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  • Backup dei dati: il nostro primo alleato nella cyber security

    Backup dei dati: il nostro primo alleato nella cyber security

    In questo blog spesso vi parlo di sicurezza, oggi esploreremo insieme la prima arma di difesa, il backup. Perchè l’ho definita la prima arma di difesa? Sostanzialmente per un motivo molto semplice, ci evita grossi grattacapi.

    backup

    Il backup infatti non è solo utile per ripristinare i dati in caso nel computer si annidasse un virus, ma anche semplicemente come salvagente nel caso di errore umano. In questo articolo quindi analizzerò e vi spiegherò quali sono i metodi di backup esistenti e come effettuarli sulle varie piattaforme e app tipo whatsapp.

    Cos’è il backup?

    Formalmente backup significa fare una copia e archiviare i file in uno spazio secondario, sia esso fisico o virtuale, al fine poi di poterli ripristinare in caso di necessità. Ad esempio, se abbiamo dei file importanti su pc possiamo decidere di fare una copia su un hard disk esterno o su un servizio cloud. In questo modo non sarà più necessario preoccuparci se un file va perso per un qualsiasi problema. I backup inoltre possono essere di tre tipologie differenti:

    • Completo: Il più facile e il più ovvio, con questo tipo di backup infatti si copiano tutti i file.
    • Incrementale: In questa modalità sono copiati solo i file modificati dall’ultimo backup.
    • Differenziale: In questo caso sono copiati solo i file modificati dall’ultimo backup completo.

    Sapendo quali tipi di backup ci sono è inoltre possibile stabilire la strategia giusta da adottare per le proprie esigenze, anche in base all’uso che si fa del device in questione sia esso un pc o uno smartphone. Un esempio potrebbe essere un backup completo una volta al mese e uno incrementale giornalmente, ma ripeto tutto dipende dall’uso che fate dei vostri device.

    backup

    A cosa serve fare un backup?

    Come già detto nell’introduzione di questo articolo, fare i backup è fondamentale. Prima di tutto per la nostra sicurezza online, infatti questa operazione si rivela molto utile in caso di infezione da virus, in che modo? molto semplice, mettiamo il caso che un giorno accendendo il pc vi ritrovate con un comportamento anomalo, magari sentite la ventola che gira più del dovuto e analizzando il lavoro della cpu come vi ho spiegato in questo articolo vi rendete conto che sta fissa al 100%, che è lento in tutte le operazioni anche le più semplici.

    Ecco in uno scenario del genere, può capitare che una parte di dati sia danneggiata, l’unico modo per risolvere il problema è aver fatto una copia di riserva. Questo non è l’unico scenario possibile, infatti può capitare che per errore o distrazione possiamo cancellare un file, anche in questo caso se avessimo fatto una copia di riserva potremmo essere molto più tranquilli.

    Come avete intuito quindi fare una copia di riserva dei dati è un operazione fondamentale se si vuole stare più tranquilli. Ora rimane da capire come va fatto e su quali supporti va eseguito.

    backup

    Come fare un backup?

    Ora che sapete perchè è importante fare una copia di riserva dei propri dati non ci resta che vedere come farla. Però prima è anche importante sapere le varie fasi che compongono il processo:

    • Identificazione dei dati critici: Il primo passo da eseguire, sempre che non si sia scelto di fare una copia completa e quindi di tutti i file, è scegliere quali file includere.
    • Scelta della tecnologia: Qui dipende molto dai vostri gusti personali, potreste ad esempio optare per un hard disk esterno, un servizio cloud o un nas. Ovviamente la soluzione migliore qui non esiste, sta solo alle vostre esigenze e preferenze.
    • Pianificazione dei backup: Una volta scelto dove effettuare il backup, come detto in precedenza bisogna scegliere quando effettuarlo, ecco che quindi diventa necessario pianificare quando e con quale frequenza esso viene effettuato.
    • Esecuzione del backup: In questa fase, quindi si avvia l’esecuzione della copia dei file, ovviamente più sono in termini numerici ma anche di dimensioni e più il processo sarà lungo.
    • Controllo e verifica: Questo punto viene spesso trascurato ma in realtà è molto importante, infatti è sempre bene verificare che tutto sia andato nel verso giusto in termini di integrità dei dati altrimenti al successivo ripristino potremmo trovarci con brutte sorprese.
    • Ripristino dei dati: Eccoci all’ultima fase, quella del ripristino dei dati, come abbiamo visto per svariate ragioni può esserci una perdita dei dati o magari necessitiamo di spostare dati da un vecchio device ad uno nuovo.

    Tecniche e tecnologie da usare

    Ora che abbiamo visto le varie fasi per fare una copia di riserva dei dati è anche importante capire dove è meglio farle queste copie, quindi quali tecniche e tegnologie usare:

    Tipi di supporti

    • Supporti removibili: Il grande classico, infatti questi supporti siano essi cd, dvd, chiavette usb sono ancora oggi molto usati per la loro facilità e portabilità. Presentano però degli svantaggi come ad esempio la poca capacità a disposizione in termini di spazio di archiviazione e la deperibilità di tali soluzioni.
    • Ridondanza: Ecco un punto fondamentale, infatti è sempre una buona idea fare delle copie di riserva su più dispositivi o servizi. In questo modo è ulteriormente minimizzato il rischio di perdita di dati. Si può usare in diversi modi:
    1. Hard disk multipli
    2. Tecnologia RAID
    3. Servizi di cloud backup
    Cosa significa RAID?

