Già, avete capito bene, non chiudete quelle app. Noto spesso quando sono in giro che l’operazione che si fa più di frequente con uno smartphone è proprio quella di chiudere le app.
PERCHÉ NON DEVO?
Immaginate un attimo a cosa succede se siete nel traffico cittadino con la vostra automobile, dove si è costretti a frenare ed accelerare di continuo. Ora poniamo il caso che non si conosca minimamente come funzioni un motore, e che nel tentativo di risparmiare benzina lo spegniamo quando ci fermiamo. Il risultato è quello di aver risparmiato un bel po’ di benzina giusto? Sbagliato! Infatti ogni volta che si riaccende lo scoppio dello stesso non fa altro che aumentare il consumo di carburante, ora questo concetto lo trasliamo sul nostro smartphone.
Quando un app non è in primo piano, cioè visibile sullo schermo, sia Android che iOS mettono la stessa in pausa. Quindi con dispendio minimo di CPU, batteria e RAM. In questo modo l’app viene lasciata in RAM nella lista delle app recenti in modo tale da essere richiamata più velocemente. Di conseguenza come nell’ esempio del traffico, il motore (CPU) non è sottoposto a sforzo eccessivo.
Se per qualche motivo il sistema operativo non avesse più RAM sarebbe esso stesso ad andare a chiudere le app meno recenti per liberare memoria. Quindi i cosiddetti task killer che spopolano sugli store online del robottino e della mela morsicata, non servono assolutamente a nulla.
MA UN APP CHIUSA NON CONSUMA
Si, in effetti se un app è chiusa non consuma, il problema nasce dal comportamento che adottiamo noi. Come detto all’inizio molti hanno l’abitudine di chiudere tutte le app, chiudendo anche quelle che usano più spesso. Così facendo però si ritorna al discorso del carburante, e l’app impiegherà molte più risorse e consumerà più batteria per aprirsi. Tenete in considerazione che per aprire un app la CPU deve caricare i suoi dati, spostarli in RAM e allocare le risorse che servono, insomma una faticaccia. Questo come è facile intuire porta la CPU a lavorare per qualche secondo più del dovuto e di conseguenza consumare più batteria.
Senza dimenticare che l’app ri-aperta dovrà farsi spazio nella RAM tra le app già aperte costringendo, se già satura, la RAM a “killare” un altra app, il doppio del lavoro insomma.
Fatto questo discorso ora provate ad immaginare cosa succede se nella lista delle app recenti chiudete di continuo tutte le app una ad una o tutte in una volta. Bravi, risposta esatta! Un continuo dispendio di risorse e batteria. Quindi chiudere di continuo le app non serve a nulla, anzi è controproducente.
I 5 STATI DELLE APP
Le app sia su Android che su iOS hanno delle regole di multitasking da seguire, vediamo quali sono questi “stati”:
- Non funzionamento: quando l’app non è stata ancora chiamata in causa
- Attiva: quando stiamo effettivamente usando l’app ed è visibile a schermo
- Inattività: quando è ancora presente a schermo ma senza nessuna operazione
- Background: quando l’app è ancora attiva ma non presente a display, lavora dietro le quinte
- Sospesa: l’ultimo stato, quando cioè l’app è bella tranquilla a non fare nulla
Ora almeno avete ben chiari quali sono gli stati di un applicazione e come funziona realmente la gestione della RAM da parte dei sistemi operativi mobili.
CONCLUSIONI
Già, avete capito bene, non chiudete quelle app. Noto spesso quando sono in giro che l’operazione che si fa più di frequente con uno smartphone è proprio quella di chiudere le app.
PERCHÉ NON DEVO?
Immaginate un attimo a cosa succede se siete nel traffico cittadino con la vostra automobile, dove si è costretti a frenare ed accelerare di continuo. Ora poniamo il caso che non si conosca minimamente come funzioni un motore, e che nel tentativo di risparmiare benzina lo spegniamo quando ci fermiamo. Il risultato è quello di aver risparmiato un bel po’ di benzina giusto? Sbagliato! Infatti ogni volta che si riaccende lo scoppio dello stesso non fa altro che aumentare il consumo di carburante, ora questo concetto lo trasliamo sul nostro smartphone.
