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  • Windows o Linux: guida alla scelta del sistema giusto

    Windows o Linux: guida alla scelta del sistema giusto

    Quando si acquista un nuovo PC o si decide di aggiornare uno vecchio, la scelta del sistema operativo è cruciale, poiché influisce sull’uso quotidiano del computer, dalla gestione dei file alla navigazione online, dal lavoro al gaming o alla programmazione. Windows è il sistema più diffuso, facile da usare e compatibile con la maggior parte dei software commerciali. Linux, invece, è apprezzato per la sua leggerezza, sicurezza e possibilità di personalizzazione. Tuttavia, non esiste una risposta universale: la scelta dipende dalle tue abitudini, dal livello di esperienza e da cosa desideri fare con il PC. In questa guida, ti aiuterò a capire quale sistema operativo è più adatto alle tue esigenze, confrontando i due in modo semplice e diretto, anche per chi non è esperto di tecnologia.

    Windows vs Linux: Interfaccia e facilità d’uso

    Windows offre un’interfaccia familiare alla maggior parte degli utenti, soprattutto a chi ha già usato un PC in passato. Il classico menu Start, la disposizione delle finestre, i pulsanti “X” per chiudere o ridurre le applicazioni: tutto è progettato per essere immediato, anche per chi non ha molta esperienza. Inoltre, molte applicazioni e periferiche sono ottimizzate per funzionare su Windows, il che rende l’intero sistema ancora più comodo da usare.

    Linux, invece, è un mondo più variegato. Esistono molte versioni diverse, chiamate distribuzioni (o “distro”), ognuna con un’interfaccia e caratteristiche particolari. Alcune, come Ubuntu, Linux Mint o Zorin OS, sono pensate per essere user-friendly e rappresentano un’ottima scelta per chi si avvicina per la prima volta a Linux: hanno un’interfaccia grafica moderna, supporto per software comuni e un’installazione guidata molto semplice. Altre distribuzioni, come Arch Linux, Debian o Gentoo, sono invece più tecniche e richiedono una maggiore conoscenza del sistema per essere installate e gestite correttamente. Questo non significa che siano impossibili da usare, ma che potrebbero non essere la scelta ideale per un principiante.

    In generale, chi viene da Windows troverà alcune distro Linux molto simili e accoglienti, ma è importante sapere che l’esperienza può cambiare molto a seconda della versione scelta. Per questo è utile partire con una distro adatta ai neofiti, così da prendere confidenza con l’ambiente senza troppe difficoltà.

    Windows

    Windows vs Linux: Compatibilità software

    Windows ha un vantaggio significativo in termini di compatibilità software, essendo la piattaforma di riferimento per la maggior parte dei programmi commerciali. Strumenti come Microsoft Office, Adobe Creative Suite e AutoCAD sono sviluppati nativamente per Windows, garantendo un’installazione semplice, integrazione perfetta e aggiornamenti regolari. Questo lo rende ideale per professionisti, studenti e aziende che necessitano di flussi di lavoro senza interruzioni o limitazioni.

    Linux, invece, si distingue per la sua filosofia open source e offre numerose alternative gratuite, come LibreOffice, GIMP, Krita e Inkscape, che possono essere molto potenti e personalizzabili. Tuttavia, queste alternative non sempre sono in grado di sostituire completamente i software proprietari, soprattutto in ambiti professionali dove sono richieste funzioni avanzate o compatibilità con specifici file e standard. Inoltre, alcuni software open source richiedono una curva di apprendimento maggiore, che può essere un ostacolo per chi è abituato a interfacce più lineari.

    Nel mondo del gaming, Windows è la piattaforma dominante. La maggior parte dei giochi è sviluppata per Windows, con supporto ottimizzato per driver e periferiche. Su Linux, la situazione è migliorata grazie a Steam e al progetto Proton, che consente di eseguire molti giochi Windows su Linux, ma alcuni titoli potrebbero presentare problemi di prestazioni o compatibilità, in particolare per giochi con DRM o multiplayer online.

    In sintesi, mentre Linux sta facendo progressi in tutti i settori, Windows mantiene una posizione dominante grazie alla sua compatibilità, al supporto consolidato e alla familiarità dell’ambiente. Per molti utenti, soprattutto quelli che cercano una soluzione pronta all’uso, Windows resta la scelta più sicura e completa.

    Windows

    Windows vs Linux: Sicurezza

    Linux è generalmente considerato più sicuro di Windows per diversi motivi tecnici. Il sistema di gestione dei permessi di Linux è molto restrittivo: gli utenti non operano con privilegi di amministratore (“root”) per default, riducendo così il rischio che malware modifichi il sistema. Qualsiasi operazione che richiede accesso profondo al sistema è protetta da una password, aggiungendo un ulteriore livello di sicurezza. Inoltre, Linux è meno bersagliato da virus e malware rispetto a Windows, grazie alla sua minore quota di mercato e alla sua struttura open source, che permette alla comunità di sviluppatori di correggere rapidamente le vulnerabilità. Le patch di sicurezza vengono rilasciate frequentemente e distribuite automaticamente, mantenendo il sistema costantemente aggiornato.

    Windows, invece, è il sistema operativo più diffuso e, di conseguenza, è il bersaglio principale di attacchi informatici. Virus, ransomware e trojan sono spesso progettati per sfruttare vulnerabilità di Windows, e nonostante i progressi di Microsoft in termini di sicurezza, l’uso di un antivirus aggiornato e di altri strumenti di protezione rimane essenziale. Inoltre, la maggiore libertà concessa agli utenti di Windows rende il sistema più vulnerabile a comportamenti imprudenti, come l’installazione di software da fonti non sicure. Alcune vulnerabilità possono restare attive per mesi prima di essere corrette, rappresentando un rischio maggiore in ambienti aziendali e governativi.

    In sintesi, pur non essendo completamente immune da minacce, Linux offre una sicurezza intrinseca più solida, specialmente se vengono seguite buone pratiche. Windows richiede una protezione aggiuntiva, ma resta comunque sicuro per la maggior parte degli utenti, purché il sistema sia aggiornato e vengano usati strumenti di protezione affidabili.

    Windows vs Linux: Prestazioni e risorse

    Windows, nelle versioni più recenti come Windows 10 e 11, è noto per essere abbastanza esigente in termini di risorse. Richiede una buona quantità di RAM, un processore moderno e spazio su disco per funzionare correttamente. Le funzionalità avanzate, gli effetti grafici, i servizi in background e gli aggiornamenti automatici possono rallentare notevolmente il sistema, soprattutto su computer datati. Su macchine più vecchie, questo può tradursi in tempi di avvio lunghi e una generale sensazione di lentezza, riducendo l’esperienza dell’utente.

    Linux, al contrario, è molto più leggero e flessibile. Esistono distribuzioni progettate per funzionare su hardware con risorse limitate, come Lubuntu, Xubuntu, Linux Lite e Puppy Linux. Queste distribuzioni sono ottimizzate per occupare poca RAM e utilizzare un’interfaccia grafica essenziale ma funzionale, garantendo buone prestazioni anche su PC con più di 10 anni. I tempi di avvio sono rapidi e l’esperienza d’uso risulta fluida, anche su macchine più vecchie.

    Un ulteriore vantaggio di Linux è l’alta personalizzazione. Gli utenti possono decidere cosa installare, quali servizi attivare e come configurare l’interfaccia, ottimizzando il sistema in base alle esigenze specifiche e alle capacità hardware del computer. Questo consente di evitare software inutili che potrebbe rallentare il sistema, come le app preinstallate su Windows, conosciute come bloatware.

    Linux è dunque una soluzione eccellente per chi ha un computer datato e vuole mantenerlo utile. Prolungando la vita del dispositivo, Linux permette di eseguire attività quotidiane come navigare in internet, scrivere documenti o gestire email senza rallentamenti, trasformando un PC “obsoleto” in un dispositivo completamente funzionale.

    Windows vs Linux: Costo e licenza

    Una delle principali differenze tra Windows e Linux è il modello economico. Windows è un sistema operativo a pagamento. Anche se spesso è preinstallato sui PC, il costo della licenza è incluso nel prezzo finale del dispositivo. Se invece si deve acquistare una licenza separata, ad esempio per un PC assemblato, il prezzo può superare i 100 euro, a seconda della versione e del canale di acquisto.

    Linux, al contrario, è completamente gratuito e open source. Può essere scaricato, installato, utilizzato e modificato senza alcun costo, rendendolo accessibile a tutti, in particolare a chi cerca soluzioni economiche per uso personale o professionale. La mancanza di costi di licenza lo rende ideale per ambiti educativi, organizzazioni no-profit e paesi con risorse limitate.

    Oltre ai vantaggi economici, Linux si distingue per la sua filosofia collaborativa. È sviluppato e mantenuto da una comunità globale di esperti e appassionati che contribuiscono regolarmente al suo miglioramento. Questo approccio aperto favorisce l’innovazione continua, con un’ampia disponibilità di documentazione, guide e supporto gratuito, utile per utenti di tutti i livelli.

    Questa combinazione di libertà, personalizzazione e supporto comunitario rende Linux molto apprezzato da sviluppatori e professionisti IT, ma anche da chi cerca maggiore controllo e trasparenza sul proprio sistema operativo. Mentre Windows rimane la scelta più comune e familiare per molti utenti, Linux offre un’alternativa vantaggiosa, in particolare per chi desidera risparmiare sui costi e sperimentare un ambiente di lavoro più flessibile e aperto.

