurezza informatica è un argomento che merita molta attenzione da parte di tutti. Ricordo inoltre che con la VPN è possibile proteggere direttamente il router ( l’apparecchio che usate per connettervi ad internet) a patto che quest’ultimo offra questa possibilità. Spero di essere stato chiaro ed esaustivo, i commenti sono a vostra disposizione.

  • Le passkey ci faranno fare pace con le password?

    Le passkey ci faranno fare pace con le password?

    passkey

    Diciamoci la verità le password ci sono sempre state indigeste. Il doversi ricordare le password di tutti i siti, annotarle sul classico post it o su un agenda per poi ricordarsi dove si mettevano. Insomma una tragedia ogni volta. Per fortuna i tempi sono cambiati e le attenzioni in ambito sicurezza anche, ci sono i password manager e le passkey.. Come dite? non sapete di cosa parlo? bene, allora scopriamolo insieme..

    PERCHÉ USARE UN PASSWORD MANAGER?

    Chi usa molti servizi ha la necessità generalmente di usare molte password. Sperando che non siate tra quelli che usate una sola password per tutto, la soluzione c’è e prende il nome di password manager. Un software cioè in grado di immagazzinare tutte le password e di proteggerle con una master password che sarà l’unica che dovrete ricordare. Questo facilita enormemente la nostra vita online. Non solo, questo software vi permette di salvare anche dati sensibili che non siano necessariamente password, il tutto ovviamente crittografato e quindi ben protetto. Inoltre nel caso il dispositivo in uso ne fosse provvisto al posto della master password potete usare la comodissima impronta digitale. Usare un password manager insomma conviene, io personalmente uso Nordpass e mi ci trovo molto bene.

    COSA SONO LE PASSKEY?

    Mentre le password sono memorizzate sul server del sito e molto spesso sono le stesse per più servizi con la conseguenza che per un malintenzionato sarà facile avere accesso a tutte le informazioni lasciate sui vari siti con le passkey si avrà l’indubbio vantaggio di avere più sicurezza in quanto le chiavi che servono sono due, una pubblica e una privata. Queste due chiavi infatti sono necessarie per autenticarsi nei siti, quella pubblica come nel caso delle normali password è salvata nel server mentre quella privata nel proprio dispositivo. In questo modo se non si possedesse una delle due chiavi il processo di autenticazione fallirebbe. Un altro enorme vantaggio è che sarebbero ridotte se non azzerate del tutto truffe per convincerci a dare dati a siti che si spacciano per quelli ufficiali.

    man hacker concept

    NORDPASS: NON SOLO PASSWORD E PASSKEY

    Innanzitutto partiamo dalle basi, dietro a Nordpass c’è la stessa software House di NordVPN. Fondata nel 2012 ha come missione principale quella di rendere sicura la nostra navigazione e i dati che decidiamo di dargli in pasto. Già questo a mio parere dovrebbe far riflettere e dargli almeno una chance visto che hanno un ottima politica del soddisfatti o rimborsati

    Tornando ai punti di forza di Nordpass al primo posto metterei la facilità d’uso, la sicurezza e un interfaccia grafica semplice ed intuitiva. Le password salvate sia manualmente che da browser attraverso apposito file .csv sono disposte in ordine alfabetico ma si può ricorrere anche alla barra di ricerca. Ho trovato molto utile il sistema che indica quanto è sicura la password scelta e il generatore di password che a mio avviso fa risparmiare molto tempo e rende ancora più difficile la vita ai malintenzionati. Sotto al cofano però si nasconde la vera forza, infatti anche qui abbiamo tutta la sicurezza che possiamo trovare nella VPN a livello di crittografia, ma anche l’ autenticazione a due fattori e backup automatici.

    brass colored keys

    CONCLUSIONI

    In conclusione non ha davvero molto senso usare ancora metodi come post it o agende, siano esse cartacee o digitali. Meglio affidarsi ad un password manager come Nordpass pass che oltre le password può salvare altri dati sensibili e ovviamente anche le passkey. Per quanto riguarda le passkey sono estremamente a favore visto che si va a toccare per me un punto molto importante come la sicurezza in internet. Tuttavia non credo che i tempi siano ancora maturi per abbandonare del tutto le password, ma la tecnologia corre veloce e tutto può cambiare velocemente. Com’è il vostro rapporto con le password? Avete mai pensato di usare un password manager?