    Il RAID combina più hard disk in un unica unità storage, distribuendo i dati in vari modi a seconda del livello RAID utilizzato. Aumenta la protezione dei dati, e in alcuni casi, aumenta le prestazioni

    • Hard disk esterni: Gli hard disk esterni sono un opzione popolare per il backup di dati per la loro praticità e facilità d’uso. Essi si collegano al computer tramite cavo USB e offrono un ampio spazio di storage. Sono portatili e consentono di archiviare e spostare i dati per una maggiore sicurezza. Inoltre, offrono un processo di backup relativamente veloce rispetto ad altri metodi. I due svantaggi principali sono il danneggiamento del disco rigido nel caso di caduta accidentale e il furto in quanto oggetti “esterni”.
    • Dispositivi hardware: Si tratta di dispositivi dedicati specificatamente alle copie di sicurezza dei dati. Spesso dispongono di software di backup integrato e supportano vari tipi di storage come hard disk, unità a nastro e cloud storage. Offrono una soluzione completa e all-in-one per le aziende e offrono funzioni extra quali deduplicazione dei dati, crittografia e scheduling automatico. Sono quindi molto sicuri ma in genere molto costosi.
    • Software di backup: Questa soluzione è la migliore per quanto riguarda automatizzare e semplificare il processo. Esistono diverse opzioni, da quelle gratuite e semplici a quelle più avanzate e ricche di funzionalità. Aiuta a garantire che i dati vengano salvati in modo efficiente e sicuro, consentendo un facile e rapido recupero in caso di disastri. Per quanto riguarda le aziende potrebbe essere la soluzione migliore a patto che il software offra: automazione (scheduling), backup incrementali e differenziali e crittografia.

    • Backup cloud: Una tecnologia che merita sicuramente attenzione è quella cloud, si divide in due sottocategorie: privati e pubblici. La differenza sta nel fatto che in quella privata i dati vengono backuppati su diversi server all’interno dello stesso data center locale mentre in quella pubblica l’utente (o aazienda) si affida ad un servizio cloud (dropbox, Google drive etc.) con la possibilità di pagare un abbonamento per spazio di archiviazione aggiuntivo.

    Conclusioni

    Eccoci arrivati alla fine di questo viaggio alla scoperta del backup e della sua importanza nella strategia di sicurezza che spero state già utilizzando e integrerete da oggi in poi con uno dei sistemi di backup appena visti. Io personalmente mi affido alle soluzioni interne dei vari sistemi operativi sia sul mio pc che sul mio smartphone e copio poi i miei file su più servizi cloud in questo modo mi garantisco la ridondanza dei dati e riduco al minimo il rischio di perdere i dati.

    qui sotto vi lascio un video di confronto tra il nas e il cloud storage:

  • Alternative Telegram: le migliori da usare

    Alternative Telegram: le migliori da usare

    In questo nuovo articolo voglio farvi conoscere le migliori alternative a Telegram. Quelle più quotate almeno, visto che gli store digitali di iOS e Android pullulano di app di messaggistica.

    Gli ultimi eventi infatti hanno aperto il dibattito su quanto sia sicura telegram come app. Le vicende che hanno visto l‘arresto di Pavel Durov (fondatore inseme al fratello dell’app Telegram). Al netto di capire se la colpa è di chi ha fondato l’app o di chi la usa in modo errato, nei prossimi paragrafi scopriremo le alternative migliori a telegram.

    Cos’è Telegram

    Alternative telegram

    Come sono solito fare su queste pagine partiamo come sempre dalle basi. Telegram non è altro che una delle app più utilizzate per scambiare messaggi di testo, foto, video, seguire canali e molto altro (approfondite dal link).

    Per esattezza è la quarta più usata a livello mondiale, quindi come potete ben intuire con un bacino di utenza enorme. D’altronde le app social, quindi anche le app di messaggistica istantanea,sono quelle dove passiamo la maggior parte del tempo in rete.

    Quali sono le alternative a Telegram migliori?

    Molto spesso la scelta dell’app di messaggistica istantanea da utilizzare viene fatta in base a due criteri: in quanti usano la stessa app dei propri contatti in rubrica e, in misura minore, il livello di sicurezza e privacy offerto dalle stesse.

    Proprio riguardo questo ultimo punto, ci tengo a fare una piccola precisazione, quanto accaduto intorno a Telegram è il risultato di un elevato grado di sicurezza e privacy dove i malintenzionati hanno trovato terreno fertile in quanto non controllabili.

    Vantaggi e svantaggi

    alternative telegram

    Ma passiamo ora al tema centrale di questo paragrafo e dell’intero articolo, ovvero quali sono le alternative a Telegram:

    Whatsapp: Penso che sia inutile dire che la principale app concorrente è proprio lei, visto la sua ampia diffusione, tanto da renderla la più usata a livello globale. Dotata di crittografia end-to-end e tante utili funzioni oltre i messaggi testuali come videochiamate, stati, community, condivisione di posizione, foto e video ma anche di file. Usa lo stesso standard crittografico di Signal (che vedremo più avanti), quello che fa storcere il naso a molti è la sua appartenenza al gruppo Meta, lo stesso di Facebook.

    Facebook Messanger: A proposito di Facebook eccoci alla seconda app più utilizzata a livello globale, del resto gli iscritti a facebook sono molti e non c’è quindi da meravigliarsi. Usa anch’essa la crittografia end-to-end anche se è stata poco pubblicizzata da parte del colosso dei social network. Anche in questo caso a far sollevare dei dubbi agli utenti è che sia gestita da Meta e gli scandali avvenuti nel 2018. Anche qui i punti di forza non mancano però, infatti oltre alle funzioni classiche una nota di merito è che può essere usata anche disattivando l’account facebook.