    Windows

    Aggiornamenti

    Uno degli aspetti più controversi di Windows riguarda la gestione degli aggiornamenti automatici. Il sistema operativo di Microsoft scarica e installa aggiornamenti senza richiedere il permesso dell’utente e, in molti casi, riavvia il computer senza preavviso, interrompendo le attività in corso. Questo può essere particolarmente problematico se si sta lavorando su progetti importanti o si ha bisogno di lasciare il computer acceso senza interruzioni. Sebbene le versioni più recenti offrano strumenti per programmare gli aggiornamenti, la gestione rimane comunque poco flessibile e spesso causa frustrazione.

    In Linux, invece, l’utente ha il pieno controllo sugli aggiornamenti. Può scegliere di aggiornarlo manualmente in un momento comodo, oppure automatizzare solo alcune parti, mantenendo sempre la possibilità di intervenire. La maggior parte delle distribuzioni Linux utilizza un gestore di pacchetti centralizzato, come APT o Pacman, che aggiorna sia il sistema che i programmi attraverso un’unica interfaccia. Questo rende il processo più ordinato ed efficiente rispetto a Windows, dove i software e i driver si aggiornano separatamente e in modi diversi.

    Un altro vantaggio di Linux è che gli aggiornamenti raramente richiedono il riavvio del sistema, a meno che non si tratti di aggiornamenti al kernel o a componenti essenziali. Questo lo rende ideale per ambienti server o professionali dove la continuità operativa è fondamentale, ma anche per utenti desktop che apprezzano un flusso di lavoro senza interruzioni. Inoltre, Linux offre agli utenti esperti la possibilità di escludere pacchetti dagli aggiornamenti, creare script personalizzati o scegliere repository specifici, un livello di controllo impossibile da ottenere su Windows.

    In sintesi, mentre Windows impone aggiornamenti automatici e spesso invasivi, Linux offre maggiore controllo, flessibilità e continuità operativa, un aspetto particolarmente apprezzato in contesti professionali.

    Per chi è più adatto?

    • Windows: è perfetto per chi vuole un sistema pronto all’uso, gioca spesso o usa programmi professionali non disponibili su Linux, grazie alla sua vasta compatibilità con software e giochi, alla facilità di utilizzo e ad un ampio supporto hardware, che lo rende una scelta ideale per molti utenti, in particolare per coloro che necessitano di un ambiente di lavoro versatile e produttivo, permettendo di gestire una varietà di applicazioni simultaneamente senza problemi di prestazioni e con una fluidità che soddisfa anche le esigenze degli utenti più esigenti.
    • Linux: è ideale per chi vuole personalizzazione, sicurezza, leggerezza o vuole imparare qualcosa in più sul funzionamento del PC, offrendo un’ampia gamma di distribuzioni che possono soddisfare le esigenze di ogni tipo di utente, da chi cerca un sistema operativo semplice da utilizzare a chi desidera un controllo completo sulla propria esperienza informatica. Inoltre, è un sistema open-source che incoraggia la collaborazione della comunità, consentendo a chiunque di contribuire al suo sviluppo, e offre la possibilità di apprendere diversi aspetti della programmazione e dell’amministrazione di sistema, rendendo l’esperienza non solo pratica, ma anche educativa.
    Windows

    Windows vs Linux: Tabella riassuntiva

    CaratteristicaWindowsLinux
    InterfacciaFamiliare, standardizzataVaria a seconda della distribuzione, alcune molto user-friendly (es. Ubuntu, Mint)
    Compatibilità softwareEccellente con software commerciali e giochiBuona con software open source; compatibilità limitata con alcuni programmi commerciali
    SicurezzaPiù vulnerabile, richiede antivirusPiù sicuro per design, meno bersagliato da virus
    AggiornamentiAutomatici e spesso forzatiControllo totale da parte dell’utente
    Prestazioni su PC vecchiRichiede risorse elevateOttime prestazioni anche su hardware datato (distro leggere disponibili)
    CostoA pagamento (spesso incluso nel prezzo del PC)Completamente gratuito e open source
    PersonalizzazioneLimitata al tema e alcune impostazioniAltamente personalizzabile a tutti i livelli
    Supporto hardwareAmpio supporto per periferiche e driverMolto buono, ma alcuni dispositivi potrebbero richiedere configurazioni manuali
    GamingEccellente supporto nativoIn crescita, grazie a Steam e Proton, ma ancora meno immediato
    Aggiornamenti softwareApp e sistema si aggiornano separatamenteSistema e app si aggiornano insieme dal gestore pacchetti
    Uso professionale aziendaleMolto diffuso in ambienti aziendaliUsato in ambiti tecnici, server e sviluppo software
    Comunità e supportoSupporto ufficiale Microsoft e forumAmpia comunità open source, forum, documentazione abbondante

    Box Consiglio

    Consiglio pratico: Se sei curioso di Linux ma non vuoi installarlo, prova una “Live USB”. Avvii il PC da chiavetta e lo testi senza modificare nulla.

    Windows vs Linux: Conclusione

    Non esiste un vincitore assoluto tra Windows e Linux: la scelta dipende dal tuo uso del computer, dalle tue abitudini e dalle esigenze specifiche. Entrambi i sistemi hanno i loro vantaggi e limiti, e capire quale sia il più adatto a te richiede una valutazione attenta delle tue necessità. Se vuoi provare Linux senza rischi, molte distribuzioni ti permettono di avviarlo da una chiavetta USB, così puoi esplorarlo senza installarlo. Questo ti consente di testare l’interfaccia e le funzionalità di Linux senza alterare il sistema attuale.

    Windows è la scelta più comune per la sua compatibilità con un’ampia gamma di software commerciali e per l’interfaccia familiare, ideale per utenti che cercano una soluzione pronta all’uso. È particolarmente apprezzato per il gaming e per applicazioni professionali, come Microsoft Office e Adobe Suite. Linux, al contrario, si distingue per la personalizzazione e il controllo totale sul sistema. È più sicuro e adatto agli utenti che desiderano configurare e ottimizzare ogni dettaglio del proprio computer. Non è raro che chi ha un po’ di esperienza con il sistema cominci a godere della libertà di modellarlo su misura per le proprie esigenze.

    La scelta migliore non è quella più popolare, ma quella che ti rende più produttivo e soddisfatto. Se impari a conoscere i punti di forza di entrambi i sistemi, potresti anche decidere di usarli insieme, come Windows per il lavoro e i giochi e Linux per la programmazione o progetti creativi. L’importante è che il sistema operativo scelto migliori la tua esperienza digitale, mantenendola semplice e fluida.

    E tu? Hai già provato Linux o sei rimasto fedele a Windows? Raccontamelo nei commenti!

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  • Hard disk: la storia dalle origini agli SSD moderni

    Hard disk: la storia dalle origini agli SSD moderni

    Gli hard disk sono stati per decenni il cuore dell’archiviazione dei dati nei computer. Con il tempo, la tecnologia ha fatto passi da gigante, portandoci dai primi dischi rigidi ingombranti agli SSD ultraveloci di oggi. In questo articolo esploreremo la storia degli hard disk, il loro passaggio agli SSD e le principali differenze tra queste due tecnologie.

    Le origini degli hard disk

    L’hard disk (HDD) ha origine negli anni ’50, quando IBM sviluppò il primo sistema di archiviazione magnetica su disco. Il modello IBM 305 RAMAC del 1956 fu il primo computer a utilizzare un HDD: pesava circa una tonnellata e aveva una capacità di soli 5 MB.

    Durante gli anni ‘60 e ‘70, gli HDD continuarono a evolversi, riducendo le dimensioni e aumentando la capacità. Tuttavia, fino agli anni ‘80, questi dispositivi erano principalmente riservati ai grandi sistemi aziendali, a causa del loro costo elevato.

    L’introduzione del Winchester Drive da parte di IBM nel 1973 segnò un punto di svolta: una tecnologia più compatta e con testine sigillate che aumentava l’affidabilità. Negli anni ‘80 e ‘90, con l’avvento dei personal computer, gli HDD divennero sempre più accessibili e diffusi.

    L’evoluzione degli Hard Disk: più capacità, meno spazio

    Negli anni ‘90 e 2000, la capacità degli hard disk crebbe esponenzialmente, passando da poche centinaia di MB a diversi GB e poi TB. Le velocità di rotazione aumentarono (passando da 5.400 a 7.200 e persino 10.000 RPM nei modelli più performanti), e l’interfaccia SCSI fu sostituita da IDE e poi da SATA, migliorando la compatibilità e la velocità di trasferimento.

    Ma, nonostante i progressi, gli HDD avevano un problema: la loro velocità di lettura e scrittura era limitata dal funzionamento meccanico delle testine e dei piatti rotanti.

    Hard disk

    Il passaggio dagli HDD agli SSD

    All’inizio degli anni 2000, la necessità di dispositivi di archiviazione più veloci spinse lo sviluppo degli SSD (Solid State Drive). Questi dischi, basati su memoria flash, eliminavano completamente le parti meccaniche degli HDD, migliorando drasticamente la velocità e l’affidabilità.

    I primi SSD erano estremamente costosi e con capacità ridotte, limitandone la diffusione ai soli dispositivi di fascia alta o ai server aziendali. Tuttavia, con il tempo, i prezzi sono scesi e le capacità aumentate, rendendo gli SSD accessibili a tutti.

    Oggi, grazie all’interfaccia NVMe e alla connessione PCIe, gli SSD moderni possono raggiungere velocità di lettura e scrittura di diversi GB/s, un miglioramento enorme rispetto agli HDD tradizionali.

    Differenze tra HDD e SSD

    Quando si parla di archiviazione, la scelta si riduce spesso a due opzioni: HDD (Hard Disk Drive) o SSD (Solid State Drive). Entrambe le soluzioni hanno vantaggi e svantaggi, e capire le differenze ti aiuta a scegliere quella più adatta alle tue esigenze.

