Android: La sua storia

Android: La sua storia

Da quando nelle nostre tasche non ci sono più i telefonini, capaci di telefonare e poco altro, sostituiti dai moderni smartphone anche i sistemi operativi si sono evoluti. Proprio di uno di questi vi parlerò in questo articolo, ovvero di Android. Il

Android

Android e i suoi primi vagiti

Attualmente tutti identificano Android con Google, ma non è stato sempre così. In principio ci fu Android Inc. fondata nel lontano 2003 da Andy Rubin, Rich Miner, Nick Sears e Chris White.

Lo scopo di questa nuova società era quella di “sviluppare dei dispositivi in grado di essere consapevoli della posizione e delle preferenze del proprietario”. Progetto ambizioso per quei tempi ma che iniziò a prendere forma con l’acquisizione di Google nel 2005.

Il robottino prende forma

Il primo smartphone della storia in realtà prese forma già prima dell’acquisizione da parte di Google di Android. Il suo nome era Sidekick, costruito da Danger Inc. società fondata dallo stesso Andy Rubin. A dire il vero il primo smartphone si rivelò un flop. Lo smartphone era dotato di un piccolo display e di una tastiera fisica ed era in grado di collegarsi ad internet e sfruttare la navigazione dal browser di Google. L’esperimento come anticipato si rivelò fallimentare ed attecchì solo su un piccolo gruppo di appassionati.

Come spesso accade da un fallimento e dalla successiva voglia di rivalsa e con la determinazione giusta Rubin non si diede per vinto. Volle così sfruttare un dominio acquistato anni prima, android.com, era intenzionato a proggettare un software in grado di sposarsi alla perfezione con i dispositivi mobili e aperto a qualsiasi designer software.

Questa caparbietà e gli investimenti ingenti fatti per la sua creatura fruttarono, visto che in breve tempo alcuni investitori si interessarono molto al nuovo progetto. Informato l’altro socio in Google, Larry Page, Android diventò ufficialmente di proprietà di Google, spinta anche da una partnership con uno dei pionieri della telefonia mobile.

Dall’acquisizione da parte di Google ci vollero altri due anni di sviluppo partendo da un kernel linux prima della presentazione ufficiale avvenuta il 5 Novembre 2007 da parte della Open Handset Alliance (OHA) di cui fanno parte nomi che hanno fatto la storia della telefonia come Samsung, HTC, Google ma anche operatori telefonici come T-Mobile e produttori di processori come Qualcomm.

Il primo vero debutto

Il primo vero debutto di Android è datato 22 ottobre 2008, quando sul mercato venne lanciato HTC Dream uno smartphone per l’epoca rivoluzionario. Da quel momento in poi Android si è sempre più evoluto, aggiornamento dopo aggiornamento, con una cadenza che al giorno d’oggi l’hanno portato ad aggiornarsi ogni anno per regalare a noi utenti sempre più funzioni.

Come accade già per Linux, le versioni di Android sono state contraddistinte oltre che dal numero di versione anche da una lettera dell’alfabeto, lettera che corrispondeva ad un nome in codice legato ad un dolce, abitudine che viene definitivamente abbandonata con la versione 10 . Più avanti le vedremo tutte in dettaglio e quindi non mi dilungherò qui su questo punto.

Android

L’architettura di Android

Belle queste curiosita, ma ora passiamo un po’ al lato tecnico del robottino verde. Dal punto di vista tecnico, come già accennato in precedenza la base su cui poggia Android è un kernel linux, che funziona come abstraction layer tra hardware e software e dai driver per la gestione dei vari componenti hardware. Sopra questo livello troviamo una serie di librerie, scritte con due linguaggi di programmazione, ovvero C e C++, questo è il vero cuore di Android.

Abbiamo poi il Media Framework, ovvero la libreria che si occupa dei codec audio e video e le librerie di riproduzione e registrazione multimediali, il surface manager per gestire le funzioni del display, Open GL ES, ovvero la libreria per la grafica 3D, SGL, una libreria per il motore grafico 2D, freetype per il rendering di bitmap e font, SQLite per gestire un DBMS relazionale, WebKit, il motore di renderizzazione delle pagine internet, SSL per la sicurezza delle comunicazioni e molte altre.