    Viber: Originariamente pensato per le sole chiamate via internet, le cosidette Voip, ben presto si è ampliata a vera e propria app di messaggistica istantanea. Purtroppo in questo caso a sollevare dei dubbi e l’azienda nota per “spiare” l’attività sui social e raccogliere nomi e numeri delle rubriche dove essa è installata. Non mancano in ogni caso la crittografia dei messaggi e i messaggi che si autodistruggono.

    Silence: Questa app disponibile solo su android, rappresenta il massimo grado di sicurezza per quanto riguarda SMS/MMS ma al tempo stesso chi desidera qualche funzione in più deve necessariamente valutare altre opzioni. Può essere usata anche senza connessione ad internet e consente di inviare messaggi anche ai non utenti, anche in questo caso la cifratura end-to-end è presente ma solo tra utenti dell’app. Altri punti di forza sono la modalità tastiera in incognito che non registra la cronologia delle parole usate e la funzionalità di blocco degli screenshot.

    Threema: Questa app, come le altre, è un servizio di messaggistica però totalmente a pagamento che pone un forte accento sull’anonimato dei clienti. Fornisce diverse funzionalità, tra cui messaggi di testo e vocali privati. Chiamate audio e video, sondaggi in gruppi e la possibilità di condividere file. Per registrarsi a questa app non serve dare il proprio numero (come nella maggioranza dei casi) bensì sarà assegnato un ID univoco generato in modo casuale. Inoltre la verifica dei contatti può avvenire tramite un codice QR. Altro punto di forza dell’app è che i messaggi non vengono conservati sui server, tranne i metadati necessari al corretto funzionamento, ma vengono rimossi subito dopo la consegna. I contro sono che l’app non ha una versione gratuita e il bacino d’utenza scarso e quindi è una soluzione poco appetibile.

    Signal: Emerge come app di messaggistica più sicura, ha tutte le funzioni delle altre app quindi chat di gruppo, testo, videochiamate etc. ma oltre ad avere la crittografia end-to-end ha anche a differenza delle altre una maggior tutela della privacy per quanto riguarda i metadati. Come ulteriore misura di sicurezza, e come suggerito da una agenzia di sicurezza israeliana, può essere una buona idea affiancare l’uso di una VPN.

    La criptazione serve davvero?

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    La risposta è si, usare un app di messaggistica con crittografia è fondamentale, poichè essa ha il compito di salvaguardare le nostre conversazioni via chat da accessi non autorizzati. I messaggi non protetti infatti possono essere facilmente letti da estranei e potenziali malintenzionati.

    La crittografia end-to-end, garantisce che i messaggi siano letti solo ed esclusivamente dal destinatario essendo l’unico ad avere accesso alla chiave di decrittazione. Visto il proliferare di minacce informatiche il consiglio che posso darvi è quello di usare un app di messaggistica sicura tra quelle che ho menzionato poco sopra, tenendo conto anche di quelle che usano i vostri contatti.

    Come rendere sicura un app di messaggistica?

    alternative telegram

    La crittografia, come detto, è uno strumento fondamentale. Ma è sempre meglio restare vigili ed è per questo che qui di seguito vi darò alcuni suggerimenti:

    • Evita le wifi pubbliche: Come abbiamo visto in questo articolo queste reti non sono quasi mai il massimo della sicurezza, quindi sarebbe meglio evitare di usare queste app (e anche i social) quando si è connessi a queste reti. Il discorso cambia se siete protetti da una vpn.
    • Evita di trasmettere dati personali: Non condividere password, dati bancari o qualsiasi dato sensibile. Ovviamente e a maggior ragione se non si conosce il proprio interlocutore virtuale.
    • Ignora link sospetti: Se noti link sospetti fatti un favore, non cliccarci sopra. Spesso questi link richiedono password o altri dati cammuffandosi da link che sembrano autentici ma appunto “sembrano”.
    • Fai uso di una vpn di qualità: Come detto l’uso di una VPN è una scelta sensata in molti ambiti non solo per quanto riguarda la messaggistica. Però fai attenzione alla qualità, non cercare quelle gratuite, cha hanno l’abitutine di vendere i tuoi dati. Assicurati inoltre che abbia delle funzioni speciali come, ad esempio Threat Protection Pro di NordVPN che blocca annunci pubblicitari, tracker e malware anche in fase di dowload.
  • eSim: cosa sono e come funzionano

    eSim: cosa sono e come funzionano

    Si sente sempre più spesso parlare di eSim. Ora ti starai chiedendo “ma cosa sono?” “sarà vantaggioso o meno?”, “quali operatori danno questa possibilità?”. Tranquillo, sei proprio nella pagina giusta, nelle prossime righe infatti scoprirai questo e molto altro. Seguimi in questo viaggio e avrai tutto molto più chiaro. Allaccia la cintura. Si parte!

    Cos’è un eSim?

    Partiamo come sempre dalle basi. La domanda principale che ti sarai fatto infatti è “Ma cosa sono?”. Siamo tutti abituati ormai ad avere una scheda che si inserisce nel dispositivo mobile, sia esso smartphone o tablet, con il tempo le dimensioni di queste schede poi sono andate sempre più a ridursi diventando sempre più piccole.

    Il passo successivo dell’evoluzione tecnologica non poteva che essere l’implementazione della stessa all’interno del dispositivo. Difatto l’eSim (Embandded SIM) non è altro che il circuito implementato all’interno del dispositivo invece che sul classico pezzo di plastica. In pratica è lo stesso concetto che si ha con la linea fissa di casa, infatti in questo caso sia l’apparecchio (telefono) sia la linea telefonica è già presente, quello che cambia da parte dell’utente è la scelta dell’operatore.

    eSim

    Come funzionano?