  • ChatGPT e il futuro dell’intelligenza artificiale

    ChatGPT e il futuro dell’intelligenza artificiale


    l’intelligenza artificiale (IA) che consente ad un computer di risolvere problemi attraverso il processamento dei dati raccolti da vari sensori. Sarà in grado di cambiare e migliorare le nostre vite?

    L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NEL QUOTIDIANO

    high angle photo of robot


    Nelle nostre giornate questo tipo di tecnologia è già presente in molti ambiti a cominciare da quel ormai inseparabile compagno di viaggio chiamato smartphone. Con il nostro fido assistente virtuale, che sia Apple o Google, a correre in nostro aiuto per qualsivoglia informazione. Dal rispondere a semplici domande all’organizzazione del proprio calendario e quindi della giornata. Ma l’applicazione della IA non si ferma di certo qui andando a spaziare praticamente in tutti i campi. Insomma ce n’è davvero per tutti, nel tempo poi grazie a computer sempre più potenti questa tecnologia si è ulteriormente affinata. Dando vita a cose che fino a qualche decennio fa avremmo visto solo su un film di fantascienza.

    QUALCOSA DA EVITARE O DA FARSI AMICA?

    woman pointing finger on bionic hand


    Partiamo dalle basi, innanzitutto perché GPT? GPT è l’ acronimo che sta per Generative Pretrained Transformer ( programmatore preaddestrato generativo). Una meraviglia messa a punto da OpenAI società fondata dai visionari Sam Altman, Reid Hoffman, Peter Thiel ed Elon Musk (poi uscito dall’azienda nel 2019). Le chat bot attuali sono in grado di rispondere a poche e semplici domande per poi mettervi in contatto con un essere umano per assistervi in modo più preciso. Questo fino all’avvento di ChatGPT, un IA in grado di produrre testi proprio come farebbe un essere umano con tanto di punteggiatura appropriata. Quindi non stiamo parlando di un assistente personale tipo Alexa ma di un qualcosa di molto più sofisticato ed evoluto, un sistema che utilizza algoritmi sofisticati e un database immenso e in costante evoluzione.

    ODIARLA O AMARLA?

    robot holding a red flower


    Indubbiamente è una domanda lecita da farsi. Come in tutto ci sono pro e contro, se usata al meglio questa tecnologia può portare molti benefici. Essa infatti si può utilizzare per quei lavori altamente pericolosi con l’ausilio di robot e creare così nuovi posti di lavoro sfruttando la crescita di industrie di settore, una miglior efficienza nella sanità e rendere più sicuri automobili e trasporti, ma anche prodotti e servizi su misura, rendere più accessibile l’informazione e l’istruzione e infine rendere ancora più efficiente la sicurezza, con un occhio di riguardo alla nuova frontiera quella cioè degli attacchi informatici anche in ambito bellico.

    Fino ad ora abbiamo analizzato i vantaggi ma quali sono invece i punti a sfavore di questa tecnologia? primo fra tutti il problema privacy che di fatti ha portato al blocco temporaneo della piattaforma poi ripristinata. Ma anche nel mondo del lavoro, indubbiamente come abbiamo visto rendendo più sicuri determinati lavori ma al contempo sostituendo di fatto l’essere umano, anche nel campo della sicurezza poi ci possono essere delle falle, ad esempio se mal sfruttata questa tecnologia potrebbe portare ad una perdita di controllo su armi distruttive. Questi sono tutti pro e contro che è bene valutare, indubbiamente però dove ancora (e forse mai) questa tecnologia non potrà arrivare è leggere, interpretare e replicare le nostre emozioni ed i nostri sentimenti.

    Quali precauzioni usare su internet?

    CHI LA AMA E CHI LA ODIA

    Abbiamo già detto che come tutte le tecnologie c’è chi la ama e chi la odia, chi ne fa un buon uso e chi invece lo sfrutta per scopi poco nobili, sicuramente è una tecnologia ancora in fase embrionale e come tale ha le sue falle, lo stesso Elon Musk ha espresso la sua preoccupazione, c’è poi chi come Bill Gates ne parla con toni entusiastici, dichiarandola la scoperta più importante del settore, ma anche tra gli allenatori di calcio, tra chi vede la possibilità di nuovi guadagni e, come già detto, di nuovi posti di lavoro e aperture di nuove startup

    E GLI ALTRI?

