Neuralink: Cos’è e perché è importante

Tra le tante applicazioni della tecnologia, una tra le più utili in assoluto è quella dei dispositivi impiantabili come Neuralink. Una specie di microchip, da implementare nelle connessioni neurali, che apre le porte a una rivoluzione di gran lunga superiore ai chat bot tipo ChatGPT.

Neuralink

COS’É LA NEUROTECNOLOGIA

La neurotecnologia comprende qualsiasi metodo o dispositivo elettronico che si interfaccia con il sistema nervoso per monitorare o modulare l’attività neurale. Essi permettono letture dell’attività neurale per controllare dispositivi esterni. Come le neuroprotesi, l’alterazione delle attività neurali tramite la neuromodulazione per riparare o normalizzare la funzione colpita da disturbi neurologici o aumentare le capacità cognitive.

In particolare quella di cui voglio parlare è la connessione cervello-computer e ancora più specificatamente di Neuralink.

SEMPRE LUI

Sempre lui, già, Elon Musk il visionario per eccellenza, quello di Tesla, twitter e di ChatGPT. Ma anche fondatore di Neuralink, la startup neurotecnologica che si occupa di studiare il modo di implementare i chip nel cervello e rendere possibile l’impossibile

Rendere la vita più semplice a soggetti con patologie neurologiche, è questa la missione dell’imprenditore e della sua startup.

Il team di ricercatori si sta occupando di sviluppare delle Brain Computer Interface (BCI). Sistemi elettronici in grado di interpretare e comunicare con il cervello umano. Questi chip secondo le intenzioni della startup potranno essere utilizzati nel trattamento di numerose patologie, come ad esempio il morbo di Parkinson, paralisi ed altre condizioni neurologiche.

In questa fase del progetto l’obiettivo infatti è quello di migliorare l’indipendenza nella vita quotidiana di pazienti affetti da paralisi.

clear mannequin on dark blue background

Neuralink ha le dimensioni di una moneta ed è composto da due elementi: il thread e il link che vengono implementati nella calotta cranica.

I thread sono elettrodi del diametro di un 1/20 del capello umano che vengono innestati all’interno del cervello e registrano l’attività cerebrale.

Il link invece è il guscio, il chip che si occupa di trasmettere i dati immagazzinati dai thread e trasportarli dal cervello ad un dispositivo esterno (computer o smartphone)

Pensiamo per un attimo a cosa succede quando stiamo usando ad esempio il nostro smartphone, generalmente per fare qualsiasi cosa muoviamo le dita sullo schermo, questo che sembra un gesto banale in realtà necessita di una straordinaria interconnessione tra cervello e corpo. Ecco lo scopo di Neuralink. Capire ed interpretare i pattern di attivazione dei nostri neuroni che ci consentono di comandare il nostro corpo e fargli eseguire delle azioni.

Nel video qui sotto possiamo vedere un esempio paratico del funzionamento:

Come si può vedere il macaco sta giocando a un videogioco muovendo un joystick (a destra) mentre viene nutrito con della polpa di banana. Mentre gioca i thread come abbiamo detto registrano i pattern di attivazione dei neuroni associati ai relativi movimenti della zampa. Successivamente il link codifica il segnale trasformandolo in codice binario e ciò permette all’operatore di conoscere la relazione tra pattern cerebrali e movimenti della zampa. A questo punto la scimmia può giocare a Pong senza muovere il joystick.

Da questo esempio, quindi, possiamo intuire i possibili risvolti di questa tecnologia in campo medico. Potrebbe ad esempio consentire di muovere “con il pensiero” un cursore a schermo o usare lo smartphone a quei pazienti che sono affetti da qualche tipo di paralisi. Ma le applicazioni in tal senso possono essere tante.

A dire il vero Neuralink non è il primo apparecchio di questo tipo in assoluto. Già nel 1961 fu installato il primo impianto cocleare. In pratica un orecchio bionico in grado di stimolare il nervo uditivo e quindi di dare la possibilità di sentire di nuovo in quei soggetti con malformazioni gravi e dove normali apparecchi acustici non hanno sortito gli effetti sperati.

La sostanziale differenza tra Neuralink e il suo precursore è che il primo si limita a stimolare il nervo acustico, mentre il secondo si interfaccia direttamente con il cervello e “imparano” le associazioni tra gesti e pattern neurologici.

top view of a neuron sculpture in the lawn

IL VIA LIBERA

Notizia di pochi giorni fa è il via libera da parte della FDA (Food and Drugs Amministration) alla fase di test di questa tecnologia sull’uomo nonostante alcune perplessità ancora da risolvere come quelle delle batterie al litio e il rischio di potenziali danni causati da piccoli fili che permettono il collegamento dell’impianto neurale.

Nel primo caso la preoccupazione maggiore riguarderebbero in modo particolare la capacità di ricarica transdermica che in caso di malfunzionamento potrebbe mettere a rischio il tessuto circostante.

Un altra preoccupazione poi è quella legata alla sostituzione del dispositivo collegato al cervello visto che è dotato di filamenti attraversati da corrente elettrica, inoltre la startup deve fare i conti con alcune accuse mosse dagli organi federali degli USA come quella sugli animali e quella sui trasporti.

Insomma siamo solo all’inizio e sicuramente è una tecnologia che ha ancora i suoi limiti, certo è però che avrebbe l’indubbio merito di rendere un po’ più “umani” persone che fino ad ora non hanno potuto condurre una vita come avrebbero voluto e meritato. 

DALLA TEORIA ALLA PRATICA

Come nel caso di Keith Thomas, un 45enne diventato quadriplegic dopo un tragico incidente di immersione nel 2020. Dopo questo incidente che ha scosso tutto il mondo, gli scienziati del Feinstein Institutes della Northwell Health sono stati in grado di ripristinare seppur parzialmente il movimento e la sensibilità di Thomas utilizzando impianti cerebrali alimentati dall’ intelligenza artificiale. Intervento reso possibile grazie ad un intervento chirurgico di “doppio bypass neurale” ovvero impiantando dei microchip nel cervello nelle aree che controllano il movimento e la sensibilità tattile della mano tutto questo interagendo con algoritmi di intelligenza artificiale che “ricollegano” cervello, corpo e midollo spinale interpretando i pensieri di Thomas e traducendo in azioni. In questo modo quando Thomas pensa di muovere un braccio, i segnali dal chip cerebrale attivo una serie di elettrodi sulla sua spina dorsale e sui muscoli del braccio per stimolare il movimento.

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Sono Federico

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