Nel livello superiore infine troviamo un framework di applicazioni creato da un insieme di API (Application Programming Interface) e di altre componenti di fondamentale importanza per far funzionare le applicazioni sullo smartphone. In poche parole senza queste preziose librerie non sarebbe possibile usare app come FaceBook e Instagram. Oltre a queste, ultima ma non per importanza, è presente una Virtual Machine, che prende il nome di Dalvik nelle versioni precedenti la 5.0 e che poi sarà sostituita da Android Run Time. Questa Virtual Machine non ha altro compito se non quello di eseguire le applicazioni in un ambiente sicuro e delimitato.

Le versioni di Android

HTC Dream è stato il primo smartphone ad avere Android come sistema operativo dicevamo, quindi la 1° versione si ha con questo dispositivo. Una versione spartana visto che adottava tutte soluzioni che al giorno d’oggi ci farebbero sorridere anche se ovviamente c’erano già le G-App (app di Google).

Successivamente, più precisamente nel febbraio 2009, venne rilasciato l’aggiornamento 1.1 con miglioramenti per quanto riguarda la fluidità, la sicurezza e altri miglioramenti.

Ma come dicevamo prima, le lettere hanno accompagnato per un po’ le varie versioni Android partendo dalla lettera C. Ma ora vediamole nel dettaglio.

1.5 Cupcake

La prima versione dotata di un nome ufficiale è dunque questa, la 1.5 Cupcake. Porta in dono al robottino verde le API 3 contribuiscono a implementare i widget, la predizione del testo e il supporto per le tastiere personalizzate. Rilasciata ufficialmente il 13 Aprile 2009. Oltre alle novità già menzionate introduce la possibilità di registrare video, il supporto agli accessori Bluetooth, le foto nella scheda contatti, la rotazione dello schermo e migliori integrazioni con i servizi Google. Come la possibilità di caricare foto direttamente su Picasa o video su YouTube.

1.6 Donut

Dopo appena cinque mesi ecco che viene rilasciata la nuova versione, la 1.6 nome in codice Donut. Rilasciata il 15 settembre 2009 non è una vera rivoluzione ma apporta comunque migliorie di piccola entità. Una ricerca all’interno dello smartphone migliorata, un miglior supporto alle reti CDMA e nuove funzione per la galleria. Mentre per quanto riguarda l’Android Market (ora Play Store) si ha con questa versione la classifica delle migliori applicazioni sia gratuite che a pagamento.

2.0 Eclair

Ad un mese di distanza, precisamente il 27 ottobre 2009, viene presentato il primo major update. Android 2.0 nome in codice Eclair (seguito dalla 2.1 che rappresenta un semplice bugfix) rappresenta un importante passo avanti nell’evoluzione del robottino verde.

Con questa versione infatti arriva il supporto a Microsoft Exchange, la possibilità di gestire diversi account di posta elettronica, un nuovo stile grafico nelle principali applicazioni, l’immissione vocale con il tasto dedicato sulla tastiera al posto della virgola, gli sfondi animati nella home page e il navigatore di Google Maps. Quest’ultimo porta in dotazione le indicazioni passo-passo, la visualizzazione 3D e la guida vocale.

Pur essendo un semplice aggiornamento volto a risolvere bugfix, la 2.1 entra nella storia del robottino verde. Infatti è il sistema operativo del Nexus One, ovvero il primo smartphone a marchio Google prodotto da HTC.

2.2 Froyo

Il 20 Maggio 2010 fa il suo debutto Android 2.2 Froyo. Con questo aggiornamento il robottino verde si arricchisce di funzioni che tutt’ora apprezziamo sui nostri smartphone, infatti arrivano le notifiche push, l’hotspot wifi per navigare da altri dispositivi sfruttando lo smartphone. Introduce il compilatore Dalvkit JIT e con le azioni vocali è possibile effettuare ricerche, impostare sveglie, prendere appunti e molto altro. Da questo aggiornamento si ha la possibilità di installare applicazioni sulla memoria esterna (SD) ed effettuare l’aggiornamento in modalità OTA (Over The Air).

2.3 Gingerbread

Il nuovo aggiornamento, rilasciato a fine 2010, debutta con un nuovo device il nexus S realizzato in collaborazione con Samsung. Questa nuova versione introduce il supporto per display di grandi dimensioni, la tecnologia NFC (Near Field Comunication), nuovi effetti audio, il gestore dei dowload, supporto per fotocamere multiple e nuove API per gli sviluppatori di videogiochi.