    Gli HDD sono dispositivi meccanici con parti mobili, utilizzano un disco magnetico per leggere e scrivere i dati. Sono più lenti rispetto agli SSD, ma offrono grandi capacità di archiviazione a prezzi molto contenuti. Per questo motivo, sono ancora ampiamente utilizzati per backup, server, NAS e in generale per conservare grandi quantità di file come foto, video o documenti.

    Gli SSD, al contrario, non hanno parti meccaniche: usano memoria flash per memorizzare i dati, il che li rende molto più veloci, silenziosi e resistenti agli urti. Sono perfetti per installare il sistema operativo, i programmi principali e i videogiochi, perché garantiscono avvii rapidi, caricamenti fulminei e un’esperienza d’uso molto più fluida.

    Hard Disk

    Ecco un confronto diretto tra le due tecnologie:

    CaratteristicaHDDSSD
    Velocità di lettura/scritturaPiù lentaMolto più veloce
    AffidabilitàParti meccaniche, più soggetto a usuraNessuna parte mobile, più resistente
    RumorositàPresente (ronzio e vibrazioni)Silenzioso
    Consumo energeticoMaggioreMinore
    Prezzo per GBPiù economicoPiù costoso
    Capacità di archiviazioneGeneralmente più alta (fino a 16TB o più)Capacità media, ma in crescita
    Uso idealeBackup, NAS, archiviazione datiSistema operativo, software, gaming

    In molti casi, la combinazione delle due tecnologie è la soluzione ideale: SSD per le prestazioni, HDD per lo spazio.

    Il futuro dello storage: cosa aspettarsi?

    Il futuro dello storage si prospetta come una vera e propria rivoluzione tecnologica, spinta dalla crescente domanda di velocità, capacità e intelligenza nella gestione dei dati. Con l’esplosione dell’intelligenza artificiale, dell’Internet of Things (IoT), della realtà aumentata e dei big data, la quantità di informazioni prodotte ogni giorno è destinata a crescere in modo esponenziale. Per questo, le soluzioni di archiviazione dovranno evolversi per rispondere a esigenze sempre più complesse.

    Le tecnologie basate su memoria flash, come gli SSD e in particolare l’NVMe (Non-Volatile Memory Express), stanno già sostituendo gli hard disk tradizionali nei contesti professionali e consumer, grazie a tempi di accesso ultrarapidi, maggiore affidabilità e consumi energetici più contenuti. A questo si affianca lo sviluppo di sistemi di storage distribuito e cloud ibrido, che combinano le infrastrutture locali con quelle in remoto, offrendo scalabilità, flessibilità e continuità operativa. Il concetto di data as a service diventerà sempre più diffuso, rendendo l’accesso ai dati indipendente dall’hardware e sempre più centralizzato sulla connettività.

    Un’altra grande protagonista del futuro dello storage sarà l’intelligenza artificiale, utilizzata per ottimizzare in automatico la gestione, l’organizzazione e la protezione dei dati. I sistemi saranno in grado di prevedere le esigenze di archiviazione, ridurre i tempi di inattività, individuare potenziali problemi prima che si verifichino e persino suggerire configurazioni più efficienti.

    Infine, la sostenibilità giocherà un ruolo chiave: con il crescente impatto ambientale dei data center, le aziende punteranno su soluzioni più ecologiche, come server raffreddati a liquido, impianti alimentati da energie rinnovabili e algoritmi di gestione energetica intelligenti. In questo scenario in continua evoluzione, lo storage del futuro non sarà solo un “luogo” dove conservare dati, ma un ecosistema dinamico, intelligente e sostenibile che permetterà alle tecnologie emergenti di esprimere tutto il loro potenziale.

    Hard Disk

    Conclusione: meglio HDD o SSD?

    La scelta tra un hard disk tradizionale (HDD) e un’unità a stato solido (SSD) non ha una risposta assoluta: tutto dipende da ciò che ti serve. Se il tuo obiettivo è ottenere un sistema rapido, reattivo e pronto all’uso in pochi secondi, allora gli SSD sono la soluzione migliore. Sono ideali per avviare velocemente il sistema operativo, aprire applicazioni in un lampo e ridurre drasticamente i tempi di caricamento nei giochi o nei software più pesanti.

    Gli HDD, invece, hanno ancora senso per chi ha bisogno di grandi quantità di spazio senza spendere troppo. Perfetti per archiviare foto, video, documenti o backup, sono una scelta solida per il semplice storage, soprattutto se affiancati a un SSD principale.

    In molti oggi optano per una combinazione delle due tecnologie: SSD per il sistema e le app principali, HDD per i file più pesanti o meno usati. Una soluzione bilanciata che unisce il meglio di entrambi i mondi.

    E tu, quale tecnologia usi nel tuo computer? Hai ancora un fedele HDD o sei passato completamente agli SSD? O magari li combini insieme? Scrivilo nei commenti qui sotto: mi interessa conoscere la tua esperienza!

  • Ransomware: Cos’è, Come Funziona e Come Difendersi

    Ransomware: Cos’è, Come Funziona e Come Difendersi

    Il ransomware è una delle minacce informatiche più temute degli ultimi anni, capace di colpire chiunque: utenti privati, aziende e persino istituzioni governative. Questo tipo di malware può bloccare l’accesso ai file o addirittura all’intero sistema, chiedendo un riscatto per ripristinarli. In questo articolo analizzeremo nel dettaglio cosa sono i ransomware, come funzionano, in che modo possono infettare un PC e, soprattutto, come difendersi e rimuoverli in caso di attacco.

    Cos’è un ransomware?

    Un ransomware è un tipo di malware progettato per bloccare l’accesso ai file o ai sistemi della vittima, chiedendo un pagamento in criptovaluta per il ripristino. Il termine deriva da “ransom” (riscatto in inglese) e “software”.

    Esistono due principali categorie di ransomware:

    • Locker ransomware: blocca l’intero sistema operativo, impedendo l’uso del computer. Solitamente mostra un messaggio di avviso con la richiesta di riscatto.
    • Crypto ransomware: cifra i file dell’utente con un algoritmo avanzato (AES, RSA, ecc.), rendendoli inutilizzabili finché non viene fornita una chiave di decrittazione.

    Alcuni ransomware cercano di spacciarsi per software legittimi o per comunicazioni ufficiali da parte delle forze dell’ordine, accusando falsamente la vittima di attività illegali per spingerla a pagare.

    Ransomware

    Perché i ransomware sono così pericolosi?

    I ransomware sono una delle minacce più gravi per diverse ragioni:

    • Danno economico: Le vittime possono perdere file importanti, con gravi ripercussioni su aziende e privati. Alcuni attacchi hanno causato danni per miliardi di dollari.
    • Perdita di dati: Se non esistono backup recenti, il ripristino può essere impossibile. Anche pagando il riscatto, non c’è alcuna garanzia di recuperare i file.
    • Diffusione rapida: Alcuni di essi si propagano automaticamente attraverso la rete aziendale, infettando più dispositivi in poco tempo.
    • Evoluzione costante: I cybercriminali li migliorano continuamente, rendendoli più difficili da rilevare e rimuovere.

    Un caso emblematico è stato l’attacco WannaCry del 2017, che ha infettato oltre 200.000 computer in tutto il mondo sfruttando una vulnerabilità di Windows.

    Come un ransomware infetta un PC?

    I ransomware possono entrare nel sistema in diversi modi:

    Phishing e allegati email

    Molti attacchi iniziano con email fraudolente che sembrano provenire da fonti affidabili (banche, corrieri, aziende). Il messaggio invita a scaricare un allegato o cliccare su un link, che avvia l’installazione del malware.

    Download da siti pericolosi

    Scaricare software pirata, crack o file da siti poco affidabili è una delle cause principali di infezione. Alcuni di essi si nascondono in file apparentemente innocui, come documenti Word o PDF.

    Aggiornamenti software falsi

    Alcuni ransomware si mascherano da aggiornamenti per programmi legittimi (Java, Flash Player, Windows Update), inducendo l’utente a installarli manualmente.

    Exploits e vulnerabilità di sistema

    I ransomware possono sfruttare falle di sicurezza nei sistemi operativi o nei software. Se il PC non è aggiornato, diventa un bersaglio facile.

    Dispositivi USB infetti

    Un ransomware può diffondersi anche attraverso chiavette USB o hard disk esterni infetti, infettando il computer non appena il dispositivo viene collegato.

    Come difendersi da un ransomware?

    Adotta buone pratiche di sicurezza

    • Non aprire email sospette: Se un’email proviene da un mittente sconosciuto o contiene richieste insolite, evitala.
    • Verifica gli allegati: Anche se un’email sembra legittima, controlla bene gli allegati prima di scaricarli.
    • Non cliccare su link sospetti: Passa il mouse sopra i link per vedere l’URL effettivo prima di cliccare.

    Mantieni aggiornato il sistema

    • Installa sempre gli aggiornamenti di Windows e dei software principali.
    • Usa un antivirus affidabile con protezione ransomware integrata.

    Esegui backup regolari

    • Fai backup periodici su un disco esterno o su un servizio cloud affidabile.
    • Conserva il backup scollegato dal PC per evitare che venga cifrato in caso di infezione.

    Utilizza un software di sicurezza avanzato

    • Attiva le funzionalità anti-ransomware del tuo antivirus.
    • Usa un firewall per bloccare connessioni sospette.
    Ransomware

    Cosa fare se il PC è stato infettato da un ransomware?

    Se il tuo computer è stato colpito, segui questi passaggi per limitare i danni e provare a recuperare i file.