    “Ok, tutto bellissimo. Ora so cosa sono, ma come funzionano?” Eccoci alla seconda domanda chiave. Come già accennato poco sopra, lo smartphone avendo già la tecnologia necessaria e il circuito è quasi pronto ad accogliere la nuova sim incorporata. Infatti manca all’appello un ultimo tassello ovvero il codice QR dell’operatore scelto.

    Con questo codice infatti si può dare effettivamente il via alla connessione tra il device e l’operatore, ovvero l’attivazione. Attraverso di esso viene collegato lo smartphone (o tablet) alle antenne ma non è l’unica funzione. Scaricando tramite codice QR il profilo infatti non solo si avrà accesso alla rete ma si avranno memorizzati sul telefono anche i codici univoci di identificazione, utili nel caso si volesse apportare modifiche con il proprio operatore, ad esempio cambiare offerta. Ma dei pro e dei contro di questa soluzione ne torniamo a parlare tra un attimo.

    eSim

    Pro e contro delle eSim: conviene davvero?

    Eccoci giunti al paragrafo più importante, ovvero quello dei pro e dei contro. Iniziamo ad analizzare i pro:

    Pro

    • Cambio operatore: uno dei vantaggi principali infatti è proprio la facilità con la quale si può cambiare operatore telefonico. Non ci sarà più bisogno di attendere la spedizione e attivazione della SIM fisica ma, come detto, basta scansionare il codice QR.
    • Gestione semplificata: Con questo tipo di SIM essendo virtuale e non fisica viene a cadere la necessità di avere con se un pin (o graffetta se preferite) che ci aiuti a estrarre il carrellino e rimuoverla, ma sopratutto non ci sarà più il rischio che si rompa o smagnetizzi.
    • Comodità quando si viaggia: Anche questa poteva essere nel punto precedente, con una questa soluzione si possono infatti associare più profili sullo stesso telefono utile in caso si voglia risparmiare qualcosa con un operatore nazionale. Passando cosi da uno all’altro senza nessun problema e non avendo la necessità di un device dual SIM.
    • Più spazio fisico del device: Altro vantaggio sia per i produttori ma anche per gli utenti è il maggior spazio interno dato dall’eliminazione del carrellino e dalle dimensioni più piccole del componente integrato. Spazio che può essere sfruttato ad esempio per sensori fotografici più grandi o l’aggiunta di altri componenti.
    • Sono più ecologiche: Questa nuova tecnologia infatti abbatte l’uso della plastica non essendo più necessaria ma anche eliminare completamente la spedizione e passare al digitale. Limitando quindi il consumo di carta e l’impatto ambientale delle consegne.

    Contro

    • Cambio smartphone: Uno degli svantaggi principali infatti è proprio questo, con questo sistema il profilo è associato al device, quindi al cambio dello smartphone (o tablet) sarà necessario cancellare il profilo dal dispositivo e inserirlo nel nuovo, ulteriore problema è quando la sostituzione dello smartphone è perchè quello che avete si è rotto e non si accende, con una SIM fisica bastava difatti toglierla dal device rotto e metterla in quello nuovo.
    • Costo maggiore: Un altro svantaggio che però dipende solo dall’operatore è il costo maggiore. Infatti l’operatore potrebbe richiedere di pagare nuovamente il costo di attivazione della (e)SIM per spostarla da uno smartphone all’altro.

    Quindi come abbiamo visto in questo paragrafo, ci sono molti più vantaggi nell’ uso di queste nuove sim che contro. Ora non ci rimane che un ultimo tassello, scoprire quali sono gli operatori che offrono una eSim.

    Quali sono gli operatori che usano questa tecnologia?

    Ora che sai tutto sulle eSim ti starai chiedendo quale operatore scegliere e quali sono quelli che usano questa tecnologia. Bene, ti faccio un piccolo spoiler allora, tutti i principali operatori offrono la possibilità di scegliere una eSim ovviamente se il tuo smartphone è compatibile. Il mercato attuale offre però delle valide alternative ai più blasonati operatori anche fra loro c’è chi offre questa possibilità, vediamoli più nel dettaglio:

    eSim: I Big

    • TIM: Non poteva mancare ovviamente il noto operatore che offre questa possibilità al costo di attivazione di 10 € (come una sim tradizionale). Invece i già clienti che vogliono passare ad una eSim dovranno pagare 15 €, stesso prezzo anche per furto o smarrimento del codice QR. Il codice QR può essere utilizzato quante volte si vuole senza nessuna limitazione.
    • VODAFONE: Nel caso di Vodafone l’offerta è più modulata e vincolata anche al tipo di offerta, ad esempio la eSim ha il costo di 1 € ma a questo va aggiunto l’eventuale costo di attivazione e il costo dell’offerta scelta dal cliente. Il passaggio da Sim a eSim è al costo di 10 € salvo eventuali promozioni sulla linea telefonica del cliente. La sostituzione ha un costo di 10 euro in caso di furto o smarrimento, che però viene annullato in caso di problema tecnico.
    • WINDTRE: Per l’operatore arancione c’è una data sparti acque, ovvero quella del 18 settembre 2023. A partire da questa data infatti i codici QR sono riutilizzabili fino ad un massimo di 100 volte (soglia anti frode). Il costo standard per i nuovi clienti è pari a 10 € mentre per i vecchi clienti che vogliono passare da una Sim classica ad una eSim il costo è di 15 €, stesso costo anche per il dowgrade, ovvero per passare da eSim a Sim classica.
    • ILIAD: Iliad offre la possibilità di passare o attivare una nuova eSim al costo di 9,99. Le uniche “differenze” qui sono se si è un novo cliente o un già cliente, in quest’ultimo caso c’è un vantaggio in più, se si passa ad un offerta a 9,99 o se si possiede già, il costo della eSim è pari a 0.