    Gli altri, o meglio una in particolare, non è rimasta certo a guardare. Sto parlando ovviamente di Google, che si è sentita minacciata da questo nuovo software e dalla prospettiva che Microsoft la stia già sfruttando per potenziare sia il motore di ricerca sia il browser. Al recente evento per sviluppatori (Google I/O) infatti è stato presentato Bard concorrente proprio di ChatGPT. il chat bot di Google (prima conosciuto con il nome project sparrow) promette meraviglie e sarà presto disponibile in molte lingue italiano incluso. Annunciando già l’arrivo a breve di estensioni ed implementazioni nei servizi Google.

    A tale proposito alla conferenza si sono fatti esempi molto interessanti e concreti, come la possibilità di avere un servizio come maps ancora più utile con informazioni del traffico ancora più dettagliate e con simulazioni dello stesso in tempo reale e anche l’aggiunta delle informazioni meteo. L’ altra novità invece ha riguardato il servizio Google Foto facendo vedere le nuove opzioni di modifica delle foto che consentiranno di spostare elementi o di cancellarli direttamente senza la necessità di avvalersi di strumenti professionali. Insomma la battaglia sull’ intelligenza artificiale si fa lunga ed interessante.

    Come si dice spesso però tra i due contendenti a godere potrebbe essere il terzo. Di chi sto parlando? Di ex dipendenti di OpenAI che hanno deciso di mettersi in proprio e grazie alle loro conoscenze hanno creato un terzo chatbot che prende il nome di Claude AI. Questo chatbot promette di essere ancora più performante e di essere più…intelligente rispetto la concorrenza. Tutto bellissimo ma c’è un problema l’accesso è consentito solo dagli USA e dal Regno Unito, per fortuna in soccorso ci viene una nostra vecchia conoscenza ovvero la VPN. Con l’ausilio di questo strumento si può usare tranquillamente anche nel nostro Paese e rimanere anche piacevolmente sorpresi da qualche sua risposta, provare per credere. Voi cosa ne pensate di questi chatbot? Siete affascinati da questi nuovi interlocutori virtuali?

  • Neuralink: Cos’è e perché è importante

    Neuralink: Cos’è e perché è importante

    Tra le tante applicazioni della tecnologia, una tra le più utili in assoluto è quella dei dispositivi impiantabili come Neuralink. Una specie di microchip, da implementare nelle connessioni neurali, che apre le porte a una rivoluzione di gran lunga superiore ai chat bot tipo ChatGPT.

    Neuralink

    COS’É LA NEUROTECNOLOGIA

    La neurotecnologia comprende qualsiasi metodo o dispositivo elettronico che si interfaccia con il sistema nervoso per monitorare o modulare l’attività neurale. Essi permettono letture dell’attività neurale per controllare dispositivi esterni. Come le neuroprotesi, l’alterazione delle attività neurali tramite la neuromodulazione per riparare o normalizzare la funzione colpita da disturbi neurologici o aumentare le capacità cognitive.

    In particolare quella di cui voglio parlare è la connessione cervello-computer e ancora più specificatamente di Neuralink.

    SEMPRE LUI

    Sempre lui, già, Elon Musk il visionario per eccellenza, quello di Tesla, twitter e di ChatGPT. Ma anche fondatore di Neuralink, la startup neurotecnologica che si occupa di studiare il modo di implementare i chip nel cervello e rendere possibile l’impossibile

    Rendere la vita più semplice a soggetti con patologie neurologiche, è questa la missione dell’imprenditore e della sua startup.

    Il team di ricercatori si sta occupando di sviluppare delle Brain Computer Interface (BCI). Sistemi elettronici in grado di interpretare e comunicare con il cervello umano. Questi chip secondo le intenzioni della startup potranno essere utilizzati nel trattamento di numerose patologie, come ad esempio il morbo di Parkinson, paralisi ed altre condizioni neurologiche.

    In questa fase del progetto l’obiettivo infatti è quello di migliorare l’indipendenza nella vita quotidiana di pazienti affetti da paralisi.

    clear mannequin on dark blue background

    Neuralink ha le dimensioni di una moneta ed è composto da due elementi: il thread e il link che vengono implementati nella calotta cranica.

    I thread sono elettrodi del diametro di un 1/20 del capello umano che vengono innestati all’interno del cervello e registrano l’attività cerebrale.