    Scollega il PC da Internet

    Non appena ti accorgi dell’infezione, disconnettiti da Internet e dalla rete locale per impedire la propagazione ad altri dispositivi.

    Identifica il tipo di ransomware

    Alcuni tipi di questo tipo di virus sono già stati studiati dagli esperti di sicurezza e potrebbero avere strumenti di decrittazione disponibili. Puoi caricare un file cifrato su No More Ransom (https://www.nomoreransom.org/) per verificare se esiste una soluzione gratuita.

    Ransomware

    Prova la rimozione con l’antivirus

    Avvia il PC in modalità provvisoria e usa il tuo antivirus per tentare la rimozione. Alcuni software specifici, come Malwarebytes Anti-Ransomware, possono aiutare.

    Ripristina i file dai backup

    Se hai un backup recente, formatta il PC e ripristina i dati.

    Evita di pagare il riscatto

    Pagare non garantisce il recupero dei file e incentiva i cybercriminali a continuare.

    Conclusione

    I ransomware rappresentano una minaccia seria, ma con le giuste precauzioni è possibile proteggersi. La prevenzione è l’arma più efficace: mantieni aggiornato il sistema, fai backup regolari e sii prudente con email e download. In caso di infezione, agisci tempestivamente per limitare i danni e cercare una soluzione senza cedere al ricatto.

    Hai mai avuto esperienze con i ransomware? Raccontale nei commenti!

  • NAS: Cos’è e a cosa serve? Guida per principianti

    NAS: Cos’è e a cosa serve? Guida per principianti

    Negli ultimi anni, sempre più persone stanno cercando soluzioni affidabili per archiviare i propri file in modo sicuro e accessibile ovunque. Tra le opzioni disponibili, il NAS (Network Attached Storage) è una delle più versatili e interessanti, ma spesso viene visto come un dispositivo complesso, adatto solo agli esperti di tecnologia. In realtà, esso può essere estremamente utile anche per chi ha poche conoscenze tecniche e vuole migliorare la gestione dei propri dati.

    In questo articolo, vedremo cos’è un NAS, a cosa serve, quali sono i suoi vantaggi e come scegliere quello giusto per le proprie esigenze.

    Cos’è un NAS?

    NAS sta per Network Attached Storage, ovvero un sistema di archiviazione collegato alla rete. In parole semplici, si tratta di un dispositivo che permette di salvare, organizzare e accedere ai propri file (documenti, foto, video, musica, backup) da qualsiasi dispositivo connesso alla stessa rete locale (LAN) o, in alcuni casi, anche via internet.

    A differenza di un normale hard disk esterno, un NAS non si collega direttamente a un computer tramite USB, ma si connette al router o allo switch di rete tramite un cavo Ethernet. Questo gli permette di essere accessibile a più dispositivi contemporaneamente, come PC, smartphone, tablet, smart TV e console di gioco.

    Com’è fatto?

    Esso è solitamente composto da:

    • Uno o più alloggiamenti per dischi rigidi (HDD) o SSD: il numero di slot disponibili varia a seconda del modello (da 1 a più di 10).
    • Un processore e RAM: che ne determinano le prestazioni.
    • Un sistema operativo dedicato: come quelli sviluppati da Synology, QNAP o altri produttori, che permettono di gestire i file, creare utenti, configurare backup e installare applicazioni.
    • Porte di connessione: principalmente Ethernet per il collegamento alla rete, ma alcuni modelli offrono anche porte USB per il collegamento di dispositivi esterni.
    NAS

    A cosa serve un NAS?

    Un NAS può essere utilizzato per molteplici scopi, sia in ambito domestico che professionale. Vediamo i principali utilizzi.

    Archiviazione e condivisione dei file

    Uno degli usi più comuni del NAS è l’archiviazione centralizzata dei file. Invece di tenere foto, documenti e video sparsi tra vari dispositivi, puoi salvarli tutti in un unico posto accessibile da qualsiasi dispositivo connesso alla rete.

    Esempi pratici:

    • Condividere i file tra i membri della famiglia o del team senza bisogno di chiavette USB o email.
    • Avere sempre a disposizione i propri documenti di lavoro, anche in smart working.

    Backup automatici e protezione dei dati

    I NAS offrono ottime soluzioni per il backup automatico dei dati, proteggendoti dalla perdita di file importanti in caso di guasti o attacchi informatici.

    Puoi configurare il NAS per:

    • Salvare automaticamente i file del tuo PC o Mac a intervalli regolari.
    • Effettuare backup dei dati da servizi cloud (Google Drive, Dropbox, OneDrive).
    • Creare copie di sicurezza dei dati di più dispositivi in un unico posto.

    Alcuni modelli supportano anche la tecnologia RAID, che distribuisce i dati su più dischi per aumentarne la sicurezza e ridurre il rischio di perdita di file in caso di guasto di un disco.

    Streaming multimediale (film, musica, foto)

    Se hai una collezione di film, serie TV, musica o foto, un NAS può trasformarsi in un media server, permettendoti di riprodurre i tuoi contenuti su smart TV, tablet, console di gioco o dispositivi come Chromecast e Apple TV.

    I NAS possono integrare software come Plex, Kodi o il proprio media server proprietario per organizzare e trasmettere i file multimediali in rete.

    NAS

    Accesso remoto ai file

    Molti NAS permettono l’accesso ai file da remoto tramite internet. Questo significa che puoi accedere ai tuoi documenti, foto e video da qualsiasi parte del mondo come se fossero su un servizio cloud come Google Drive o Dropbox, ma con il vantaggio di avere il controllo completo sui tuoi dati.

    Hosting di server privati

    Se hai esigenze più avanzate, un esso può essere utilizzato per:

    • Creare un server privato di posta elettronica.
    • Ospitare un sito web personale.
    • Gestire un server per videogiochi multiplayer.
    • Configurare una VPN personale per navigare in sicurezza anche fuori casa.

    Vantaggi di un NAS rispetto ad altre soluzioni di archiviazione

    Come si vede dalla tabella, il NAS offre una combinazione di vantaggi che lo rendono una soluzione molto interessante, soprattutto se vuoi un sistema che unisca le migliori caratteristiche di un hard disk esterno e di un servizio cloud.

    Come scegliere un NAS?

    Se stai pensando di acquistare un NAS, considera i seguenti aspetti:

    Numero di alloggiamenti (Bay)

    • 1-2 Bay: ideali per uso domestico e piccoli uffici.
    • 4 o più Bay: adatti a chi ha bisogno di maggiore sicurezza e prestazioni.

    Hardware (CPU e RAM)

    • Per usi base (backup e archiviazione): CPU dual-core e 1-2 GB di RAM bastano.
    • Per streaming e applicazioni avanzate: meglio una CPU più potente (quad-core o superiore) e almeno 4 GB di RAM.

    Funzionalità software

    • Controlla quali app e servizi supporta il NAS (es. Plex, VPN, backup cloud).
    • Valuta se ha un’interfaccia facile da usare.

    Budget

    • NAS base: 150-300€.
    • NAS avanzati: 400-1000€ (soprattutto con più alloggiamenti e hardware potente).

    Conclusione: Un NAS è la scelta giusta per te?

    Se hai bisogno di uno spazio sicuro, accessibile e organizzato per i tuoi file, un NAS è una soluzione eccellente. Ti permette di:

    • Archiviare e condividere file facilmente.
    • Proteggere i tuoi dati con backup automatici.
    • Accedere ai file ovunque nel mondo.
    • Trasformare la tua casa in un media center avanzato.

    Anche se l’investimento iniziale può sembrare alto, nel lungo periodo un NAS può farti risparmiare sui costi di abbonamenti cloud e migliorare la tua produttività.

    Hai già un NAS o stai pensando di acquistarne uno? Fammelo sapere nei commenti!

  • Come Android gestisce la RAM rispetto a Windows

    Come Android gestisce la RAM rispetto a Windows

    La gestione della memoria RAM è un argomento fondamentale per comprendere le prestazioni di un dispositivo, sia che si tratti di uno smartphone Android o di un computer Windows. Sebbene entrambi i sistemi operativi siano progettati per gestire la memoria in modo efficiente, lo fanno in modi molto diversi a causa delle loro architetture e degli scopi per cui sono stati creati. In questo articolo, esploreremo le principali differenze tra la gestione della RAM su Android (vale anche per iOS) e Windows, per aiutarti a capire come funzionano e perché non è necessario “liberare RAM” manualmente su Android come si fa su un computer Windows.

    Cos’è la RAM e perché è importante?

    La RAM (Random Access Memory) è una memoria temporanea che consente ai dispositivi di eseguire applicazioni e processi in modo rapido. Quando apri un’app su Android o un programma su Windows, questi vengono caricati nella RAM per offrire un accesso immediato alle informazioni e garantire un’esperienza fluida. Tuttavia, la capacità della RAM è limitata, e una gestione inefficiente può causare rallentamenti o blocchi del dispositivo.

    La gestione della RAM su Android

    RAM

    Android è un sistema operativo basato su Linux, progettato principalmente per dispositivi mobili come smartphone e tablet, che hanno risorse hardware limitate rispetto ai computer desktop o laptop. Per questo motivo, la gestione della RAM su Android è ottimizzata per bilanciare le prestazioni, la durata della batteria e l’esperienza utente.

    Processi in background

    Una delle caratteristiche distintive di Android è il modo in cui gestisce i processi in background. Quando chiudi un’app su Android, questa non viene necessariamente terminata. Il sistema mantiene l’app in uno stato di sospensione nella RAM, in modo che tu possa riaprirla rapidamente senza doverla ricaricare da zero. Questo approccio consente di risparmiare tempo e batteria.