    eSim: Operatori Virtuali

    • VERYMOBILE: Con questo operatore costola di WindTre, per avere una eSim si procede solo in maniera digitale. Il costo di una nuova eSim. Per quanto riguarda il caso di smarrimento o furto questo operatore consente di effettuare 3 sostituzioni in modo gratuito, le ulteriori sostituzioni avranno un costo di 10 €. Il codice QR potrà essere riutilizzato ma fino ad un massimo di 6 volte.
    • COOPVOCE: Si può procedere all’attivazione tramite sito e contestualmente all’attivazione di un offerta con questo operatore. Il costo di attivazione è pari a 9,90 € e il codice QR verrà inviato tramite mail e potra essere riutilizzato.
    • FASTWEB: Questo operatore permette di attivare l’eSim sia al negozio, online o telefonicamente al costo di 10 o 5 € in base all’offerta scelta. Questo operatore permette di riutilizzare il QR code fino a 100 volte, superata questa soglia la richiesta di una nuova eSim ha un costo di 4,99 €, lo stesso prezzo è necessario anche per passare da una sim fisica ad una eSim.
    • HO.MOBILE: Secondo brand di Vodafone, anche questo operatore offre la possibilità di passare ad una eSim. Attivabile sia in negozio che online al prezzo di 4,99 € per i nuovi clienti e al costo di 9,99 € per i clienti che vogliono effettuare il passaggio da Sim fisica a eSim. Il QR code può essere utilizzato quante volte si vuole senza alcuna limitazione ovviamente su un dispositivo alla volta.
    • SAILY: Creata da NordSecurity gli stessi di NordVPN questa eSim offre piani molto convenienti per chi viaggia spesso. Le offerte sono modulate in base alla quantità di GB e alla durata scelta al momento dell’attivazione.
  • VPN: sono legali o no?

    VPN: sono legali o no?

    Torno a parlare su queste pagine di VPN dopo che il fresco vincitore degli Australian open, Jannik Sinner ha rilasciato queste dichiarazioni. Quindi la domanda è: le vpn sono legali o no? Scopriamolo in questo nuovo articolo.

    Differenze tra gratuite e a pagamento

    Prima di scoprire nel dettaglio se siano legali o no, un altro tema da analizzare è se sono meglio soluzioni gratuite o a pagamento. Già perchè non sempre gratis è meglio, infatti i rischi usando una soluzione gratuita ci sono eccome. E come vedremo tra poco non sono nemmeno da prendere sotto gamba se si tiene alla propria privacy.

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    Come guadagnano le VPN gratuite

    Prima di tutto le vpn gratuite non sono proprio tali, come ogni altra azienda per sostenere la propria attività ha bisogno di guadagni. Molto spesso se non ha i vostri soldi con un abbonamento avrà i vostri soldi tramite i vostri dati e rivendendoli al miglior offerente. Un altro modo che hanno per sopravvivere è bombandardovi con pubblicità, che potrebbe contenere anche un malware ed infettare il computer.

    Altro fastidioso comportamento delle soluzioni gratuite è avere delle funzioni limitate, che svolgono il “compitino” basico per poi spingerti a comprare la versione completa per sbloccare tutte le funzioni. Intendiamoci quest’ultimo non è proprio un male, visto che l’utente ha tutto il diritto di valutare se una soluzione fa al caso suo prima di procedere all’acquisto. Però anche qui ci sono aziende che propongono un abbonamento e 30 giorni di tempo per chiedere il rimborso nel caso non si fosse soddisfatti.

    Come guadagnano le VPN a pagamento

    L’unica fonte di ricavo di una soluzione a pagamento è proprio l’abbonamento. A differenza di una soluzione gratuita infatti qui non si ha la necessità di monetizzare nulla e quindi non hanno nemmeno l’esigenza di vendere nessuno dei tuoi dati.

    Inoltre avendo introiti derivanti da un abbonamento sarà più facile acquisire o creare dei server migliori in termini di qualità e stabilità. Inoltre anche il numero può aumentare notevolmente garantendo un ottima velocità ovunque ci si trovi sia in Italia che all’estero. Per quanto riguarda la sicurezza poi non c’è partita, le soluzioni in abbonamento offrono quanto di meglio ci possa essere sul mercato in termini di crittografia e una vasta gamma di server compresi quelli offuscati.

    Le VPN a pagamento poi sono ricche di funzioni che quelle gratuite bloccano di default. Tanto per citarne una la funzione Threat Protection di NordVPN che permette di navigare in tutta sicurezza, blocca i tracker e i malware e garantisce una miglior sicurezza.

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    vpn: sono legali o no?

    Dopo aver fatto questa distinzione tra gratis e a pagamento, ritorniamo al tema principale, ovvero le vpn sono legali o no? La risposta è si. Le vpn sono legali nella maggior parte dei paesi, Italia compresa, ma ci sono delle eccezioni. In paesi autoritari infatti questi strumenti non sono visti di buon occhio, parlo di paesi come Cina, Russia, Bielorussia, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Iraq e Corea del Nord. Il motivo è molto semplice e risiede nel funzionamento delle vpn, esse sono progettate per consentire più privacy agli utenti, nascondendo il proprio indirizzo ip e quindi mascherando l’identità del dispositivo nel web. Va da se che un paese di quelli autoritari e che tende a voler avere il controllo sui cittadini ha tutto l’interesse a bloccare o limitare l’uso di queste soluzioni. Un altro uso improprio delle vpn è sicuramente quello fatto da hacker o cracker. Queste due figure infatti potrebbero usare questo sistema per schermare le proprie attività online.