    Il link invece è il guscio, il chip che si occupa di trasmettere i dati immagazzinati dai thread e trasportarli dal cervello ad un dispositivo esterno (computer o smartphone)

    Pensiamo per un attimo a cosa succede quando stiamo usando ad esempio il nostro smartphone, generalmente per fare qualsiasi cosa muoviamo le dita sullo schermo, questo che sembra un gesto banale in realtà necessita di una straordinaria interconnessione tra cervello e corpo. Ecco lo scopo di Neuralink. Capire ed interpretare i pattern di attivazione dei nostri neuroni che ci consentono di comandare il nostro corpo e fargli eseguire delle azioni.

    Nel video qui sotto possiamo vedere un esempio paratico del funzionamento:

    Come si può vedere il macaco sta giocando a un videogioco muovendo un joystick (a destra) mentre viene nutrito con della polpa di banana. Mentre gioca i thread come abbiamo detto registrano i pattern di attivazione dei neuroni associati ai relativi movimenti della zampa. Successivamente il link codifica il segnale trasformandolo in codice binario e ciò permette all’operatore di conoscere la relazione tra pattern cerebrali e movimenti della zampa. A questo punto la scimmia può giocare a Pong senza muovere il joystick.

    Da questo esempio, quindi, possiamo intuire i possibili risvolti di questa tecnologia in campo medico. Potrebbe ad esempio consentire di muovere “con il pensiero” un cursore a schermo o usare lo smartphone a quei pazienti che sono affetti da qualche tipo di paralisi. Ma le applicazioni in tal senso possono essere tante.

    A dire il vero Neuralink non è il primo apparecchio di questo tipo in assoluto. Già nel 1961 fu installato il primo impianto cocleare. In pratica un orecchio bionico in grado di stimolare il nervo uditivo e quindi di dare la possibilità di sentire di nuovo in quei soggetti con malformazioni gravi e dove normali apparecchi acustici non hanno sortito gli effetti sperati.

    La sostanziale differenza tra Neuralink e il suo precursore è che il primo si limita a stimolare il nervo acustico, mentre il secondo si interfaccia direttamente con il cervello e “imparano” le associazioni tra gesti e pattern neurologici.

    top view of a neuron sculpture in the lawn

    IL VIA LIBERA

    Notizia di pochi giorni fa è il via libera da parte della FDA (Food and Drugs Amministration) alla fase di test di questa tecnologia sull’uomo nonostante alcune perplessità ancora da risolvere come quelle delle batterie al litio e il rischio di potenziali danni causati da piccoli fili che permettono il collegamento dell’impianto neurale.

    Nel primo caso la preoccupazione maggiore riguarderebbero in modo particolare la capacità di ricarica transdermica che in caso di malfunzionamento potrebbe mettere a rischio il tessuto circostante.

    Un altra preoccupazione poi è quella legata alla sostituzione del dispositivo collegato al cervello visto che è dotato di filamenti attraversati da corrente elettrica, inoltre la startup deve fare i conti con alcune accuse mosse dagli organi federali degli USA come quella sugli animali e quella sui trasporti.

    Insomma siamo solo all’inizio e sicuramente è una tecnologia che ha ancora i suoi limiti, certo è però che avrebbe l’indubbio merito di rendere un po’ più “umani” persone che fino ad ora non hanno potuto condurre una vita come avrebbero voluto e meritato. 

    DALLA TEORIA ALLA PRATICA

    Come nel caso di Keith Thomas, un 45enne diventato quadriplegic dopo un tragico incidente di immersione nel 2020. Dopo questo incidente che ha scosso tutto il mondo, gli scienziati del Feinstein Institutes della Northwell Health sono stati in grado di ripristinare seppur parzialmente il movimento e la sensibilità di Thomas utilizzando impianti cerebrali alimentati dall’ intelligenza artificiale. Intervento reso possibile grazie ad un intervento chirurgico di “doppio bypass neurale” ovvero impiantando dei microchip nel cervello nelle aree che controllano il movimento e la sensibilità tattile della mano tutto questo interagendo con algoritmi di intelligenza artificiale che “ricollegano” cervello, corpo e midollo spinale interpretando i pensieri di Thomas e traducendo in azioni. In questo modo quando Thomas pensa di muovere un braccio, i segnali dal chip cerebrale attivo una serie di elettrodi sulla sua spina dorsale e sui muscoli del braccio per stimolare il movimento.

  • Streaming: Cos’è e tipologie

    Streaming: Cos’è e tipologie

    In principio, prima dell’evoluzione tecnologica c’era un mondo analogico in ambito audio/video. Un mondo fatto di musicassette, vhs e dischi in vinile prima, per passare ai più moderni cd, dvd, Blu-ray poi. Fino ad arrivare ad oggi dove qualsiasi supporto fisico è quasi obsoleto e dove a farsi strada sono i servizi di streaming.