3.0 Honeycomb

Il 27 Gennaio 2011 arriva la prima (e unica) versione esclusivamente pensata per i tablet, successivamente infatti le stesse versioni saranno sia per smartphone che per tablet. Si tratta di Android 3.0 Honeycomb, con interfaccia nuova e studiata per i tablet.

Non proprio un aggiornamento brillante tanto che ci sono voluti due minor update (3.1 e 3.2) per risolvere i numerosi bug di questa versione software. Non è tutto da buttare però visto che da questa versione vengono introdotti gli iconici tasti a schermo (li vedremo più avanti). Arrivano le nuove impostazioni rapide che ci consentono di visualizzare ora, stato della batteria e quello della connettività in un unica sezione.

Oltre a questo viene introdotto il primo linguaggio di design da parte di Google, chiamato Holo. Il supporto ai processori multi core che ai tempi erano una realtà marginale e miglioramenti alla gestione del multitasking.

4.0 Ice Cream Sandwich

Il 19 Ottobre 2011 è il momemto del major update 4.0, nome in codice Ice Cream Sandwich, il suo debutto è legato alla presentazione del Samsung Galaxy Nexus. Lo smartphone abbandona i tasti di navigazione fisici per far posto a quelli virtuali per la prima volta, da qui in avanti infatti i tasti fisici verranno abbandonati definitivamente. La novità principale è rappresentata dall’adozione di un nuovo kernel, il 3.0. Con esso viene anche introdotta per la prima volta la possibilità di creare cartelle spostando un icona su un’ altra (drag and drop), i widget diventano ridimensionabili, la possibilità di monitorare il consumo dei dati mobili e Android Beam. Quest’ultima consente di passare file tra uno smartphone e un altro semplicemente avvicinando i due device tramite tecnologia NFC.

L’interfaccia è realizzata ancora con il design Holo e come font fa il suo esordio Roboto, font ottimizzato proprio per gli schermi ad alta risoluzione. Il tasto menu viene sostituito dal tasto “recenti” che ha il compito di farci visualizzare le ultime applicazioni utilizzate (abbiamo già visto che la pratica di chiudere le app non ha molto senso in realtà).

La sezione contatti inoltre viene spostata dal app telefono in un app a sé stante. Arriva inoltre la possibilità di sbloccare lo smartphone attraverso il proprio volto, anche se ancora molto acerba e ancora poco sicura e la possibilità di catturare screenshot con la combinazione di tasti accensione+volume giù.

4.1 Jelly Bean

Il 27 giugno 2012 è la volta di Android 4.1 Jelly, che vedrà altri due minor update (4.2 e 4.3). La novità principale di questa release è il project butter caratteristica che promette di avere un esperienza più fluida senza nessun tipo di rallentamento. Vengono introdotte anche le notifiche interattive che consenton di rispondere o effettuare altre operazioni direttamente dalla tendina delle notifiche.Ma il piatto forte rimane Google Now che consente di avere informazioni in tempo reale e che aprirà la strada ad un nuovo tipo di assistenza sui dispositivi mobili.

In contro tendenza rispetto al solito i minor update questa volta portano in dote altre novità. Nella versione 4.2 ad esempio troviamo photo sphere, la gestione multiutente (riservata ai tablet), la possibilità di scorrere sui tasti per scrivere, la condivisione dello schermo sulla tv e Daydream che permette di visualizzare immagini o l’ora mentre il dispositivo è in carica. Il browser predefinito diventa chrome, i widget si possono impostare nella schermata di sblocco e le impostazioni rapide ci consentono di modificare alcune impostazioni al volo. Con la versione 4.3 inoltre arriva il Bluetooth LE (Low Energy), la possibilità di creare profili utente con accesso limitato e il supporto alle Open GL ES 3.0.

4.4 KItKat

Il 31 Ottobre 2013 è il turno di Android 4.4 KitKat (si esatto, la partnership è proprio con Nestlè). Con questo aggiornamento è portato a completa maturazione il design Holo, anche se sostituito nella versione successiva. Arriva poi “ok Google” il comando vocale che ci consente di interagire con il telefono senza usare le mani e capace di inviare messaggi, controllare la parte multimediale e di effettuare chiamate tra le altre cose.