Quando un app non è in primo piano, cioè visibile sullo schermo, sia Android che iOS mettono la stessa in pausa. Quindi con dispendio minimo di CPU, batteria e RAM. In questo modo l’app viene lasciata in RAM nella lista delle app recenti in modo tale da essere richiamata più velocemente. Di conseguenza come nell’ esempio del traffico, il motore (CPU) non è sottoposto a sforzo eccessivo.
Se per qualche motivo il sistema operativo non avesse più RAM sarebbe esso stesso ad andare a chiudere le app meno recenti per liberare memoria. Quindi i cosiddetti task killer che spopolano sugli store online del robottino e della mela morsicata, non servono assolutamente a nulla.
MA UN APP CHIUSA NON CONSUMA
Si, in effetti se un app è chiusa non consuma, il problema nasce dal comportamento che adottiamo noi. Come detto all’inizio molti hanno l’abitudine di chiudere tutte le app, chiudendo anche quelle che usano più spesso. Così facendo però si ritorna al discorso del carburante, e l’app impiegherà molte più risorse e consumerà più batteria per aprirsi. Tenete in considerazione che per aprire un app la CPU deve caricare i suoi dati, spostarli in RAM e allocare le risorse che servono, insomma una faticaccia. Questo come è facile intuire porta la CPU a lavorare per qualche secondo più del dovuto e di conseguenza consumare più batteria.
Senza dimenticare che l’app ri-aperta dovrà farsi spazio nella RAM tra le app già aperte costringendo, se già satura, la RAM a “killare” un altra app, il doppio del lavoro insomma.
Fatto questo discorso ora provate ad immaginare cosa succede se nella lista delle app recenti chiudete di continuo tutte le app una ad una o tutte in una volta. Bravi, risposta esatta! Un continuo dispendio di risorse e batteria. Quindi chiudere di continuo le app non serve a nulla, anzi è controproducente.
I 5 STATI DELLE APP
Le app sia su Android che su iOS hanno delle regole di multitasking da seguire, vediamo quali sono questi “stati”:
- Non funzionamento: quando l’app non è stata ancora chiamata in causa
- Attiva: quando stiamo effettivamente usando l’app ed è visibile a schermo
- Inattività: quando è ancora presente a schermo ma senza nessuna operazione
- Background: quando l’app è ancora attiva ma non presente a display, lavora dietro le quinte
- Sospesa: l’ultimo stato, quando cioè l’app è bella tranquilla a non fare nulla
Ora almeno avete ben chiari quali sono gli stati di un applicazione e come funziona realmente la gestione della RAM da parte dei sistemi operativi mobili.
CONCLUSIONI
Abbiamo visto in quest’altro articolo cosa fare per tenere in salute la batteria del nostro smartphone. Quanto scritto in questo articolo è sostanzialmente un integrazione all’uso consapevole dello stesso, come è importante il nostro benessere lo è altrettanto quello dei nostri dispositivi per cercare di farli durare più a lungo possibile, purtroppo di falsi miti traslati spesso dal mondo pc a quello mobile ce ne sono a milioni. I sistemi operativi, è bene ricordarlo, non sono tutti uguali. Quindi state sereni e non chiudete quelle app di continuo
Abbiamo visto in quest’altro articolo cosa fare per tenere in salute la batteria del nostro smartphone. Quanto scritto in questo articolo è sostanzialmente un integrazione all’uso consapevole dello stesso, come è importante il nostro benessere lo è altrettanto quello dei nostri dispositivi per cercare di farli durare più a lungo possibile, purtroppo di falsi miti traslati spesso dal mondo pc a quello mobile ce ne sono a milioni. I sistemi operativi, è bene ricordarlo, non sono tutti uguali. Quindi state sereni e non chiudete quelle app di continuo
Già, avete capito bene, non chiudete quelle app. Noto spesso quando sono in giro che l’operazione che si fa più di frequente con uno smartphone è proprio quella di chiudere le app.
PERCHÉ NON DEVO?
Immaginate un attimo a cosa succede se siete nel traffico cittadino con la vostra automobile, dove si è costretti a frenare ed accelerare di continuo. Ora poniamo il caso che non si conosca minimamente come funzioni un motore, e che nel tentativo di risparmiare benzina lo spegniamo quando ci fermiamo. Il risultato è quello di aver risparmiato un bel po’ di benzina giusto? Sbagliato! Infatti ogni volta che si riaccende lo scoppio dello stesso non fa altro che aumentare il consumo di carburante, ora questo concetto lo trasliamo sul nostro smartphone.
Quando un app non è in primo piano, cioè visibile sullo schermo, sia Android che iOS mettono la stessa in pausa. Quindi con dispendio minimo di CPU, batteria e RAM. In questo modo l’app viene lasciata in RAM nella lista delle app recenti in modo tale da essere richiamata più velocemente. Di conseguenza come nell’ esempio del traffico, il motore (CPU) non è sottoposto a sforzo eccessivo.
Se per qualche motivo il sistema operativo non avesse più RAM sarebbe esso stesso ad andare a chiudere le app meno recenti per liberare memoria. Quindi i cosiddetti task killer che spopolano sugli store online del robottino e della mela morsicata, non servono assolutamente a nulla.
MA UN APP CHIUSA NON CONSUMA
Si, in effetti se un app è chiusa non consuma, il problema nasce dal comportamento che adottiamo noi. Come detto all’inizio molti hanno l’abitudine di chiudere tutte le app, chiudendo anche quelle che usano più spesso. Così facendo però si ritorna al discorso del carburante, e l’app impiegherà molte più risorse e consumerà più batteria per aprirsi. Tenete in considerazione che per aprire un app la CPU deve caricare i suoi dati, spostarli in RAM e allocare le risorse che servono, insomma una faticaccia. Questo come è facile intuire porta la CPU a lavorare per qualche secondo più del dovuto e di conseguenza consumare più batteria.
Senza dimenticare che l’app ri-aperta dovrà farsi spazio nella RAM tra le app già aperte costringendo, se già satura, la RAM a “killare” un altra app, il doppio del lavoro insomma.
Fatto questo discorso ora provate ad immaginare cosa succede se nella lista delle app recenti chiudete di continuo tutte le app una ad una o tutte in una volta. Bravi, risposta esatta! Un continuo dispendio di risorse e batteria. Quindi chiudere di continuo le app non serve a nulla, anzi è controproducente.
I 5 STATI DELLE APP
Le app sia su Android che su iOS hanno delle regole di multitasking da seguire, vediamo quali sono questi “stati”:
- Non funzionamento: quando l’app non è stata ancora chiamata in causa
- Attiva: quando stiamo effettivamente usando l’app ed è visibile a schermo
- Inattività: quando è ancora presente a schermo ma senza nessuna operazione
- Background: quando l’app è ancora attiva ma non presente a display, lavora dietro le quinte
- Sospesa: l’ultimo stato, quando cioè l’app è bella tranquilla a non fare nulla
Ora almeno avete ben chiari quali sono gli stati di un applicazione e come funziona realmente la gestione della RAM da parte dei sistemi operativi mobili.
CONCLUSIONI
Abbiamo visto in quest’altro articolo cosa fare per tenere in salute la batteria del nostro smartphone. Quanto scritto in questo articolo è sostanzialmente un integrazione all’uso consapevole dello stesso, come è importante il nostro benessere lo è altrettanto quello dei nostri dispositivi per cercare di farli durare più a lungo possibile, purtroppo di falsi miti traslati spesso dal mondo pc a quello mobile ce ne sono a milioni. I sistemi operativi, è bene ricordarlo, non sono tutti uguali. Quindi state sereni e non chiudete quelle app di continuo
Già, avete capito bene, non chiudete quelle app. Noto spesso quando sono in giro che l’operazione che si fa più di frequente con uno smartphone è proprio quella di chiudere le app.
PERCHÉ NON DEVO?
Immaginate un attimo a cosa succede se siete nel traffico cittadino con la vostra automobile, dove si è costretti a frenare ed accelerare di continuo. Ora poniamo il caso che non si conosca minimamente come funzioni un motore, e che nel tentativo di risparmiare benzina lo spegniamo quando ci fermiamo. Il risultato è quello di aver risparmiato un bel po’ di benzina giusto? Sbagliato! Infatti ogni volta che si riaccende lo scoppio dello stesso non fa altro che aumentare il consumo di carburante, ora questo concetto lo trasliamo sul nostro smartphone.
Quando un app non è in primo piano, cioè visibile sullo schermo, sia Android che iOS mettono la stessa in pausa. Quindi con dispendio minimo di CPU, batteria e RAM. In questo modo l’app viene lasciata in RAM nella lista delle app recenti in modo tale da essere richiamata più velocemente. Di conseguenza come nell’ esempio del traffico, il motore (CPU) non è sottoposto a sforzo eccessivo.
Se per qualche motivo il sistema operativo non avesse più RAM sarebbe esso stesso ad andare a chiudere le app meno recenti per liberare memoria. Quindi i cosiddetti task killer che spopolano sugli store online del robottino e della mela morsicata, non servono assolutamente a nulla.
MA UN APP CHIUSA NON CONSUMA
Si, in effetti se un app è chiusa non consuma, il problema nasce dal comportamento che adottiamo noi. Come detto all’inizio molti hanno l’abitudine di chiudere tutte le app, chiudendo anche quelle che usano più spesso. Così facendo però si ritorna al discorso del carburante, e l’app impiegherà molte più risorse e consumerà più batteria per aprirsi. Tenete in considerazione che per aprire un app la CPU deve caricare i suoi dati, spostarli in RAM e allocare le risorse che servono, insomma una faticaccia. Questo come è facile intuire porta la CPU a lavorare per qualche secondo più del dovuto e di conseguenza consumare più batteria.
Senza dimenticare che l’app ri-aperta dovrà farsi spazio nella RAM tra le app già aperte costringendo, se già satura, la RAM a “killare” un altra app, il doppio del lavoro insomma.
Fatto questo discorso ora provate ad immaginare cosa succede se nella lista delle app recenti chiudete di continuo tutte le app una ad una o tutte in una volta. Bravi, risposta esatta! Un continuo dispendio di risorse e batteria. Quindi chiudere di continuo le app non serve a nulla, anzi è controproducente.
I 5 STATI DELLE APP
Le app sia su Android che su iOS hanno delle regole di multitasking da seguire, vediamo quali sono questi “stati”:
- Non funzionamento: quando l’app non è stata ancora chiamata in causa
- Attiva: quando stiamo effettivamente usando l’app ed è visibile a schermo
- Inattività: quando è ancora presente a schermo ma senza nessuna operazione
- Background: quando l’app è ancora attiva ma non presente a display, lavora dietro le quinte
- Sospesa: l’ultimo stato, quando cioè l’app è bella tranquilla a non fare nulla
Ora almeno avete ben chiari quali sono gli stati di un applicazione e come funziona realmente la gestione della RAM da parte dei sistemi operativi mobili.
CONCLUSIONI
Abbiamo visto in quest’altro articolo cosa fare per tenere in salute la batteria del nostro smartphone. Quanto scritto in questo articolo è sostanzialmente un integrazione all’uso consapevole dello stesso, come è importante il nostro benessere lo è altrettanto quello dei nostri dispositivi per cercare di farli durare più a lungo possibile, purtroppo di falsi miti traslati spesso dal mondo pc a quello mobile ce ne sono a milioni. I sistemi operativi, è bene ricordarlo, non sono tutti uguali. Quindi state sereni e non chiudete quelle app di continuo