    COS’É LO STREAMING?

    streaming

    Lo streaming non è altro che uno scambio di dati tra il servizio che offre il contenuto che vogliamo vedere (sia esso audio o video) e il nostro device. Il tutto ovviamente viaggia su internet e quindi con lo scambio di pacchetti di dati. Ad esempio, non appena il computer o il telefono riceve i dati corrispondenti all’inizio di un film sarà possibile iniziare a guardarlo. Mentre noi utenti iniziamo a guardare (o ascoltare) il nostro contenuto, il resto dei dati è trasmesso ai nostri dispositivi.

    In termini tecnici quindi i contenuti sono suddivisi in pezzi più piccoli per consentire di arrivare al proprio lettore audio e video che li ricostruirà nuovamente nel proprio buffer. Quando la connessione internet è troppo lenta il lettore rimane bloccato dando vita ai noti problemi di buffering.

    Per fornire contenuti per lo streaming, le aziende hanno bisogno di server o piattaforme cloud per l’archiviazione. I colossi del settore come Netflix dispongono di reti per la distribuzione di contenuti che tengono quelli più popolari memorizzati nella cache e in prossimità del luogo in cui verranno trasmessi in streaming. Questo consente di ridurre la latenza e i costi della larghezza di banda e rendere più facile il tutto.

    Come consumatore di contenuti streaming, avrai bisogno solo ed esclusivamente di una buona connessione internet, affidabile e veloce. Infatti il requisito minimo richiesto è di una connessione di almeno 2 Mbps (Megabit per secondo) al fine di garantire una buona esperienza di streaming. Ovvero senza ritardi o riduzioni di qualità. Il discorso cambia nel caso la qualità ricercata sia in HD o 4K in questo caso il minimo richiesto sarà di almeno 5 Mbps.

    STREAMING E DOWNLOAD: LE DIFFERENZE

    Streaming e download non sono la stessa cosa. Quando scarichi un film o una canzone questo viene archiviato all’interno di un hard disc o nella memoria dello smartphone/tablet. Nella maggior parte dei casi puoi cominciare a guardare o ascoltare solo dopo che il download è terminato. Lo streaming al contrario riproduce contenuti multimediali senza necessità di occupare spazio prezioso.

    Sicuramente con il download si ha il vantaggio di non avere problemi di buffering e di salvare i tuoi contenuti in una posizione comoda ma se si ha intenzione di scaricare molti contenuti, come film in HD, esaurirai molto presto tutto lo spazio disponibile.

    Molti servizi streaming offrono la possibilità nelle loro piattaforme di effettuare il download di contenuti in modo tale che per l’utente sia possibile usufruirne anche se in quel momento non dispone di una connessione wifi, ad esempio in viaggio, ma per i motivi menzionati poco sopra non esagererei molto con questa soluzione.

    TIPI DI CONTENUTI

    Come abbiamo visto lo streaming può riguardare contenuti audio e video e quindi includere sia musica dei vari artisti che podcast. Per quanto riguarda invece lo streaming video l’offerta prevede film e serie tv ma anche programmi live, contenuti autoprodotti come nel caso dei video su YouTube e Twitch ma lo streaming riguarda anche il mondo gaming con l’avvento dei servizi di cloud gaming quelli per intenderci inclusi con playstation plus, xbox live e switch online.

    I primi contenuti ad essere trasmessi in massa sono stati quelli video grazie alla diffusione di servizi come YouTube. Qui come già detto in precedenza un ruolo importante lo gioca la nostra connessione che deve consentire un buon buffering senza interruzione.

    Ricordo inoltre che come abbiamo visto in questo articolo per non avere problemi di geoblocking è utile affidarsi ad una VPN oltre che per una maggior sicurezza in generale.