    Tuttavia, se la RAM si riempie, Android utilizza un sistema di priorità per decidere quali app chiudere. Le app che non hai usato da più tempo o che consumano meno risorse vengono terminate per fare spazio a quelle nuove.

    Garbage Collection

    Le app su Android sono spesso sviluppate utilizzando linguaggi come Java o Kotlin, che includono un sistema di Garbage Collection. Questo sistema analizza la memoria in uso e libera automaticamente quella che non è più necessaria, evitando sprechi e riducendo il rischio di rallentamenti.

    Ottimizzazione automatica

    Android è progettato per gestire la RAM in modo autonomo. Molti utenti pensano che liberare RAM manualmente tramite app di “pulizia” migliori le prestazioni, ma in realtà queste app possono essere controproducenti. Terminare forzatamente le app può costringere il sistema a ricaricarle da zero, consumando più risorse e batteria.

    La gestione della RAM su Windows

    Windows, d’altra parte, è progettato per computer desktop e laptop, dispositivi che spesso dispongono di più risorse hardware rispetto agli smartphone. La gestione della RAM su Windows si concentra su flessibilità e potenza di calcolo.

    RAM

    Memoria virtuale

    Una delle differenze principali tra Windows e Android è l’utilizzo della memoria virtuale. Quando la RAM fisica di un computer si esaurisce, Windows crea un file di paging sull’hard disk o sull’SSD per simulare memoria aggiuntiva. Questo approccio consente di eseguire più programmi contemporaneamente, anche se a scapito delle prestazioni, poiché la memoria su disco è molto più lenta rispetto alla RAM.

    Task Manager e controllo manuale

    Su Windows, l’utente ha un maggiore controllo sulla gestione della RAM. Attraverso il Task Manager, è possibile chiudere manualmente programmi che consumano troppe risorse. Questo livello di controllo è utile, ma richiede all’utente di monitorare attivamente lo stato del sistema.

    Caching della RAM

    Windows utilizza una parte della RAM inutilizzata per la cache del sistema, memorizzando temporaneamente dati e programmi per un accesso più veloce. Questo meccanismo aumenta le prestazioni complessive, ma se la RAM si riempie, Windows può liberare questa memoria cache per far spazio ai processi attivi.

    Differenze principali tra Android e Windows

    RAM

    Filosofia di gestione

    Android: Progettato per funzionare in modo autonomo, con un sistema di priorità che chiude automaticamente le app quando necessario.

    Windows: Si affida maggiormente all’utente per gestire i programmi, offrendo strumenti come il Task Manager.

    Utilizzo della memoria virtuale

    Android: Non utilizza un sistema di memoria virtuale basato su file di paging. Se la RAM si esaurisce, chiude semplicemente i processi meno importanti.

    Windows: Integra la memoria virtuale, utilizzando il disco rigido o l’SSD come estensione della RAM.

    Priorità hardware

    Android: Ottimizzato per dispositivi con risorse limitate e una forte attenzione al risparmio energetico.

    Windows: Progettato per hardware più potente e multitasking avanzato.

    Cosa significa per gli utenti?

    RAM

    Su Android

    Gli utenti non devono preoccuparsi troppo della gestione della RAM. Le app di “pulizia” che promettono di liberare memoria non sono necessarie e possono peggiorare le prestazioni del dispositivo. È meglio lasciare che il sistema faccia il suo lavoro.

    Su Windows

    Il controllo manuale della RAM può essere utile, specialmente se si utilizzano programmi pesanti come software di editing video o giochi. Tuttavia, è importante ricordare che la memoria virtuale può rallentare il sistema, quindi investire in più RAM fisica è sempre una buona idea.

    Conclusione


    La gestione della RAM su Android e Windows riflette le diverse esigenze dei dispositivi mobili e dei computer desktop. Android punta a semplificare l’esperienza utente, gestendo automaticamente i processi in background e ottimizzando la memoria per prestazioni e durata della batteria. Windows, invece, offre un maggiore controllo manuale e utilizza la memoria virtuale per supportare carichi di lavoro più pesanti.

    La prossima volta che il tuo smartphone sembra “pieno” o il tuo computer rallenta, saprai perché e come agiscono i rispettivi sistemi. Non c’è un approccio migliore in assoluto: tutto dipende dal tipo di dispositivo e dalle tue esigenze.

    Se hai dubbi o vuoi approfondire altri aspetti, lasciami un commento!








  • Backup dei dati: il nostro primo alleato nella cyber security

    Backup dei dati: il nostro primo alleato nella cyber security

    In questo blog spesso vi parlo di sicurezza, oggi esploreremo insieme la prima arma di difesa, il backup. Perchè l’ho definita la prima arma di difesa? Sostanzialmente per un motivo molto semplice, ci evita grossi grattacapi.

    backup

    Il backup infatti non è solo utile per ripristinare i dati in caso nel computer si annidasse un virus, ma anche semplicemente come salvagente nel caso di errore umano. In questo articolo quindi analizzerò e vi spiegherò quali sono i metodi di backup esistenti e come effettuarli sulle varie piattaforme e app tipo whatsapp.

    Cos’è il backup?

    Formalmente backup significa fare una copia e archiviare i file in uno spazio secondario, sia esso fisico o virtuale, al fine poi di poterli ripristinare in caso di necessità. Ad esempio, se abbiamo dei file importanti su pc possiamo decidere di fare una copia su un hard disk esterno o su un servizio cloud. In questo modo non sarà più necessario preoccuparci se un file va perso per un qualsiasi problema. I backup inoltre possono essere di tre tipologie differenti:

    • Completo: Il più facile e il più ovvio, con questo tipo di backup infatti si copiano tutti i file.
    • Incrementale: In questa modalità sono copiati solo i file modificati dall’ultimo backup.
    • Differenziale: In questo caso sono copiati solo i file modificati dall’ultimo backup completo.

    Sapendo quali tipi di backup ci sono è inoltre possibile stabilire la strategia giusta da adottare per le proprie esigenze, anche in base all’uso che si fa del device in questione sia esso un pc o uno smartphone. Un esempio potrebbe essere un backup completo una volta al mese e uno incrementale giornalmente, ma ripeto tutto dipende dall’uso che fate dei vostri device.

    backup

    A cosa serve fare un backup?

    Come già detto nell’introduzione di questo articolo, fare i backup è fondamentale. Prima di tutto per la nostra sicurezza online, infatti questa operazione si rivela molto utile in caso di infezione da virus, in che modo? molto semplice, mettiamo il caso che un giorno accendendo il pc vi ritrovate con un comportamento anomalo, magari sentite la ventola che gira più del dovuto e analizzando il lavoro della cpu come vi ho spiegato in questo articolo vi rendete conto che sta fissa al 100%, che è lento in tutte le operazioni anche le più semplici.

    Ecco in uno scenario del genere, può capitare che una parte di dati sia danneggiata, l’unico modo per risolvere il problema è aver fatto una copia di riserva. Questo non è l’unico scenario possibile, infatti può capitare che per errore o distrazione possiamo cancellare un file, anche in questo caso se avessimo fatto una copia di riserva potremmo essere molto più tranquilli.

    Come avete intuito quindi fare una copia di riserva dei dati è un operazione fondamentale se si vuole stare più tranquilli. Ora rimane da capire come va fatto e su quali supporti va eseguito.

    backup

    Come fare un backup?

    Ora che sapete perchè è importante fare una copia di riserva dei propri dati non ci resta che vedere come farla. Però prima è anche importante sapere le varie fasi che compongono il processo:

    • Identificazione dei dati critici: Il primo passo da eseguire, sempre che non si sia scelto di fare una copia completa e quindi di tutti i file, è scegliere quali file includere.
    • Scelta della tecnologia: Qui dipende molto dai vostri gusti personali, potreste ad esempio optare per un hard disk esterno, un servizio cloud o un nas. Ovviamente la soluzione migliore qui non esiste, sta solo alle vostre esigenze e preferenze.
    • Pianificazione dei backup: Una volta scelto dove effettuare il backup, come detto in precedenza bisogna scegliere quando effettuarlo, ecco che quindi diventa necessario pianificare quando e con quale frequenza esso viene effettuato.
    • Esecuzione del backup: In questa fase, quindi si avvia l’esecuzione della copia dei file, ovviamente più sono in termini numerici ma anche di dimensioni e più il processo sarà lungo.
    • Controllo e verifica: Questo punto viene spesso trascurato ma in realtà è molto importante, infatti è sempre bene verificare che tutto sia andato nel verso giusto in termini di integrità dei dati altrimenti al successivo ripristino potremmo trovarci con brutte sorprese.
    • Ripristino dei dati: Eccoci all’ultima fase, quella del ripristino dei dati, come abbiamo visto per svariate ragioni può esserci una perdita dei dati o magari necessitiamo di spostare dati da un vecchio device ad uno nuovo.

    Tecniche e tecnologie da usare

    Ora che abbiamo visto le varie fasi per fare una copia di riserva dei dati è anche importante capire dove è meglio farle queste copie, quindi quali tecniche e tegnologie usare:

    Tipi di supporti

    • Supporti removibili: Il grande classico, infatti questi supporti siano essi cd, dvd, chiavette usb sono ancora oggi molto usati per la loro facilità e portabilità. Presentano però degli svantaggi come ad esempio la poca capacità a disposizione in termini di spazio di archiviazione e la deperibilità di tali soluzioni.
    • Ridondanza: Ecco un punto fondamentale, infatti è sempre una buona idea fare delle copie di riserva su più dispositivi o servizi. In questo modo è ulteriormente minimizzato il rischio di perdita di dati. Si può usare in diversi modi:
    1. Hard disk multipli
    2. Tecnologia RAID
    3. Servizi di cloud backup
    Cosa significa RAID?