    Come sempre quindi dipende sempre dall’uso che si fa degli strumenti messi a disposizione dell’utente. Usare una vpn anzi è il modo migliore per proteggersi online ed il fatto che si possa mascherare l’identità online tramite il cambio del proprio indirizzo ip e cambiando paese di connessione è un vantaggio proprio per vedere serie tv di servizi streaming che non sono sul suolo italiano ma che comunque necessitano di abbonamento come ad esempio hulu. Anche qui c’è da fare una distinzione, difatti alcuni servizi bloccano le vpn se stai cercando di accedere spacciandoti in un altro paese e solo in quel caso ma non è un problema di illegalità ma semmai di geoblocking imposto dal servizio streaming e dichiarato negli accordi si utilizzo.

  • Batterie: Quale futuro per i nostri smartphone?

    Batterie: Quale futuro per i nostri smartphone?

    Il problema principale dei nostri smartphone si sa sono le batterie. Troppo spesso infatti ci troviamo costretti a ricorrere all’uso di powerbank per aggiungere autonomia al nostro dispositivo. Ma come funziona una batteria? Quale futuro sarà riservato per loro? Andiamo a scoprirlo in questo nuovo articolo. Pronti? allacciate le cinture, si parte!

    Come funzionano le batterie attuali?

    Prima di vedere il loro futuro, conosciamo più a fondo le batterie al litio. Le batterie al litio sono costituite da diverse celle singole. Grazie al loro particolare design e ai materiali utilizzati garantiscono prestazioni elevate anche dopo lunghi periodi di funzionamento. Inoltre queste batterie consentono di essere caricate in corso d’opera come ho già spiegato più approfonditamente qui.

    Batterie

    Struttura delle batterie al litio

    Come detto poco sopra le batterie al litio sono composte da molte celle singole identiche tra loro. Esse al loro interno contengono le seguenti componenti:

    • Elettrodi positivi: Il catodo della batteria agli ioni di litio è composto da un ossido metallico di litio che può contenere una quantità variabile di nichel, manganese e cobalto. Gli ossidi metallici sono anche nominati metalli di transizione.
    • Elettrodi negativi: l’anodo è per lo più realizzato in grafite.
    • Elettrolita: Per far si che gli ioni di litio possano muoversi nella cella, e svolgere quindi la funzione di portatore di carica, l’elettrolita presente nella batteria deve essere priva di acqua. Per questo al suo interno sono sciolti sali come l’esafluorofosfato.
    • Separatore: Per evitare cortocircuiti è installato all’interno un separatore, che ha il compito tenere separati gli elettrodi e di far passare gli ioni di litio e ricaricarsi da essi.

    L’elemento fondamentale nella struttura di una batteria al litio è senza dubbio il separatore. Difatti gestisce e assicura le reazioni elettrochimiche all’interno della batteria. Isolando i due elettrodi l’uno dall’altro evitando così cortocircuiti. Allo stesso tempo permette solo agli ioni di passare da una parte all’altra e di passare quindi dall’elettrodo positivo a quello negativo e viceversa.

    Funzionamento di una batteria al litio

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    Le batterie al litio funzionano grazie ad un semplice principio: l’energia elettrica nelle batterie è immagazzinata in un processo chimico. In pratica gli ioni di litio si muovono tra due anodi. L’anodo in carbonio (elettrodo positivo), e il catodo in litio (elettrodo negativo).

    Questo movimento degli atomi non fa altro che rilasciare energia utile a “tenere in vita” il nostro smartphone mentre facciamo le nostre operazioni quotidiane. Quando invece colleghiamo il caricabatterie il processo funziona all’inverso, ovvero dal catodo in litio (elettrodo negativo) gli atomi si spostano verso l’anodo in carbonio (elettrodo positivo).

    Il funzionamento quindi è molto semplice e le dimensioni delle batterie sempre più piccole, inoltre ogni accumulatore ha già una “data di scadenza” già prestabilita. Non sto parlando di una data vera e propria, bensì dei cicli di carica. Ogni batteria al litio infatti è in grado di supportare un certo numero di cariche e scariche, chiamati appunto, cicli di carica.

    Cos’è la batteria atomica?

    green and white typewriter on green table

    Volendo fare una battuta si potrebbe anche dire che è una vera bomba, ma tranquilli non ha niente a che vedere con quella roba li e non è comunque il caso di allarmarsi. In realtà la batteria atomica in fase di sviluppo presso un azienda cinese la Beijing Betavolt New Energy Technogy si avvale di radioisotopi invece, come abbiamo visto, di reazioni chimiche. Cosa vuol dire questo? Che questo tipo di batterie sfrutta il decadimento radioattivo di un isotopo.

    Questa nuova tecnologia consentirebbe così di evitare il problema dei cicli di carica, infatti la durata della batteria si attesta sui 50 anni. Inoltre con questa nuova scoperta si andrebbe a risolvere un altro problema delle batterie al litio, ovvero la temperatura d’esercizio. Infatti uno dei problemi principali degli accumulatori attuali sono proprio le alte temperature che non fanno altro che diminuirne la durata e quindi la vita stessa. Le batterie atomiche infatti possono lavorare a temperature comprese tra -60°C e 120° C molto maggiore quindi delle attuali al litio che si fermano a temperature tra i -25°C e i 65°C.