Altra intodruzione è il design immersivo che consente alle applicazioni di nascondere la barra di stato e quella di navigazione per sfruttare tutto lo schermo e avere un esperienza più avvolgente. Fa la sua comparsa il runtime ART destinato a soppiantare il Dalvik nelle versioni successive. Ultima introduzione è project svelte, un sistema che consente di far girare Android in modo fluido anche su dispositivi di fascia bassa con 512 GB RAM è infine cambiare l’app predefinita dei messaggi, che era Google Hangouts con una a scelta dall’utente.

5.0 Lollipop

Il primo aggiornamento a disporre di una Developer preview, ovvero viene data la possibilità agli sviluppatori e agli utenti più impazienti di avere un anteprima dell’aggiornamento ufficiale.

Aggiornamento che fa il suo debutto il 15 ottobre 2014. La novità più importante è la nuova interfaccia. Realizzata con uno stile piatto e semplice, il material design.

Questo aggiornamento rappresenta una grande evoluzione per il robottino verde, con anche dei tagli netti con il passato. ART infatti sostituisce totalmente Dalvik.

Introduce project volta che punta a migliorare l’autonomia complessiva dei dispositivi. Da questo aggiornamento è possibile sbloccare lo smartphone con un dispositivo bluetooth (smart lock) ad esempio uno smartwatch.

Inoltre arrivano le notifiche heads up, una nuova schermata di sblocco che permette di accedere rapidamente alla fotocamera. La scheda “recenti” viene ridisegnata con uno stile tridimensionale. Questa inoltre è la prima versione a supportare l’architettura a 64 bit.

6.0 Marshmallow

Disponibile dal 5 ottobre 2015 con non moltissime novità. Ma quelle poche non sono in ogni caso da scartare.

Now on tap che consente di avere informazioni sulla schermata che si sta visualizzando premendo a lungo il tasto home.

La gestione delle autorizzazioni che consente di conoscere quali informazioni condividere con le applicazioni installate nel proprio dispositivo.

La novità più significativa però è Doze, che gestisce il risparmio energetico in stand-by: le connessioni in background sono limitate alle applicazioni ad alta priorità, ma è possibile escludere manualmente le app dalla gestione energetica.

Arriva anche il supporto nativo ai lettori di impronte digitali per lo sblocco del dispositivo e gli acquisti nel play store e quello allo standard USB Type C per la ricarica e trasferimento dati

7.0 Nougat

Il debutto ufficiale di questo aggiornamento è datato 22 agosto 2016. Anche in questo caso non ci sono molto novità di rilievo tranne lo split screen per smartphone, che consente di visualizzare contemporaneamente due applicazioni sul display. Rinnovata poi la tendina delle notifiche che ora permette un raggruppamento di più notifiche per singola app. Ulteriormente migliorato poi Doze per la gestione energetica del dispositivo.

É possibile impostare il consumo in background delle singole app, introdotto il tasto hamburger che consente di muoversi più velocemente all’interno dei vari sottomenù e il supporto all’API Vulkan per il rendering 3D.

Da segnalare poi il blocco nativo dei numeri indesiderati, project svelte che riduce il consumo di RAM, un nuovo compilatore JIT e android for work per la gestione dello smartphone durante l’ orario di lavoro.

8.0 Oreo

Rilasciato ufficialmente il 21 agosto 2017 questo aggiornamento porta con se molte novità a partire da project treble che consente di slegare gli aggiornamenti del sistema operativo da quelli dell’ hardware.

Arrivano poi i canali delle notifiche che possono essere ora rimandate con la funzione snooze.

Altra novità di rilievo è la modalità picture-in-picture. Modalità che consente di avere un applicazione in una finestra galleggiante. Nuove limitazioni per le applicazioni in background per ottimizzare i consumi della batteria, le icone adattive e il supporto al Bluetooth 5.

Annunciato anche Android Go, una particolare versione di android per dispositivi di fascia bassa.

9.0 Pie

Ed eccoci all’ultimo aggiornamento con un nome in codice, ovvero pie (torta) rilasciato il 6 agosto 2018. Questo aggiornamento cavalca la moda del notch, una tacca nella parte alta dello schermo, dilagata appunto nello stesso anno.

Aggiornate inoltre la tendina delle notifiche, i quick toggle e le finestre pop up di sistema, così come il menu di accensione/spegnimento che hanno ora un look più vivace e angoli arrotondati.