    VANTAGGI DELLO STREAMING

    Indubbiamente i vantaggi dello streaming sono tanti ed in questo paragrafo ve li elencherò uno ad uno:

    • Ottieni una riproduzione immediata: non devi più attendere che il contenuto venga scaricato. Con lo streaming puoi iniziare ad ascoltare o guardare quello che vuoi immediatamente.
    • Evita costi elevati e la pirateria informatica: potrebbe essere costoso acquistare un cd o un download digitale di tutti i gruppi che ti piacciono. E scaricare album da siti torrent è illegale. Lo streaming ti offre in questo caso il meglio dei due mondi visto che con una somma esigua mensile si avrà accesso a tutta la musica dei propri artisti preferiti.
    • Risparmia spazio: l’ho già detto ma ripeterlo non fa male, a differenza del download con lo streaming non si hanno problemi di spazio. Visto che nessun file audio o video verrà archiviato nel tuo disco rigido.
    • Accedi a contenuti live: desideri assistere a eventi live importanti come dibattiti politici o eventi sportivi ma non hai una tv nei paraggi? nessun problema puoi seguire il tutto dal tuo portatile o dallo smartphone/tablet.
    • Accedi a contenuti anche dall’estero: Anche qui repetita iuvant. Mettiamo che sei in viaggio all’estero ma vuoi vedere il tuo programma preferito come se fossi sul tuo divano a casa? Uno dei vantaggi offerti dalle VPN è che puoi cambiare il tuo indirizzo IP per ricevere in streaming i contenuti preferiti del tuo paese di origine anche dall’estero.

    SVANTAGGI DELLO STREAMING

    Dopo aver analizzato i vantaggi dello streaming, vediamo anche i suoi contro che sostanzialmente si possono sintetizzare in tre punti:

    • Connessione: lo abbiamo già visto, il fulcro di tutto nello streaming è la connessione e quindi se non si ha una connessione di qualità da un vantaggio si trasforma presto in svantaggio.
    • Costi: no tranquilli non sto parlando del singolo abbonamento ad un servizio, ma piuttosto alla scelta di sottoscrivere più abbonamenti insieme. Qui è importante a mio avviso valutare bene i cataloghi virtuali messi a disposizione dell’utente.
    • Privacy: Già perché tutto quello che facciamo online viene tracciato, vengono raccolti dati per profilare gli utenti e sapere i loro gusti.

    COSA BISOGNA AVERE PER UN ESPERIENZA OTTIMALE?

    Per uno streaming ottimale ci sono alcune soluzioni da seguire che renderanno la vostra esperienza unica.

    • Potenzia il Wi-Fi: Una velocità sufficiente è essenziale per lo streaming. Quindi è importante controllare la potenza del segnale e nel caso potenziarla.
    • Riduci il buffering: oltre alla velocità della connessione ci sono altri “trucchetti”. Ad esempio mettere in pausa lo streaming per consentire al buffer di ricostruirsi o chiudere le altre applicazioni non necessarie così da consumare meno risorse, in ultimo passare ad una connessione cablata se si usa il Wi-Fi.
    • Sblocca le opzioni di streaming: Solito discorso per sbloccare le opzioni di streaming, ad esempio se si è all’estero basta affidarsi ad una vpn che impedisce anche le limitazioni di banda dagli ISP e offre protezione mentre si utilizzano Wi-Fi pubbliche.
    • Pulisci il tuo pc: non intendo con panni e prodotti. Intendo pulizia da tutti quei file spazzatura che le normali attività e la navigazione web lasciano sul pc e che potrebbero creare problemi allo streaming. Ad esempio usando il tool interno di Windows di pulizia disco o Ccleaner
    • Assicurati di avere memoria sufficiente: La RAM è una componente fondamentale nel pc quindi bisogna averne sempre un buon quantitativo adeguato alle proprie esigenze, altrimenti si può incorrere in colli di bottiglia che rallentano tutte le operazioni, streaming compreso.
    • Ottimizza il pc per il gioco: Che tu voglia riprodurre giochi in streaming o giocare online, è sempre una buona idea potenziare la tua piattaforma di gioco per un esperienza ottimale.

    CONCLUSIONI

    Come abbiamo avuto modo di vedere in questo articolo lo streaming ha preso sempre più piede in un mondo tecnologico che avanza velocemente, soppiantando i supporti ottici o andando ancora più indietro vinili e vhs. Abbiamo anche visto quali sono i vantaggi e i (pochi) svantaggi dello streaming. Svantaggi per altro facilmente risolvibili con un po’ di attenzione, basta infatti usare un pizzico di cervello e gli strumenti adatti come una VPN per escluderli e godersi il proprio film, album o gioco preferito in santa pace. Così come serve un po’ di cervello per non incappare in siti poco raccomandabili, è ovvio che se un titolo di un film, ad esempio, che è ancora nelle sale è già in streaming e su una piattaforma semi sconosciuta invece che su Prime Video o Netflix qualche domanda me la farei, come dico sempre insomma la prima arma di difesa siamo noi utenti.