    Funzionamento e pericoli

    Ma tornando al suo funzionamento, in pratica viene inserito un sottilissimo strato (2 millesimi di millimetro) di nichel-63 tra due fogli di semiconduttori. Gli isotopi di nichel decadono spontaneamente, ovvero il loro nucleo atomico si trasforma, uno dei neutroni si converte in un protone liberando un elettrone. L’energia rilasciata è poi trasformata dai semiconduttori in corrente elettrica. Questa soluzione inoltre è di tipo modulare, ovvero si possono realizzare batterie di dimensioni e capacità diverse collegando insieme un certo numero di queste unità.

    Già so cosa state pensando. “Nucleare? Radioattivo? Ma non sarà pericoloso?”. La risposta a queste domande è una sola, ovvero no. Non è pericolosa perchè al suo interno non avvengono reazioni nucleari come nel caso di centrali nucleari ed inoltre, sempre al contrario di quello che avviene nelle centrali nucleari, alla fine del suo ciclo di vita non rimangono scorie radioattive.

    Altre soluzioni per i nostri smartphone?

    “ok, una vera notiziona. Ma nel mentre cosa posso fare per far durare di più la batteria?” Beh! innanzi tutto puoi leggere qui dei consigli lato software da applicare. Inoltre la batteria atomica non è l’unica innovazione in rampa di lancio. Da tempo infatti si stanno studiando nuove soluzioni come le batterie al grafene, accumulatori capaci di lavorare a temperature più elevate rispetto al litio e con una capacità di mantenimento della carica superiore fino al 45%.

    Altra soluzione sotto la lente di ingrandimento degli studiosi è la batteria a combustibile (metanolo o idrogeno) che è in grado di regalarci più autonomia delle attuali in commercio. Una soluzione che non riguarda direttamente le batterie poi viene da una startup statunitense, la Ineda system, che sta testando un microchip in grado di collaborare con il SOC e sgravare quest’ultimo di molte operazioni, cosa che avviene già con i cosidetti coprocessori (ad esempio M7 e M8) di casa Apple. Il risparmio energetico infatti in questo caso è dato dal minor numero di operazioni che il processore principale deve compiere per far funzionare app e componenti interni sempre più energivori.

  • Threads: Cos’è, come funziona e come installarlo?

    Threads: Cos’è, come funziona e come installarlo?

    I social fanno ormai parte della nostra vita infatti la maggior parte delle notifiche sui nostri smartphone provengono da essi. Tra X, Facebook, Instagram etc. c’è ne è uno nuovo, ovvero Threads. In questo articolo andremo a vedere come funziona e quali sono le sue caratteristiche principali.

    Cos’è Threads?

    Threads

    Threads è un social network di Meta, già proprietaria di Facebook, Messenger, Whatsapp e Instagram. Proprio da quest’ultima nasce questo nuovo social. Infatti l’idea dietro è di condividere pensieri in forma principalmente testuale invece che basato solo su immagini e storie. Come dite? un social che fa questo già esiste? si, avete ragione! Infatti è una piattaforma di microblogging proprio come X (ex Twitter).

    Come funziona?

    L’account su Threads si può avere in due modalità, la prima è quella più completa. Infatti accedendo al social tramite Instagram avrete tutte le funzioni, compresa quella di pubblicare post ed interagire con altri utenti. La seconda opzione è quella che io ho ribattezzato “modalità guardone” con possibilità di guardare senza interagire.

    Una volta fatto login ci si trova di fronte la home, che riprende praticamente in tutto quella del rivale X. Anche qui infatti avremo di fronte ai nostri occhi una serie di post dagli accont che seguiamo, difatti vale la stessa regola di Intagram ed X ovvero noi possiamo seguire una persona ma quella persona non è costretta a seguire noi.

    silhouette of people during golden hour

    Le somiglianze tra i rivali non finiscono qui invero, anche per quanto riguarda il pubblicare un post le due schermate sono praticamente identiche, con qualche opzione in più per quanto riguarda X. Sul neonato social le opzioni si limitano all’aggiunta di file multimediali, sondaggi e tag. Mentre sul social di Elon Musk oltre ad allegare media è possibile arricchire il post con emoji, condividere la posizione, allegare gif animate e programmare un post.

    Unica differenza in questo campo è il limite di caratteri utilizzabile, con X che consente di usarne 280 mentre il nuovo social ne consente 500.

    Per quanto riguarda la possibilità data da Threads di interagire con gli altri utenti (followers) offre 4 possibilità. La prima è il classico “mi piace” a forma di cuoricino, il fumetto che indica i commenti, il tasto con due frecce che si rincorrono per ripubblicare ed infine il tasto per condividere su app esterne. Le stesse possibilità sono date dal social di Musk con l’ aggiunta di salvare un post per lettura postuma.

    Come si installa?

    Ovviamente come ormai consuetudine non potevano mancare le app per dispositivi mobili, ecco che quindi negli store dei nostri device si può scaricare l’apposita app. Qui sotto i link per scaricarle:

    Threads su playstore (Android)

    Threads su Appstore (Apple)

    Non manca nemmeno la versione web infatti usando il vostro browser preferito potete collegarvi a questo indirizzo. In questo caso inoltre c’è un opzione ancora più rapida, ovvero quello di crearvi delle web app.

    Nel caso di Chrome la procedura è molto semplice, infatti una volta giunti sulla home sulla parte destra apparirà un simbolino a forma di pc, cliccandoci sopra vi verra chiesto se volete “installare” o meno la web app e dove (se sul desktop o barra delle applicazioni).