Ora è possibile decidere quale comportamento deve avere lo smartphone al collegamento del cavo USB. É inoltre possibile modificare gli screenshot e interagire con le applicazioni anche attraverso la schermata multitasking (applicazioni recenti) con operazioni di copia e incolla.

Arriva poi digital Wellbeing (benessere digitale), dashboard, app timer, wind down e sush. Funzioni che hanno un unico scopo, ovvero quello di renderci meno dipendenti dallo smartphone agendo su vari componenti del sistema.

La modalità ambient display mostra ora la carica residua della batteria e i quick toggle sono organizzati in pagine orizzontali.

Un altra introduzione di questo aggiornamento è la batteria adattiva che consente una miglior gestione energetica e un risparmio maggiore di batteria.

Android 10

Abbandonata la tradizione dei nomi in codice che accompagnano gli aggiornamenti è il momento di Android 10 rilasciato il 3 settembre 2019.

Non un aggiornamento rivoluzionario a dire il vero, infatti oltre a miglioramenti estetici con un nuovo logo e nuovi colori, in dotazione porta miglioramenti alle funzioni già esistenti, la modalità scura e una nuova gesture per tornare indietro che non andrà più a collidere con la gestione del navigation drawer.

Android 11

Distribuito ufficialmente l’8 settembre 2020 Android 11 presenta molte novità sia visibili che “nascoste”.

Migliorata la modalità scura già introdotta su Android 10 con la possibilità di programmarla ad un orario specifico o in armonia con alba e tramonto.

Introdotte nuove API che consentono la gestione dei nuovi display e del 5G. Le prime consentono la gestione dey display con il foro e quelli waterfall, ovvero curvi, per evitare che le app vengano gestite male.

Per quanto riguarda il 5G invece gestiscono meglio il traffico dati e consentono di sfruttare a pieno la connettività se questa è illimitata.

Nuove API anche per i dati biometrici (volto,impronta digitale e iride) che consentono un grado ancora maggiore di sicurezza

Altra importante novità è una migliore gestione del frame rate, che ormai è passato dai 60 Hz ai 90/120 Hz rendendo di fatto più fluido lo scrolling sullo schermo e le sessioni gaming.

Interessante poi la funzione che permette di fissare in alto le app, le scorciatoie e le funzioni nel menù condivisione di Android. Integrata poi in benessere digitale una nuova funzione chiamata “niente distrazioni” che permette di mettere letteralmente in pausa determinate app che inviano troppe notifiche.

Riorganizzato poi il menu non disturbare con la possibilità di controllare e gestire meglio chiamate, messaggi e le notifiche delle app.

Novità anche per la gestione dei permessi con controlli più precisi ed affinati. Ora è possibile ad esempio concedere il permesso ad una determinata app per una singola sessione di utilizzo.

Android 12

Rilasciata ufficialmente il 19 Ottobre 2021. Sono tante le novità di questa versione, sia dal lato estetico che “sotto al cofano”.

La prima cosa che salta all’occhio dopo aver aggiornato e sicuramente il design, il Material You, incentrato più che mai sulla personalizzazione per consentire agli utenti di trovare il proprio stile. Ad esempio ora è possibile adattare la palette colori di menu, icone etc. allo sfondo in modo tale da rendere tutto più armonioso.

Ci sono poi nuovi widget dall’aspetto più arrotondato che si adattano maggiormente ad ogni tipo di launcher e a smartphone e tablet, grazie anche a nuove API e ai layout responsivi e un nuovo pannello volume in linea con l’aspetto generale del sistema.

Lato sicurezza e privacy abbiamo ora maggiore semplicità nei permessi. Con l’aggiunta di Private Compute Core tutte le informazioni private rimangono tali così come le registrazioni audio e le risposte rapide: tutte le operazioni di processamento dei dati audio sono ora effettuate sul dispositivo stesso senza passare dalla rete. I permessi concessi alle app sono ora revocati dopo un inutilizzo prolungato delle stesse.

Privacy Dashbord permette di avere una visione d’insieme per quanto riguarda la gestione dei permessi. Inoltre due indicatori si possono notare nella parte alta vicino l’orologio ed indicano rispettivamente l’accesso al microfono o alla fotocamera da parte di un app.