    Il RAID combina più hard disk in un unica unità storage, distribuendo i dati in vari modi a seconda del livello RAID utilizzato. Aumenta la protezione dei dati, e in alcuni casi, aumenta le prestazioni

    • Hard disk esterni: Gli hard disk esterni sono un opzione popolare per il backup di dati per la loro praticità e facilità d’uso. Essi si collegano al computer tramite cavo USB e offrono un ampio spazio di storage. Sono portatili e consentono di archiviare e spostare i dati per una maggiore sicurezza. Inoltre, offrono un processo di backup relativamente veloce rispetto ad altri metodi. I due svantaggi principali sono il danneggiamento del disco rigido nel caso di caduta accidentale e il furto in quanto oggetti “esterni”.
    • Dispositivi hardware: Si tratta di dispositivi dedicati specificatamente alle copie di sicurezza dei dati. Spesso dispongono di software di backup integrato e supportano vari tipi di storage come hard disk, unità a nastro e cloud storage. Offrono una soluzione completa e all-in-one per le aziende e offrono funzioni extra quali deduplicazione dei dati, crittografia e scheduling automatico. Sono quindi molto sicuri ma in genere molto costosi.
    • Software di backup: Questa soluzione è la migliore per quanto riguarda automatizzare e semplificare il processo. Esistono diverse opzioni, da quelle gratuite e semplici a quelle più avanzate e ricche di funzionalità. Aiuta a garantire che i dati vengano salvati in modo efficiente e sicuro, consentendo un facile e rapido recupero in caso di disastri. Per quanto riguarda le aziende potrebbe essere la soluzione migliore a patto che il software offra: automazione (scheduling), backup incrementali e differenziali e crittografia.

    • Backup cloud: Una tecnologia che merita sicuramente attenzione è quella cloud, si divide in due sottocategorie: privati e pubblici. La differenza sta nel fatto che in quella privata i dati vengono backuppati su diversi server all’interno dello stesso data center locale mentre in quella pubblica l’utente (o aazienda) si affida ad un servizio cloud (dropbox, Google drive etc.) con la possibilità di pagare un abbonamento per spazio di archiviazione aggiuntivo.

    Conclusioni

    Eccoci arrivati alla fine di questo viaggio alla scoperta del backup e della sua importanza nella strategia di sicurezza che spero state già utilizzando e integrerete da oggi in poi con uno dei sistemi di backup appena visti. Io personalmente mi affido alle soluzioni interne dei vari sistemi operativi sia sul mio pc che sul mio smartphone e copio poi i miei file su più servizi cloud in questo modo mi garantisco la ridondanza dei dati e riduco al minimo il rischio di perdere i dati.

    qui sotto vi lascio un video di confronto tra il nas e il cloud storage:

  • WiFi pubblico: Perchè Non Fidarsi è Meglio?

    WiFi pubblico: Perchè Non Fidarsi è Meglio?

    In numerose zone del nostro territorio è possibile connettersi al wifi pubblico. Una rete creata appositamente per consentire agli utenti di usufruire della connessione wifi anche quando non si è nella propria casa.

    Infatti non è raro al giorno d’oggi trovare parchi, hotel, b&b e altre attività che offrono questo servizio. Ma come spesso si dice non è tutto oro ciò che luccica.

    In effetti è molto comodo avere una connessione wifi disponibile, specialmente se gratuita. Non sempre gratis però è sinonimo di sicuro putroppo ed ora vedremo perchè.

    WiFi pubblico

    Cos’è un wifi pubblico e come connettersi?

    Prima di addentrarci nel tema sicurezza vale la pena capire come connettersi a questi wifi pubblici. Come già anticifato questo tipo di servizio consente a tutti di connettersi al wifi di proprio interesse, sia esso di un b&b o di un centro commerciale ad esempio. Tutto quello che dovete fare è selezionare il nome del wifi (SSID) ed attendere di essere reindirizzati ad una pagina web.

    Da questa pagina web potrete mettere i vostri dati, come email o numero di cellulare, così da ricevere il codice OTP (One Time Password). Una volta inserito il codice nell’apposito campo sarete in grado di navigare senza alcun problema.

    Questa procedura non è standard, infatti ci sono diverse modalità per connettersi a queste reti, ad esempio potrebbe essere richiesto il codice fiscale o ancora inquadrare un codice QR o richiedere al gestore l’SSID e la password.

    A prescindere da quale modalità sia richiesta per la connessione però c’è un problema di fondo, queste reti invero non sono proprio il massimo per la sicurezza. Come detto in precedenza infatti già per accedere vengono richiesti dei dati come codice fiscale o l’indirizzo mail, quest’ultima potrebbe essere sfruttata per il phishing.

    Quali rischi si corrono con l’uso del WiFi pubblico?

    Come detto poco sopra una delle minacce è il phishing. Una tecnica che usa reti fittizie con lo stesso nome di quella originale con lo scopo di carpire informazioni personali, password e persino dati bancari.

    Quindi è sempre sconsigliabile fare login (accesso) a siti come la vostra banca o i social network da reti pubbliche. In altri casi l’obiettivo dell’ hacker è solo quello di infettare il vostro pc con malware, spyware o ramsonware. Tutto ciò rende le reti WiFi pubbliche estremamente pericolose, sopratutto se vengono utilizzate per condividere informazioni che dovrebbero rimanere private.

    Nei casi più estremi si assiste infatti a veri e propri furti d’identità, dando vita ad esempio, alla proliferazione di account social fake ma anche indirizzo ip e quello della propria mail.

    Come Connettersi in modo sicuro?

    WiFi pubblico

    Ora che abbiamo visto quali rischi si corrono nell’uso del wifi pubblico, immagino che vi starete chiedendo come proteggersi da tutto ciò. Chi ha esigenze lavorative in effetti potrebbe essere in difficoltà e preroccupato per quanto scritto sopra. Le soluzioni però non mancano.

    La prima regola da seguire è quella dell’attenzione, per prima cosa quindi controllare se il sito al quale volete connettervi presenti la connessioni sicura (https), ma non sempre questo basta, gli hacker infatti sono in grado di bypassare questo sistema.

    Il modo migliore per proteggersi quindi è affidarsi ad una Virtual Private Network (VPN) che consente di tenere sicure e private le informazioni quando si usa una rete pubblica. Ricordo infatti che una VPN ha lo scopo di aumentare la nostra privacy e sicurezza tramite la creazione di una rete virtuale.

    Un altra precauzione è quella di non usare la rete wifi pubblica ma bensì la connessione dati del telefono utilizzando lo smartphone come hotspot. Infatti nella maggior parte dei casi le connessioni da reti mobile sono crittografate e quindi più sicure rispetto alle reti pubbliche. Se poi il vostro smartphone supporta le eSim potreste sfruttare l’occasione per usare un abbonamento come quello di Saily la nuova eSim del gruppo Nord Security la stessa di NordVPN e NordPass.

    Altri consigli utili

    Oltre i consigli che ti ho dato qui sopra ce ne sono anche altri, rimane sempre valido il detto che il miglior antivirus in circolazione è la nostra attenzione, quindi tenete gli occhi aperti e verificate sempre il nome della rete WiFI e della relativa pagina di reindirizzamento, se state cercando di accedere alla rete dell’aereoporto e venite reindirizzati su un sito che non sembra quello di un aereoporto il dubbio dovrebbe venirvi.

    Assicurati di aver installato un buon antivirus sia sul pc che sullo smartphone, questo dovrebbe essere il primo passo per creare un ambiente più sicuro da cui navigare. Il compito dell’antivirus è proprio quello di rilevare eventuali malware.

    Altro consiglio molto utile ma poco sfruttato è fate sempre gli aggiornamenti di sistema. Gli aggiornamenti dei vari sistemi operativi infatti servono proprio per chiudere eventuali falle di sicurezza. Tutti i device in nostro possesso siano essi pc, smartphone ma anche console di gioco etc. vengono aggiornati periodicamente, da un lato per sistemare le funzioni o aggiungerne di nuove ma dall’altro per aumentare il grado di sicurezza.

    Ultimo ma non per importanza, anche se già accennato in precedenza ma repetita iuvant, evitate di entrare nel sito della vostra banca e quindi di dare in pasto le credenziali a reti wifi pubbliche, a prescindere dal grado di sicurezza della tua banca infatti un hacker sarà perfettamente in grado di rubare quello che gli serve, denaro compreso, quindi state molto attenti.

  • AI pc: cosa sono e perchè cambieranno il futuro dei pc

    AI pc: cosa sono e perchè cambieranno il futuro dei pc

    In un mondo tecnologico, che si evolve in modo esponenziale, si fanno strada una nuova categoria di pc, chiamati AI pc. Vediamo insieme cosa sono, la principale caratteristica e che futuro potranno avere nell’evoluzione tecnologica in atto.

    Cosa sono?

    La crescita dell’IA ha reso necessario un tipo di computer pensato ad hoc per sfruttare tale tecnologia. I computer attuali non sono in grado di eseguire applicazioni di intelligenza artificiale, almeno in locale.

    Infatti ad oggi l’IA e le sue applicazione come ad esempio ChatGPT e simili sono possibili da fruire tramite web e relativi server. Questi ultimi hanno dei costi di gestione elevati da qui la necessità di produrre pc in grado di eseguire task di IA in locale.

    Del resto l’informatica si sa corre veloce. Avere la possibilità di sbloccare nuove opportunità, aumentare la produttività e rendere facili cose complesse è sempre stato l’obiettivo principale. Tutto questo in un futuro non troppo lontano sarà possibile grazie a delle unità specializzate. Cose che prima erano possibili solo ed esclusivamente con dei software specifici ora sarà possibile grazie al vostro pc indipendentemente dal software usato ma grazie ad un unità dedicata all’interno del microprocessore.

    AI pc

    NPU: Cos’è e la sua importanza nei nuovi pc

    Prima di spiegarvi cos’è una NPU (Neural Processing Unit) è il caso di fare un passo indietro e spiegarvi (o rinfrescarvi la memoria) su cosa sono CPU e GPU.

    La CPU (central processing unit) è il cervello del computer, quello cioè che si occupa di trasformare i nostri input in comandi che il nostro computer può interpretare tramite il sistema binario. Le GPU (Graphics Processing Unit) invece sono progettate per sgravare la cpu da elaborazioni grafiche complesse, possono essere sia integrate nella cpu sia essere un componente a se, chiamate appunto schede grafiche.

    Dopo questa piccola spiegazione torniamo al protagonista di questo paragrafo, ovvero l’NPU, questo microprocessore infatti sarà molto importante per i personal computer del futuro, se infatti la cpu è il cervello del personal computer e la gpu è la delegata alla parte grafica, l’npu si occuperà esclusivamente dell’accelerazione AI. Ovviamente tutti questi componenti dovranno lavorare in simbiosi per far funzionare al meglio le cose e non avere problemi e avere un efficace gestione energetica.

    Stiamo parlando di un processore che avrà una potenza di calcolo impressionante, si parla infatti di almeno 40 TOPS (Trillion Operations for second). Un valore molto elevato che ad oggi nessun processore riesce ad eguagliare.

    AI pc

    Futuro più roseo che mai

    Da quando il personal computer è entrato nelle nostre case ci ha reso la vita un po’ più semplice diciamoci la verità. Operazioni che in formato analogico richiedevano molto tempo con l’avvento del digitale sono diventate molto più snelle e veloci. Ed ora? Cosa dobbiamo aspettarci da questa nuova tecnologia? Dal mio punto di vista nulla che non si è già visto con le altre tecnologie, come ad esempio gli smartphone o gli assistenti virtuali. Come sempre all’inizio ci faranno paura e ci renderanno dubbiosi ma sarà poi un altro strumento che ci renderà la vita più facile. Quello che è certo è che siamo solo all’inizio di una nuova tecnologia e che sicuramente ci saprà sorprendere.

    Ormai l’intelligenza artificiale è entrata prepotentemente nelle nostre vite e applicazioni e servizi che ne fanno uso ormai sono ovunque. Pensate ad esempio ad applicazioni di machine learning (ML) sul nostro smartphone sia solo per comprendere i nostri modelli d’uso per gestire al meglio la batteria. Una gran comodità, poi ci sarà da vedere come i sistemi operativi si evolveranno per affrontare il cambiamento, insomma siamo solo all’inizio di una innovazione che ha il sapore di una rivoluzione che non si vedeva da decenni nel campo dei personal computer. I commenti sono aperti, quindi non dovete fare altro che farvi coraggio e scrivere.

  • Computer: come velocizzarlo in modo semplice

    Computer: come velocizzarlo in modo semplice

    Con il tempo i nostri fedeli computer, che siano essi compagni di lavoro o svago, possono presentare rallentamenti. Le cause di un pc lento possono essere molteplici. In questo articolo analizzeremo cosa possiamo fare per velocizzare il nostro pc in modo efficace. Vi parlerò anche di alcuni programmi e soluzioni interne a windows. Quindi come sempre allacciate le cinture che si parte!

    Disabilitare i programmi in avvio automatico

    pc

    La prima cosa da fare è disabilitare quei programmi che partono all’avvio ma che non sono necessari. Meglio quindi lasciare attivi programmi di sicurezza come antivirus e VPN. Software di gestione di mouse e tastiera, e quelli della stampante. Tutto il resto diventa superfluo.

    Per fare questo da Windows 10 non hai più bisogno di un programma esterno come ad esempio autoruns. Ti basta fare clic con il tasto destro del mouse sulla barra delle applicazioni e selezionare la voce “gestione attività”.

    Altro modo è usare la scorciatoia da tastiera crtl+maiusc+esc e spostarsi nel tab “avvio” e fare clic su “disabilita”. La stessa operazione si può ottenere facendo clic destro sulla voce desiderata e cliccare “disabilita”.

    Dal menu contestuale altra voce da menzionare è “ricerca online” utile in caso non si conosca il programma in questione.

    Disintallare programmi inutilizzati

    Un altra operazione molto efficace che consiglio di fare è di disintallare i programmi che non servono più. Quindi l’unica soluzione è togliere quel programma che avete installato molto tempo fa ma che avete usato forse due volte. Per fare questo avete due opzioni, procedere con l’apposita schermata dal pannello di controllo

    pc

    Cliccare sulla voce “disinstalla un programma” e selezionare il programma che si desidera disinstallare. Fare clic con il tasto destro oppure selezionare la voce “disinstalla” in alto a sinistra.

    pc

    L’altro metodo per disinstallare i programmi è passando per le impostazioni di Windows (dalla versione 10 in poi). Per fare questo si può procedere in due modi: Aprendo il menu start e cliccando sull’ingranaggio sul lato sinistro. Oppure utilizzando la combinazione di tasti sulla tastiera bandierina di windows+I. Si aprirà così una schermata dove sono elencati i programmi installati sia da web sia dallo store.

    Basta infatti cliccare sopra un programma e appariranno due voci “modifica” (dove consentito) e “disinstalla”.

    Meglio un antivirus leggero

    Oltre a tenerlo pulito è sempre meglio che i programmi installati oltre ad essere pochi siano anche leggeri. Ad esempio un programma fondamentale per la sicurezza andrebbe valutato anche per la sua leggerezza. A partire da windows 10, la soluzione antivirus già fornita con il sistema operativo è di buona qualità. Consiglio di disintallare eventuali versioni di prova e affidarvi a Windows Defender.

    Negli anni infatti è stato migliorato notevolmente e si è dimostrato uno strumento valido. Per essere più sicuri poi potete sempre affiancargli una VPN.

    computer

    Rimuovere i malware dal computer

    Un altra causa di rallentamenti è la presenza di malware, essi infatti sono dei virus che infettano il computer rallentandololo. Un po’ come succede per i sintomi influenzali infatti anche i nostri devices necessitano di cure. Qui un programma che mi sento di consigliare per fare scansioni periodiche è malwarebytes. Uno strumento utile per difendersi è Threat Protection di NordVPN.

    Questo strumento non fa una scansione come Malwarebytes, ma aiuta a rendere più sicuro il pc prevenendo possibili infezioni. In buona sostanza l’uno non esclude l’altro.

    Eliminare i file inutili dal computer

    I computer più RAM hanno e meglio è, ma se il quantitativo di questa è insufficiente cosa succede? Se questa risulta insufficiente per aprire più programmi contemporaneamente il pc è costretto a utilizzare parte dello spazio di archiviazione. Così facendo nel computer verranno creati dei file che andranno con il tempo a riempire il dispositivo di archiviazione.

    Se state leggendo questo articolo è per alleggerire il computer e quindi sbarazzarvi di questi file spazzatura. Immaginate questo lavoro come quando liberate spazio in casa.

    Per fare questa operazione tutto quello che dovete fare è aprire le impostazioni di windows (dalla versione 10) e recarvi in sistema e poi nel sottomenu “archiviazione”.

    computer

    Da questa schermata potete attivare il sensore di memoria che si occuperà di fare il lavoro di pulizia, configurarlo o attivarlo manualmente.

    In alternativa, per effettuare la pulizia potete usare il tool interno “pulizia disco” che vi consente di selezionare l’unità disco da pulire nel caso ne aveste più di una. Nella schermata successiva avrete un elenco di voci che indicheranno cosa andrete a cancellare.

    Una volta selezionate tutte le voci di vostro interesse potete cliccare su ok e far partire la pulizia. Dall’immagine qui sopra potete notare la voce “pulizia file di sitema” per questo tipo di pulizia avrete bisogno di un account amministratore, in questo modo avrete accesso ad una pulizia ancora più approfondita del sistema.

    computer

    Ottimizzazione disco

    Un altro problema che può rallentare il pc è la frammentazione (ottimizzazione nel caso di SSD) del disco. Gli hard disk si dividono in due tipi: HDD e SSD. La differenza principale è che nei primi si ha una testina che si muove sopra al disco per andare a recuperare le informazioni che gli servono.

    Gli SSD invece hanno delle celle di semiconduttori su cui sono archiviate le informazioni. Negli HDD è facile incorrere nella frammentazione ovvero lo spezzettarsi di uno o più file, che rende difficoltoso e più lenta la ricostruzione del file e la successiva esecuzione. Per ovviare a questo problema in Windows c’è un tool chiamato Unità di deframmentazione disco che serve proprio a ricompattare i file.

    computer

    Per aprirlo vi basta fare una ricerca nell’apposita barra in windows 10 o cliccando sulla lente di ingrandimento in windows 11 e digitare “deframmenta”. Questo se volete far partire la deframmentazione in modo manuale ma in realtà il tool è già impostato per partire in automatico. Per impostazione predefinita questa operazione verrà eseguita una volta a settimana quando il computer è acceso ma non sta facendo nulla. Se invece volete modificare questo comportamento vi basterà cliccare su “modifica impostazioni” e scegliere l’opzione che desiderate tra giornalmente, settimanalmente o mensilmente e potete anche selezionare l’unità disco su cui effettuare l’operazione nel caso ne avete più di uno nel pc.

    Per quanto riguarda invece gli SSD il discorso cambia, infatti essi non essendo di tipo meccanico non hanno il problema della frammentazione, ma anche qui l’unità disco verrà monitorata e ottimizzata. Windows infatti è capace di riconoscere i tipi di disco installati e di occuparsene in modo adeguato, quindi il mio consiglio è di diffidare di chi consiglia di disattivarla per tale unità ma di lasciare fare tutto al sistema operativo.

    Ripristinare Windows

    Se le operazioni indicate sopra non hanno sortito nessun effetto, allora l’unica soluzione è quella di ripristinare windows. Per farlo hai a disposizione tre modi: usare un punto di ripristino, reinstallare windows o formattare il pc. Vediamoli in dettaglio:

    computer
    • Usare un punto di ripristino: Questa operazione è in pratica un viaggio nel tempo. Utile se hai scaricato un file o un programma che ha causato problemi. Per effettuare questa operazione ti basta digitare “ripristino” sulla barra di ricerca e aprire lo strumento che appare come primo risultato. Dopo aver aperto ripristino configurazione di sistema tutto ciò che dovete fare è selezionare il punto di ripristino desiderato e attendere la fine della procedura di ripristino.
    • Reinstallare Windows: Un operazione che ti permette di reinstallare solo il sistema operativo ma lasciando al loro posto file e programmi. Questa operazione è molto utile per velocizzare il tuo pc, vediamo come procedere: per fare questa operazione basta andare nelle impostazioni di Windows e spostarsi nella voce sistema, cliccare su ripristina il pc e scegliere tra due opzioni, ovvero mantieni i miei file oppure cancella tutto e attendere la fine della procedura.
    • Formattare il pc: Questa è l’operazione più dastrica e da usare se non hai risolto con le altre. Qui però non si ha scelta, si cancella tutto e si ricomincia da capo. Quindi fate prima un backup di tutti i file importanti. Lo step successivo è praticamente quello fatto per reinstallare windows, ma questa volta la scelta sarà di cancellare tutto e scegliere da dove reinstallare il sistema operativo, se da cloud (via internet) o installazione locale.

    Aggiornamento hardware del computer

    Quanto detto fino ad ora era solo lato software, ma i problemi non si riducono solo a quelli, come ti ho detto all’inizio dell’articolo le cause possono essere anche, diciamo così, “strutturali”. Cosa intendo? Beh! che devi mettere mano al portafogli sostanzialmente, questo perchè magari il pc è vecchiotto e l’età si fa sentire, per andare sul sicuro e mettere il turbo al pc sono sostanzialmente tre le cose da fare: sostituire un HDD con un SSD che vi garantirà di avere un avvio e un esecuzione dei vari programmi molto più veloci.

    Magari potete, se avete spazio a sufficenza, optare per un SSD per il solo sistema operativo e lasciare un HDD per contenere tutti i file che desiderate. Altro componente fondamentale per un computer è la RAM, qui potete anche esagerare, infatti più se ne ha e meglio è, ancora di più nel caso fossi un gamer, ma in generale un buon quantitativo di ram è utile per il multitasking e per far girare al meglio alcuni software (oltre i videogiochi) più esigenti in termini di risorse.

    Ultimo ma non per importanza, il processore, infatti senza questo prezioso componente il pc di fatto non potrebbe proprio funzionare in quanto non supererebbe quello che viene chiamato POST, ovvero la sequenza di operazioni iniziali per verificare che l’hardware funzioni bene, l’altro fattore che lo rende importante è che è il nucleo stesso del pc e la componente delegata alle operazioni di calcolo che fanno in modo di farvi apparire il browser o un altro software a schermo. In verità c’è un altro componente fondamentale che è la scheda grafica ma che richiede aggiornamenti più o meno frequenti solo se il vostro scopo è di giocare senza troppi compromessi.

  • Recensione Mx Master 3s

    Recensione Mx Master 3s

    State cercando un mouse per la produttività? In questo caso siete arrivati sulla pagina giusta, il mouse logitech Mx master 3s è quello che fa al caso vostro. Continuate la lettura e vi spiego anche il perchè di questa affermazione. Allacciate le cinture.. si parte!!

    Mx master 3s

    Esteticamente tra l’mx master 3s e il suo predecessore non cambia assolutamente nulla ma non sempre rimanere fedeli al proprio stile è un male. Infatti in questo caso il design e quindi anche l’ergonomia erano e sono eccellenti. La mano destra si adagia perfettamente sul dorso del mouse, sembra quasi un centro benessere per la stessa da quanto è comodo.

    Questo è un punto molto importante visto che questo mouse è votato fortemente per un uso professionale. Quindi strizza l’occhio a chi lo usa per molte ore al giorno, evitandogli così fastidiosi dolori per un uso prolungato.

    A riprova dell’ergonomicità del prodotto basta fare riferimento alle dimensioni dell’mx master 3s che sono di 125x84x51 mm e con un peso di 141 grammi. Come potete ben intuire quindi abbastanza ingombrante e pesantuccio. Caratteristiche però che sono funzionali, in quanto rendono il prodotto adatto a riempire il palmo della mano e di tenerlo stabile senza che scivoli via.

    Ulteriore plus all’ergonomia è data dalla disposizione dei tasti. Sono veramente tanti, visto che oltre ai classici tasti di destra e di sinistra abbiamo due rotelline. Una in posizione classica e una sul lato sinistro del mouse. Poco più sotto di quest’ultima troviamo altri due tasti più un ulteriore tastino sulla base di appoggio. Quest’ultimo a dire la verità quasi invisibile visto che il pollice ci cadrà naturalmente sopra.

    A proposito di tasti ce ne è uno appena sotto la rotellina per cambiare la regolazione dei DPI del mouse. Infine abbiamo la porta usb di tipo C per la ricarica, uno switch e un tastino sotto la base. Lo switch serve per accendere/spegnere il mouse mentre il piccolo tastino serve per scegliere quale dispositivo tra quelli associati controllare.

    Mx master 3s

    Detto dell’ergonomia eccellente, ora è il momento di capire come si comporta questo mouse. Anche in questo caso non posso lamentarmi, avendo questo mouse il sensore ad alta precisione Darkfield ovvero non il solito sensore ottico di cui sono dotati tutti gli altri mouse, bensì di un sensore laser, questo garantisce una miglior precisione arrivando fino a 8000 DPI mentre il suo predecessore si fermava alla metà ovvero 4000 inoltre questo mouse consente l’ utilizzo su superfici difficili come il vetro.

    Queste caratteristiche poi si sposano bene con la tecnologia Mag Speed, ovvero la tecnologia che rende più fluido e silenzioso lo scrolling, rendendo questo mouse perfetto in tutte le situazioni. Nello specifico la rotellina Mag Speed elettromagnetic si adatta al tipo di scrolling impartito dalla nostra mano, quindi se saremo delicati, saremo in grado di leggere il nostro testo in modo molto tranquillo. Se invece il nostro intento è quello di dare una letta veloce ad esempio ad un articolo molto lungo e siamo alla ricerca di un qualcosa di specifico, ci basterà fare uno scrolling più deciso per “scrollare” fino a 1000 righe al secondo.

    Mx master 3s

    Il collegamento dell’mx master 3s può essere effettuato in due modi, o tramite bluetooth o con l’apposito dongle in confezione, il logi bolt. Quest’ultimo è un collegamento più tradizionale del mouse in quanto va semplicemente inserito nella tradizionale porta USB di tipo A del pc per un utilizzo senza fili.

    Il collegamento bluetooth invece si avvale della tecnologia low energy e consente il collegamento in contemporanea di tre dispositivi, ad esempio pc fisso, laptop e tablet e passare dall’uno all’altro tramite il tastino posto sotto la base del muose. Dipende dall’uso che ne farete, ma in generale il collegamento con il dongle offre una minor latenza e di conseguenza maggior precisione ovviamente il discorso cambia se avete l’esigenza di gestire più computer, in questo caso a fare la differenza è anche il software in dotazione.

    Logi Option+, il software da scaricare e installare per controllare mouse e altri dispositivi Logitech, consente di personalizzare ogni tasto del mouse, creare delle smart action per velocizzare molto il lavoro e passare da un monitor all’altro solo facendo scorrere il puntatore aldilà del bordo dello schermo.

    Mx master 3s

    “Con tutte queste funzioni questo mouse avrà un autonomia ridicola” penserete voi, invece vi devo dire che anche qui non rimarrete affatto delusi. L’autonomia dell’mx master 3s è la cosa che mi ha stupito più di tutte, con qualche minuto di carica si possono ottenere fino a 3 ore di autonomia.

    Già questo dato la dice lunga in quanto ad autonomia ma resterete ancora più di stucco nel sapere che con una carica completa si raggiungono senza fatica i 2 mesi senza toccare il cavo di ricarica. Cavo di ricarica da USB tipo A a USB tipo C che garantisce quindi una ricarica molto rapida.

    La confezione è molto essenziale ma non potevo aspettarmi di più, oltre al mouse infatti troviamo i già citati dongle e cavo per la ricarica oltre ai manuli utente e garanzia.

    Mx master 3s

    Forse già lo avete intuito leggendo questa recensione, ma sono rimasto molto soddisfatto da questo mouse. L’ mx master 3s è quanto di meglio possa esserci in questo momento, del resto Logitech non ha bisogno di presentazioni.

    La qualità si paga e questo mouse non è di certo il più economico, ma su Amazon si trova spesso in offerta e quindi si risparmia un bel po’. Il valore aggiunto poi è il software a corredo e la massima personalizzazione, questo lo rende adatto veramente ad ogni tipo di esigenza sia in ambito lavorativo che in ambito “casalingo”.