    Anche Edge (il browser di Microsoft) offre questa possibilità, basta individuare nella barra degli indirizzi un simbolo con i quadrati e il più (+) ed il gioco è fatto.

    A partire dall’ultima versione di macOS, la 14, denominata Sonoma. Anche il browser Safari offre la possibilità di creare web app. Raggiunto il sito, ti basterà fare clic sull’icona della condivisione e selezionare aggiungi al dock, scegliere un nome da dare all’applicazione e fare clic su aggiungi ed ecco creata la vostra web app pronta all’uso.

  • Assistente virtuale: Cos’è e come funziona?

    Assistente virtuale: Cos’è e come funziona?

    Nel mondo tecnologico moderno uno strumento molto utile risulta essere l’assistente virtuale. In questo articolo scopriremo cos’ è, quali funzioni offre e cosa c’è dietro a questi strumenti che facilitano molte operazioni infatti sono sempre più apprezzati.

    Assistente virtuale

    Cos’è un assistente virtuale?

    Un assistente virtuale è un applicazione in grado di comprendere i comandi vocali e di completare le operazioni. Essi sono disponibili su smartphone e tablet, ma anche su altri numerosi device. Infatti si possono trovare su smart tv, computer e dispositivi autonomi come Amazon echo ad esempio. Un assistente virtuale è composto da una serie di chip e microfoni e sono in grado di rispondere con una voce selezionabile a scelta.

    Qual’è il loro compito?

    Gli assistenti virtuali sono in grado di effettuare qualsiasi compito gli venga impartito tramite comandi vocali. Possono rispondere a domande, effettuare chiamate, riprodurre brani o podcast, raccontare barzellette e controllare gli oggetti domestici. Infatti questi dispositivi, specialmente quelli autonomi (come Alexa) sono la base di partenza delle case intelligenti, ovvero della domotica. Da qui ad esempio si potrà controllare le luci di casa, i condizionatori e altre funzioni solo con la voce.

    Per farlo sarà necessario che i due dispositivi possano comunicare. Per controllare le luci di casa, ad esempio, non possiamo farlo con tutte le lampadine in commercio. Inoltre, questi dispositivi sono in grado di imparare le nostre abitudini, grazie all’intelligenza artificiale, più precisamente al machine learning.

    Assistente virtuale

    Come si usa un assistente virtuale?

    Una volta collegato alla corrente elettrica ed impostato tramite una semplice procedura guidata. L’assistente virtuale può essere risvegliato semplicemente con il comando vocale seguente (in base all’assistente che usate):

    • Alexa: “Alexa”
    • Apple: “Hey Siri”
    • Google: “Ok Google”
    • Bixby (Samsung): Hi bixby

    Gli assistenti virtuali sono abbastanza intelligenti da comprendere il linguaggio naturale delle persone ma hanno bisogno di comandi molto specifici. Infatti può capitare che un comando non dato in modo specifico o con poca chiarezza, possa essere mal interpretato.

    Assistente virtuale

    Come funziona un assistente virtuale?

    Gli assistenti virtuali sono in pratica degli ascoltatori passivi, cioè sono sempre pronti ad eseguire i nostri comandi, ma come ho detto prima hanno bisogno di essere risvegliati. Questo implica che il dispositivo in realtà è sempre in ascolto facendo sorgere dubbi sulla privacy, ma non temete i microfoni possono essere disattivati dal dispositivo stesso se avete la necessità di non essere ascoltati.

    L’assistente virtuale inoltre ha bisogno di essere collegato alla rete per effettuare ricerche e gestire i dispositivi smart ad esso associati. Quando si comunica con l’assistente è possibile attivare l’assistente e fare domande senza pausa. Se non dovesse trovare la risposta o non capire un comando, ve lo farà sapere e potrete riformulare la domanda o il comando con voce più alta o lentamente.

    Gli assistenti virtuali presenti sui nostri smartphone, ovvero Siri per Apple e Google Assistant per Google, oltre che poter essere controllati con la voce possono essere gestiti e interpellati anche con la digitazione e richiamati con un tasto.

    Quali sono gli assistenti virtuali più famosi?

    Senza dubbio il più famoso tra gli assistenti virtuali è Alexa di Amazon, qui troviamo una line di prodotti immensa e un implementazione su molti elettrodomestici e automobili. Ad Alexa si può chiedere proticamente qualsiasi cosa e le funzioni sono tantissime e come detto sopra tramite skills ampliate. Una funzione molto utile se siete in possesso di più dispositivi è di riprodurre lo stesso contenuto su tutti i device sparsi per casa. Poi ovviamente ci sono a pari merito quelli su dispositivi mobile, quindi Siri e Google Assistant ma che possiamo trovare anche su prodotti come smart speaker, smartwach e tv. Assistenti che ci aiutano a gestire meglio e con più facilità i nostri dispositivi preferiti.

    Se nei computer della mela morsicata c’è Siri come assistente, non poteva poi mancare all’appello la controparte per Windows ed ecco quindi arrivato il turno di Cortana, che in verità non ha avuto poi molto successo, e verrà presto abbandonato in favore di Copilot. Qui c’è da sottolineare che Cortana (e anche Copilot) si avvale come motore di ricerca di Bing. A proposito di assistenti virtuali “sfigati” come non menzionare Bixby di Samsung, disponibile solo sui dispositivi della casa coreana. Questo assistente virtuale ha tutte le caratteristiche dei suoi concorrenti ma il punto debole è proprio questo, troppa simile agli altri e troppa concorrenza considerando che gli smartphone samsung sono equipaggiati con Android e relativo assistente