Anche la geolocalizzazione può essere gestita meglio, infatti ora è possibile evitare di dare la posizione specifica ad una singola app. Lasciandone una “approssimativa” in modo tale da sfruttare comunque una determinata funzione di un app.

Altre funzioni un po’ marginali ma degne di nota sono la possibilità di trasformare lo smartphone in una chiave per le auto con sistema keyless. Le app inutilizzate possono essere ibernate per risparmiare spazio sul dispositivo.

Android 13

Rilasciato ufficialmente il 15 agosto 2022. Ormai la stessa Google considera il sistema operativo maturo ed affidabile quindi nessun cambiamento ma miglioramenti.

Il material You, ad esempio, viene migliorato e viene estesa la possibilità di personalizzare le icone delle app di terze parti in modo da avere una schermata home più coerente e piacevole.

Ora è possibile impostare una lingua diversa da quella di sistema nelle singole app. Utile per chi conosce più lingue e con applicazioni tradotte in modo errato.

Il lettore multimediale ora cambierà aspetto in base al contenuto che si sta ascoltando sia esso musica o podcast.

Miglioramenti anche per quanto riguarda anche il benessere digitale, questa volta incentrati sul sonno, attraverso l’oscuramento dello sfondo e il tema scuro per permettere agli occhi di adattarsi al buio più rapidamente.

Da questa versione non è più necessario condividere l’intera libreria multimediale (foto e video) ma si può scegliere con precisione quali contenuti condividere.

Gli appunti diventano più sicuri in modo che quando si copiano dati sensibili, come password per incollarli da un altra parte questi vengono cancellati dopo un certo periodo di tempo.

Lato notifiche quelle più importanti saranno portate ora in cima a tutte le altre, inoltre da ora ogni applicazione dovrà avere il permesso di inviare notifiche.

Arriva anche l’audio spaziale, con le cuffie che supportano tale tecnologia sarà ora possibile ascoltare i contenuti e sentire l’audio che si sposta in base a come muoviamo la testa per un miglior coinvolgimento.

Per chi usa cuffie Bluetooth ora potrà godere di una minore latenza, così l’audio sarà sincronizzato con il video che state quardando senza fastidiosi ritardi.

Interconnessione tra smartphone e tablet che consente di copiare link, immagini, audio da un dispositivo all’altro.

Multitasking migliorato sui tablet per una migliore gestione delle app in modalità split screen.

Android 14

Rilasciata il 4 ottobre 20023, l’ultima versione ad oggi disponibile come la precedente non porta cambiamenti ma anche qui solo perfezionamenti atti a migliorare l’esperienza.

Migliorato il comportamento delle API specialmente con smartphone pieghevoli e tablet, in modo da avere un esperienza più coerente e risorse ottimizzate.

Migliorata anche la gestione energetica con una gestione oculata delle risorse, mossa che consente una maggior durata della batteria.

Ancora più personalizzazione per il Material You rendendo più semplice la personalizzazione della lingua nelle varie app e aggiunta la possibilità di aumentare le dimensioni del carattere fino al 200%.

Bloccata poi l’installazione di app con vecchie versioni di SDK che consentivano la proliferazione di malware.

Sempre per aumentare l’efficienza dello smartphone troviamo ora una migliore gestione della RAM per quanto riguarda le applicazioni in background.

Migliorato poi il supporto a tablet e pieghevoli, sempre più in rapida diffusione.

Conclusioni

Un lungo viaggio quello del robottino verde che dura ormai da 15 anni, da quando cioè è stato commercializzato l’HTC Dream. Nel corso di questi anni si è evoluto, migliorandosi costantemente, aggiornamento dopo aggiornamento.

Lo scopo di questo articolo è di far conoscere la storia di Android ma anche di fare da apripista a tutta una serie di articoli incentrata sul mondo mobile e non necessariamente legati al solo Android.

Una risposta a “Android: La sua storia”

  1. […] e l’evoluzione che ha trasformato il nostro modo di interagire con la tecnologia mobile. Qui se ve lo siete persi c’è un articolo dedicato ad […]

Rispondi

Sono Federico

Benvenuto nel mio blog, qui troverai tanti articoli sul mondo che mi appassiona di più ed immagino che se sei qui appassioni anche te. Buon viaggio tra i miei articoli

Rimani connesso

Scopri di più da Nikitech

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere